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	<title>diploD &#187; e-business</title>
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	<description>by Davide Del Monte</description>
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		<title>Fotolia: considerazioni post utilizzo</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 12:18:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-business]]></category>
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		<description><![CDATA[Fotolia è un noto servizio online tramite il quale si possono acquistare immagini di qualità a prezzi relativamente bassi e contenuti. Si tratta di materiale Royalty Free, generato da utenti comuni che desiderano vendere qualcosa on line oppure altre volte da agenzie vere e propria che hanno scoperto in questo portale un ottimo canale di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2011/09/fotolia.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1265" title="fotolia" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2011/09/fotolia.png" alt="" width="500" height="285" /></a></p>
<p><a title="Fotolia" href="http://it.fotolia.com/" target="_blank"><strong>Fotolia</strong></a> è un noto <strong>servizio online</strong> tramite il quale si possono acquistare immagini di qualità a prezzi relativamente bassi e contenuti. Si tratta di materiale <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Royalty-free" target="_blank">Royalty Free</a>, generato da utenti comuni che desiderano vendere qualcosa on line oppure altre volte da agenzie vere e propria che hanno scoperto in questo portale un ottimo canale di vendita.</p>
<p>Presentazioni aziendali, fotografie accattivanti, trame per background, file vettoriali: questo è ciò che si può acquistare per pochi spiccioli sul portale.<br />
Ho avuto modo di utilizzarlo negli scorsi giorni per preparare una presentazione aziendale, basta guardare una <a title="Fotolia - presentazione aziendale" href="http://it.fotolia.com/search?serie=6135219" target="_blank">serie come questa</a> per farsi venir voglia di iscriversi. Si riescono a fare cose piuttosto accattivanti con poco sforzo; quando è necessario figurare bene, quale miglior biglietto da visita della propria presentazione? :)</p>
<p>Il sistema di acquisto può essere a crediti, ovvero si paga una quota per ottenere determinati crediti da utilizzare scaricando files, oppure ad abbonamento, pagando quindi una quota fissa che da diritto a scaricare un certo numero di file al giorno o al mese. Per chi ne fa un utilizzo spot credo che la modalità a crediti sia la più indicata.</p>
<p>Un interessante parente di Fotolia è <a title="AudioMicro" href="http://www.audiomicro.com/" target="_blank"><strong>AudioMicro</strong></a>: stesso concetto ma ribaltato sui file audio, in cui Fotolia ha <a href="http://www.fastmediamagazine.com/blog/2011/02/01/fotolia-invests-750-000-in-audiomicro/" target="_blank">investito un buon gruzzoletto</a>. Se state facendo un montaggio video e avete bisogno di effetti o colonne sonore è il posto giusto.</p>
<p>Ne conoscete altri? Sono ben accetti suggerimenti..</p>
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		<title>Oscon: un contratto CC per prestazioni occasionali, professionisti e aziende</title>
		<link>http://www.diplod.it/2009/12/28/oscon-un-contratto-cc-per-prestazioni-occasionali-professionisti-e-aziende/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 00:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-business]]></category>
		<category><![CDATA[contratto]]></category>
		<category><![CDATA[nota di lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[oscon]]></category>
		<category><![CDATA[prestazioni occasionali]]></category>
		<category><![CDATA[vendita]]></category>

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		<description><![CDATA[Oscon è l'acronimo di Open Source CONtract; il nome open source sta ad indicare la logica aperta a cui si ispira il contratto. E' un contratto aperto e gratuito standard per la vendita di servizi, software e siti web. Io ho pensato bene di utilizzarlo, cosa c'è di più bello che presentarsi con la logica della condivisione e dell'open source già dalla lettera di presentazione?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-950" title="oscon" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2009/12/oscon.png" alt="oscon" width="410" height="260" /></p>
<p>Magari in molti ne avranno già sentito parlare, ma mi sembra doveroso citarlo. <strong><a title="Oscon" href="http://www.oscon.it" target="_blank">Oscon</a></strong> è l&#8217;acronimo di <em>Open Source CONtract</em>; il nome open source sta ad indicare la <strong>logica aperta</strong> a cui si ispira il contratto (è infatti distribuito tramite <a title="creative commons" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0/" target="_blank">licenza Creative Commons</a>).</p>
<blockquote><p>Oscon è un contratto aperto e gratuito standard per la vendita di servizi, software e siti web.<br />
Rilasciato in licenza Creative Commons, nasce nell&#8217;ottobre 2004. Dal 2008 risulta il contratto aperto più diffuso in Italia, con più di 60.000 copie scaricate.</p>
<p>Il &#8220;pacchetto Oscon&#8221; è composto da:</p>
<ul>
<li>un contratto (Oscon, per l&#8217;appunto)</li>
<li>una nota di lavoro</li>
<li>una ricevuta per prestazioni occasionali</li>
<li>una carta intestata</li>
</ul>
<p><small>Fonte: <a title="Wikipedia - Oscon" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Oscon" target="_blank">wikipedia</a></small></p></blockquote>
<p>Si tratta di uno strumento molto utile per chi deve redarre un contratto di vendita o una nota di lavoro per prestazioni occasionali. E&#8217; senza dubbio un buon punto di partenza per presentarsi in maniera professionale senza perdere tempo <span style="text-decoration: line-through;">per trovare belle parole di condimento</span> per curare l&#8217;aspetto di presentazione.</p>
<p>Sul sito ufficiale potete trovare <a title="oscon - informazioni" href="http://www.oscon.it/info" target="_blank">maggiori informazioni</a>, il link per il <a title="oscon - download" href="http://www.oscon.it/download" target="_blank">download</a> e un <a title="oscon - forum" href="http://www.oscon.it/forum" target="_blank">forum</a> dove chiedere consigli ad altri utenti. Io <strong>ho pensato bene di utilizzarlo</strong>, cosa c&#8217;è di più bello che presentarsi con la logica della condivisione e dell&#8217;open source già dalla lettera di presentazione? <strong>Qualcun altro lo usa?</strong></p>
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		<item>
		<title>Wiaggi: sarà il futuro dei viaggi sociali all&#8217;italiana?</title>
		<link>http://www.diplod.it/2009/03/19/wiaggi-sara-il-futuro-dei-viaggi-sociali-allitaliana/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 18:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[web20]]></category>
		<category><![CDATA[wiaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche visionario nel panorama italiano c&#8217;è: è un bene che ci sia. Paolo di ADV Italia è una vecchia conoscenza, da qualche tempo aveva in cantina un portalone che non vedevo l&#8217;ora di utilizzare. Oggi è arrivato sulla scena, in tutta la sua sostanza: wiaggi è prima di tutto un sito web, con tante &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Qualche visionario nel panorama italiano c&#8217;è: è un bene che ci sia.</strong><br />
Paolo di <a title="ADV Italia - annuncio wiaggi" href="http://www.advitalia.org/wp/?p=681" target="_blank">ADV Italia</a> è una <em>vecchia</em> conoscenza, da qualche tempo aveva in cantina un portalone che non vedevo l&#8217;ora di utilizzare. Oggi è arrivato sulla scena, in tutta la sua sostanza: <strong><a title="Wiaggi" href="http://www.wiaggi.it/" target="_blank">wiaggi</a></strong> è prima di tutto un sito web, con tante &#8211; tantissime &#8211; cose. Descritto con le parole dell&#8217;ideatore:</p>
<blockquote><p>Non è solo social network. Può essere directory, strumento per costruire itinerari, e-commerce. E&#8217; quanto di più vicino io possa immaginare ad un portale per conoscere, descrivere, esplorare e condividere territorio e turismo.<br />
E&#8217; una sintesi del tanto chiaccherato web 2.0 applicato al turismo.<br />
Infatti in wiaggi abbiamo:</p>
<ul>
<li>mashup di mappe</li>
<li>mashup di foto</li>
<li>social network</li>
<li>wiki</li>
<li>blogging</li>
</ul>
<p>Esistono tanti modi di utilizzarlo e tante funzioni più o meno nascoste. Spiegarle tutte subito sarebbe impossibile. Per ora provate ad esplorarlo e a scoprire il modo di usarlo che vi è più congeniale. Poi quando si sarà stabilizzato faremo un mini video introduttivo ed una faq.<br />
Nei prossimi giorni saranno infatti aggiunti alcuni perfezionamenti oltre alla versione inglese.<br />
Non abbiate timore a segnalarci sul blog di <a title="Blog wiaggi" href="http://www.wiaggi.it/blog" target="_blank">http://www.wiaggi.it/blog</a> tutti gli errori e difetti o le migliorie che pensate sia possibile applicare. E&#8217; quello che ci aspettiamo da voi.</p></blockquote>
<p><span id="more-754"></span></p>
<p>Io vorrei solo aggiungere che la possibilità di esportazione degli itinerari nel formato GPX (per importalo poi nel navigatore GPS), così come l&#8217;esportazione su Google Earth sono una roba degna di attenzione.<br />
E che dire del pezzetto di condice per embeddare i vaggi nel proprio sito? Una perla.<br />
In bocca al lupo a questo nuovo attore del panorama web 2.0 italiano, spero possa fare per il turismo ciò che <a title="2spaghi" href="http://www.2spaghi.it/" target="_blank">2spaghi</a> ha fatto per la ristorazione!</p>
<p><iframe src="http://www.wiaggi.it/index.php?load=embed&amp;tid=192&amp;width=300&amp;height=300" style="width: 300px; height: 335px;" frameborder="0"></iframe></p>
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		<item>
		<title>Scelta della banca: quanto conta una demo dell&#8217;home-banking?</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/11/02/scelta-della-banca-quanto-conta-una-demo-dellhome-banking/</link>
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		<pubDate>Sun, 02 Nov 2008 22:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
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		<description><![CDATA[[foto Flickr] In questi giorni sto passando al setaccio diverse offerte per aprire un conto corrente. Le banche italiane fanno a gara per accaparrarsi i giovani: se hai meno di trent&#8217;anni ed entri in una qualsiasi filiale, parti avvantaggiato.. Al di là della discutibile preparazione di chi ti vuole vendere un conto corrente, la metà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-704 aligncenter" title="euro" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/11/euro.jpg" alt="" width="420" height="300" /><small>[foto <a title="flickr" href="http://www.flickr.com/photos/mesq/409860635/" target="_blank">Flickr</a>]</small></p>
<p>In questi giorni sto passando al setaccio diverse <strong>offerte per aprire un conto corrente</strong>. Le banche italiane fanno a gara per accaparrarsi i <strong>giovani</strong>: se hai meno di trent&#8217;anni ed entri in una qualsiasi filiale, parti avvantaggiato.. Al di là della discutibile preparazione di chi ti vuole vendere un conto corrente, la metà delle persone con cui ho parlato non conosceva con esattezza i costi delle cose che proponevano; ho notato che bene o male tutti offrono l&#8217;accesso via web ai servizi bancari.</p>
<p>Poichè gli orari delle filiali sono tutto fuorchè comodi per chi lavora, l&#8217;<strong>home banking</strong> più che un servizio è una <strong>necessità</strong>. Fa risparmiare tempo sia al cliente che all&#8217;istituto di credito, ma prima di affidarmi a tizio o a caio mi piacerebbe capire com&#8217;è questo servizio. Ecco allora che la presenza di una demo della piattaforma di home banking risulta fondamentale per la scelta.</p>
<p><span id="more-700"></span></p>
<p>Non tutti gli istituti di credito hanno una demo su cui navigare e fare qualche prova, non tutte le demo sono convincenti. E&#8217; il caso di <a title="MPS" href="http://www.mps.it/" target="_blank">MPS</a>, la demo sa molto di anni &#8217;90 e non ispira poi troppa fiducia, <a title="Unicredit" href="http://www.unicreditbanca.it/" target="_blank">Unicredit</a> invece ha addirittura la voce che ti guida e ti indica cosa fare.. Altri istituti, come <a title="BPER" href="http://www.bper.it/" target="_blank">BPER</a>, sono semplici e funzionali.</p>

<a href='http://www.diplod.it/2008/11/02/scelta-della-banca-quanto-conta-una-demo-dellhome-banking/demo-bper/' title='Demo BPER'><img width="150" height="150" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/11/demo-bper-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="Demo BPER" title="Demo BPER" /></a>
<a href='http://www.diplod.it/2008/11/02/scelta-della-banca-quanto-conta-una-demo-dellhome-banking/demo-mps/' title='Demo MPS'><img width="150" height="150" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/11/demo-mps-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="Demo MPS" title="Demo MPS" /></a>
<a href='http://www.diplod.it/2008/11/02/scelta-della-banca-quanto-conta-una-demo-dellhome-banking/demo-unicredit/' title='Demo Unicredit'><img width="150" height="150" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/11/demo-unicredit-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="Demo Unicredit" title="Demo Unicredit" /></a>

<p>Inutile dire che la questione sicurezza sia la più importante, sono i piccoli dettagli a fare la differenza. Unicredit punta tutto sulla <a title="RSA per Unicredit" href="http://www.rsa.com/press_release.aspx?id=6139" target="_blank">famosa chiavetta</a> che cambia password ogni 30 secondi: l&#8217;inventore della tecnologia è <a title="RSA" href="http://www.rsa.com/" target="_blank">RSA</a>, tra i leader del settore sicurezza informatica. Ciò che mi ha colpito di BPER sono accorgimenti come la tastiera virtuale per digitare la password di accesso con il mouse, per aggirare gli <a title="wikipedia - sniffing" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sniffing" target="_blank">sniffer</a>, o il fatto che al sito di home banking si acceda solo dall&#8217;home page principale della banca, per limitare il <a title="wikipedia - phishing" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Phishing" target="_blank">phishing</a>.</p>
<p>Insomma: <strong>quanto è contata la qualità della piattaforma di home banking nella scelta della vostra banca?</strong></p>
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		<title>Futuro.. prossimo venturo?</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/09/09/futuro-prossimo-venturo/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Sep 2008 12:45:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>
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		<description><![CDATA[Il mondo del futuro, la tecnologia invaderà le nostre vite. Video secondo Microsoft: aziende, banche, supermercati, ospedali. Ecco come le tecnologie modificheranno le nostre vite.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Amo i <strong>visionari</strong>.. anche se cerco sempre di riconoscere quelli falsi da quelli veri. Se hai <strong>un quarto d&#8217;ora di pausa</strong> non puoi fare a meno di <strong>guardare questi video</strong>. Hanno un forte potere comunicativo, in alcuni passaggi sono fin troppo esagerati. Fatto sta che <strong>le tecnologie per costruire un ambiente simile</strong> <a title="rfid" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Radio_Frequency_IDentification">ci</a> <a title="touchscreen" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Touchscreen">sono</a> <a title="sensor network" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sensor_network" target="_blank">tutte</a>, ma proprio <a title="microsoft surface" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Microsoft_Surface" target="_blank">tutte</a>. Ci vorrebbe solo gente che ci lavora, tanta gente; e clienti abbastanza pazzi da adottarle.</p>
<p>Il taglio è volutamente leggero, quindi mi limito solo a pubblicare qualche video, anche se su ognuno si potrebbe approfondire. <strong>In questi brevi spezzoni vedi davvero il tuo futuro?</strong> Io si..<br />
<span id="more-659"></span></p>
<h3>Il futuro delle aziende manifatturiere</h3>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/qr-GXnNN37c&amp;hl=en&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/qr-GXnNN37c&amp;hl=en&amp;fs=1" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
<br/><br/></p>
<h3>Il futuro della vita lavorativa di un direttore di cantiere: windows del domani</h3>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/78z_cAOKMng&amp;hl=en&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/78z_cAOKMng&amp;hl=en&amp;fs=1" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
<br/><br/></p>
<h3>Il futuro della grande distribuzione</h3>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/2nvqVU1fBPI&amp;hl=en&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/2nvqVU1fBPI&amp;hl=en&amp;fs=1" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
<br/><br/></p>
<h3>Il futuro del sistema sanitario</h3>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/V35Kv6-ZNGA&amp;hl=en&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/V35Kv6-ZNGA&amp;hl=en&amp;fs=1" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
<br/><br/></p>
<h3>Il futuro del mondo bancario</h3>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/9ptcC5B0E3U&amp;hl=en&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/9ptcC5B0E3U&amp;hl=en&amp;fs=1" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Questi video provengono da un gigante come <strong>Microsoft</strong>, ma chissà quanti altri ci stanno pensando.. Se per caso conosci roba simile, meglio ancora se made in italy, fatti vivo nei commenti!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mediaset denuncia, Youtube e Google innovano</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 10:24:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mediaset fa causa a Youtube, intanto Google annuncia la trasmissione delle olimpiadi in 75 Paesi e investe in innovazione: da oggi è disponibile la programmazione delle sale cinema.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torni dalle vacanze e ti trovi ciò che non ti aspetti: anche l&#8217;<a title="Mediaset su RWW" href="http://www.readwriteweb.com/archives/italian_tv_company_mediaset_su.php" target="_blank">Italia fa notizia all&#8217;estero</a>! <strong>Mediaset fa causa a YouTube</strong>. A parte il fatto che un video di Mai Dire Banzai o de Le Iene non può che far onore a <a title="Italia1" href="http://www.italia1.mediaset.it/" target="_blank">Italia1</a>, ma da oggi anche Mediaset è nell&#8217;elenco degli <strong>ottusi</strong>: la ragione ufficiale è che i nostri occhi, catturati dai video del portale controllato da Google, non possono più guardare la pubblicità trasmessa via etere. <a title="Punto Informatico - Mediaset e youtube" href="http://punto-informatico.it/2375765/PI/News/mediaset-youtube-ci-risarcisca-una-barca-denaro.aspx" target="_blank">Non è uno scherzo</a>, la particolarità della causa intentata a YouTube sta nel fatto che vengono calcolati i mancati introiti derivanti dalle 315.672 giornate &#8220;alla luce dei contatti rilevati e vista la quantità dei documenti presenti illecitamente sul sito&#8221;. Ciò che spaventa non sono i 500 milioni di euro chiesti come risarcimento, ma il fatto che abbiano <strong>pagato profumatamente qualche legale</strong> per scoprire che ci sono &#8220;almeno 4.643 filmati di nostra proprietà, pari a oltre 325 ore di materiale emesso senza possedere i diritti&#8221;.</p>
<p><span id="more-612"></span></p>
<p>Già, la gente guarda la tv, alla gente piace rivedere gli spezzoni più belli (o più brutti, dipende dai gusti) e poi finisce per caricarli su youtube. Sarò malato, ma secondo me <strong>non fanno altro che accrescere la popolarità dell&#8217;emittente</strong>. Perchè in fondo non è un prendere e rubare, ma un prendere e pubblicare: il marchio di Canale 5 resta ben evidente in basso a destra! Non si tratta di un libro, copiato e pubblicato senza citare l&#8217;autore, ma di una registrazione mostrata agli amici. Non sono un giurista, ma so perfettamente che il buon senso non si rispecchia quasi mai nelle leggi sul diritto d&#8217;autore. Probabilmente Google dovrebbe riconoscere parte degli introiti di YouTube generati coi video appartenenti alle amittenti.. Penso soprattutto a <strong>MTV</strong> (Viacom ha una causa avviata a sua volta).</p>
<p>Come fare? Bella domanda. Ma una cosa è certa: mentre qualcuno <strong>spende soldi per costruire una vertenza legale</strong>, qualcun&#8217;altro li investe meglio e <a title="youtube trasmette le olimpiadi" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Sport/2008/olimpiadi-pechino/news/olimpiadi-online-youtube.shtml" target="_blank">annuncia</a> che garantirà la <strong>copertura dei giochi olimpici nei Paesi dove le emittenti televisive non hanno acquistato i diritti</strong>. In India, Nigeria e altri 75 Paesi tra Africa, Asia e Medio Oriente sarà possibile seguire i giochi su YouTube. Per la prima volta nella storia delle olimpiadi, ci sarà un canale &#8220;olimpico&#8221; per il quale gli organizzatori potranno produrre contenuti e spezzoni di 10 minuti l&#8217;uno.<br />
Inoltre, notizia freschissima: da oggi su Google si possono fare <a title="Programmazione cinema su Google" href="http://googleitalia.blogspot.com/2008/08/una-chicca-per-gli-amanti-del-cinema.html" target="_blank">ricerche sulla programmazione delle sale cinematografiche</a>. Basta scrivere &#8220;cinema reggio emilia&#8221; nella casellina di ricerca..</p>
<p>Gli <strong>analisti finanziari</strong> dicono che sia proprio attraverso la costante innovazione e introduzione di servizi che Google attrae investimenti e si fa bello con gli azionisti. Sempre gli analisti, attentissimi al gossip, avrebbero rilevato che dopo la notizia della causa a Youtube le azioni Mediaset hanno subito un lieve incremento (vedia grafico sotto, preso da Google Finance. La bandierina con la &#8220;B&#8221; indica il momento in cui è uscita la notizia).</p>
<p><a href="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/08/mediaset-finance.png"><img class="alignnone size-full wp-image-614" title="mediaset-finance" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/08/mediaset-finance.png" alt="" width="500" height="285" /></a></p>
<p>Da notare che poi sono ricrollate come prima. Forse invece di assumere qualche legale in più era meglio <strong>investire sui giornalisti di <a title="Studio Aperto" href="http://odiostudioaperto.blogspot.com/" target="_blank">Studio Aperto</a>?</strong> Anche <a title="Del Debbio" href="http://odiodeldebbio.splinder.com/">Del Debbio</a> potrebbe essere d&#8217;accordo con me.. (date un occhiata ai link, meritevoli, ndr).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Abbonamenti Skype: il fisso diventa commodity</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/05/09/abbonamenti-skype-il-fisso-diventa-commodity/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 08:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Telefonia e VoIP]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>
		<category><![CDATA[skype]]></category>
		<category><![CDATA[tariffe]]></category>
		<category><![CDATA[VoIP]]></category>

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		<description><![CDATA[Skype ha lanciato nuovi piani tariffari che prevedono un contributo mensile fisso per poter chiamare illimitatamente tutti i numeri fissi. Ci sono tre tipologie di contratto: per chiamare in un solo paese, in tutta Europa o in tutto il mondo. Tre euro al mese e si hanno chiamate illimitate, il prezzo è decisamente concorrenziale. 3.39 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/05/skype.PNG" alt="skype - abbonamenti" /></p>
<p>Skype ha lanciato nuovi piani tariffari che prevedono un <strong>contributo mensile fisso</strong> per poter chiamare illimitatamente tutti i numeri fissi. Ci sono tre tipologie di contratto: per chiamare in un solo paese, in tutta Europa o in tutto il mondo.</p>
<p><strong>Tre euro al mese e si hanno chiamate illimitate</strong>, il prezzo è decisamente concorrenziale. 3.39 euro al mese e nessuno scatto alla risposta per il piano che prevede le chiamate in un solo paese, mentre per gli altri si va dai 4 ai 10 euro. Per dover di cronaca va detto che anche Telecom ha un’offerta simile: Alice Voce Zero Plus, 2.95 euro al mese e un odiosissimo scatto alla risposta di 15 centesimi per ogni chiamata.</p>
<p><span id="more-544"></span></p>
<p>Ormai il telefono fisso è diventato una vera e propria <strong>commodity</strong>, mentre il cellulare si continua a pagare oro. Skype è una valida alternativa che ho seguito con attenzione fin dall’inizio. Forse è arrivata l’ora di dotarsi di un telefono VoIP da affiancare a quello tradizionale. Qualcuno ha <strong>già provato <a href="http://accessories.skype.com/DRHM/servlet/ControllerServlet?Action=DisplayCategoryListPage&amp;SiteID=skypeeu&amp;Locale=it_IT&amp;Env=BASE&amp;categoryID=10361800" title="negozio skype">questi aggeggini</a>?</strong> Affidarsi al 100% al VoIP mi sembra ancora prematuro, ma potrei sbagliarmi..</p>
<p>Ci sono poi altre interessanti funzioni introdotte da Skype, come il numero fisso su cui è possibile ricevere telefonate o la voicemail che funge da segreteria telefonica. Ma la più interessante di tutte è sicuramente “Skype to Go”, che permette di portarsi dietro l’abbonamento Skype in giro per il mondo utilizzando un telefono fisso o un cellulare per effettuare chiamate all’estero.<br />
Per capire come funziona, viene pubblicizzato così:</p>
<blockquote><p> Sam vive negli Stati Uniti ed ha un numero Skype To Go statunitense. La sua famiglia vive in Australia e lui lavora per un&#8217;azienda di design in Giappone. Sam ha impostato la chiamata rapida per i suoi parenti, così quando riceve un SMS da sua madre può richiamarla subito con il suo cellulare. Non deve far altro che comporre il suo numero Skype To Go e ascoltare il relativo menu che dice: “per chiamare mamma, premere 1”. Se trova una chiamata persa da un nuovo contatto a Tokyo, può chiamare Skype To Go, toccare il suo numero di telefono invece di premere un pulsante di chiamata rapida – e potrà parlare con lui molto più velocemente di un semplice “Moshi moshi”</p></blockquote>
<p>Certo non è il massimo della funzionalità; certo andrebbe approfondita un po’ meglio la storiella del “piccolo contributo al tuo operatore”, ma se pensiamo che già esiste un <a href="http://www.skype.com/intl/it/mobile/" title="skypephone" target="_blank">cellulare per chiamare con skype</a>, per arrivare a un telefono tutto fare il passo è breve.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tra convegni e presentazioni</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Mar 2008 00:18:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[ICT]]></category>
		<category><![CDATA[Ingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>
		<category><![CDATA[Chesbrough]]></category>
		<category><![CDATA[convegni]]></category>
		<category><![CDATA[enterprise20]]></category>
		<category><![CDATA[open innovation]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli ultimi giorni li ho passati di corsa, ancora non avevo trovato il tempo per tirare le somme circa due incontri ai quali ho partecipato. Il convegno sull&#8217;enterprise 2.0 a Milano e la presentazione del libro &#8220;Open. Modelli di business per l&#8217;innovazione&#8221; a Firenze. Il 12 Marzo, presso il politecnico di Milano, ero al convegno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli ultimi giorni li ho passati di corsa, ancora non avevo trovato il tempo per tirare le somme circa due incontri ai quali ho partecipato. Il convegno sull&#8217;enterprise 2.0 a Milano e la presentazione del libro &#8220;Open. Modelli di business per l&#8217;innovazione&#8221; a Firenze.</p>
<p><strong>Il 12 Marzo, presso il politecnico di Milano, ero al convegno organizzato dall&#8217;osservatorio Enterprise 2.0</strong>. Al termine è stato consegnato a tutti i partecipanti il rapporto 2008 che evidenzia i risultati delle ricerche dell&#8217;osservatorio.</p>
<blockquote><p> La Ricerca ha previsto lo sviluppo di 70 studi di caso di imprese e Pubbliche Amministrazioni tra le più significative del nostro Paese, nonché l’analisi delle strategie tecnologiche dei principali vendor di tecnologia. Infine è stata realizzata una survey che ha coinvolto 65 Chief Information Officer (CIO) e ha permesso di comprendere la visione che i responsabili della direzione Sistemi Informativi hanno di questo fenomeno e dei suoi possibili impatti sul ruolo del CIO e, più in generale, sulla Governance dell’ICT all’interno dell’organizzazione.</p></blockquote>
<p>La parte più interessante è stata senza dubbio quella di presentazione della ricerca, da parte di Mariano Corso e Stefano Mainetti. Una presentazione curata e ricca di spunti, che evidenzia il fiorire di bisogni emergenti da parte dei &#8220;lavoratori&#8221; di oggi: <strong>appartenenza aperta, social networking, conoscenza in rete, collaborazione emergente, riconfigurabilità adattativa, global mobility</strong>.<br />
Definizioni che probabilmente dicono poco se lette così in fretta, ma che sono esaustivamente trattate e approfondite nel report, <a href="http://www.osservatori.dig.polimi.it/archivioReportGenerale.php" title="Archivio Report Politecnico" target="_blank">liberamente scaricabile da qui</a> previa registrazione. Oltre a questa ricerca, dal sito è possibile avere accesso anche agli altri report riguardanti i convegni passati. Materiale interessante.</p>
<p><span id="more-515"></span></p>
<p>Nella seconda parte della mattina sono stati presentati diversi casi aziendali. Alcuni decisamente poco centrati, come la community per i venditori tim; altri invece decisamente appassionanti. Cito solamente quello di <strong>Banca Intesa Sanpaolo</strong>, che ha sviluppato internamente, grazie alla Direzione Sistemi Informativi,  una piattaforma dove sperimentare e promuovere strumenti web 2.0 in ambito Intranet per migliorare la comunicazione interna e la capitalizzazione della conoscenza. Non si tratta solo di wiki e blog, naturalmente presenti, ma di un ambiente in <strong>stile SecondLife</strong> dove gli avatar dei dipendenti si incontrano per riunioni di lavoro.<br />
Cosa che ha suscitato qualche sorriso, ma quando il relatore ha spiegato che oltre ad essere uno strumento inerno potrebbe diventare qualcosa di utilizzabile per i clienti le espressioni si son fatte più serie. Piacevolmente stupito, certo è che per sviluppare internamente strumenti simili servono ingenti capitali e forza lavoro, che una banca come Intesa SanPaolo non si fa mancare.</p>
<p>Molto meno coinvolgente è stata invece la tavola rotonda con i principali player del settore, nomi di tutto rispetto: <strong>Microsoft, IBM, SAP, Google, YooPlus</strong>.. Tutti avevano le soluzioni chiavi in mano per l&#8217;enterprise 2.0, ma non si è capito bene quali fossero. A parte <a href="http://www.google.it/services/" title="Google - soluzioni per aziende" target="_blank">Google</a> e <a href="http://www.yooplus.com/" title="Yooplus" target="_blank">YooPlus</a>, di cui si conoscono i servizi, per gli altri era più che altro una occasione per esserci, più che per proporre.</p>
<p><strong>Il 18 marzo invece ero a Firenze</strong>, per assistere alla presentazione del libro &#8220;<a href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-chesbrough_henry/sku-12787572/open_modelli_di_business_per_l_innovazione_.htm" title="Open. Modelli di business per l'innovazione" target="_blank">Open. Modelli di business per l&#8217;innovazione</a>&#8221; di <a href="http://www.haas.berkeley.edu/faculty/chesbrough.html" title="chesbrough" target="_blank"><strong>Henry Chesbrough</strong></a>, californiano occhialuto che ha sposato la causa della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Open_innovation" title="Open Innovation - Wikipedia" target="_blank">Open Innovation</a> diventando il guru mondiale di una &#8220;disciplina&#8221; che in fondo non ha nulla di veramente innovativo. Il paradigma della open innovation prevede che ci siano uno scambio con l&#8217;ambiente esterno all&#8217;azienda per tutto ciò che riguarda i progetti di ricerca, così come la conoscenza o le persone.</p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/03/open-innovation.jpg" alt="Open Innovation" /></p>
<p>In buona sostanza, per innovare bene non ci si può chiudere in casa. Il merito di Chesbrough è semplicemente quello di aver coniato il termine giusto per descrivere un concetto quasi scontato, almeno per chi è nato con internet.</p>
<p>La lezione del professore è stata interessante, anche se come esempio di open innovation ha portato il solito &#8220;caso Ryanair&#8221;. Molto noioso invece tutto il contorno, dai saluti della presidentessa di Confindustria Toscana (sparita subito dopo l&#8217;intervento) all&#8217;introduzione del rettore della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna. Così come gli interminabili interventi delle aziende partner/sponsor dell&#8217;evento. Tanto per citare i tre casi più emblematici:</p>
<ol>
<li>I servizi premium vodafone per il telefonino: qualcuno crede davvero che giochi java e suonerie siano il business del futuro?</li>
<li>Trenitalia: non è per fare ironia, ma si fa veramente fatica a credere ai modelli di open innovation di una azienda che ancora non ha risolto problemi macroscopici come quelli dell&#8217;efficienza.</li>
<li>Damiani gioielli: il fattore fortemente innovativo era quello di aver scelto celebrità e importanti personalità come testimonial, mentre si combattevano i copioni. Appunto, open innovation..</li>
</ol>
<p>La <strong>morale</strong> è che questi incontri sono interessanti, ma se c&#8217;è da programmare il ritorno in treno nessuna paura se si perdono i pistolotti degli sponsor. Capisco le logiche di lobby, ma gli interventi (soprattutto quelli lunghi e fuori tempo massimo) sminuiscono il valore &#8220;scientifico&#8221; delle conferenze.<br />
Resta il fatto che entrambe le occasioni sono state fonte di spunti e momenti utili per imparare qualcosa. Promosse entrambe, con riserva. <strong>Qualcun altro c&#8217;era? Impressioni?</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il server delle poste: &#8220;torno subito&#8221;</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/02/22/il-server-delle-poste-torno-subito/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 16:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>
		<category><![CDATA[home banking]]></category>
		<category><![CDATA[orari]]></category>
		<category><![CDATA[poste]]></category>
		<category><![CDATA[postepay]]></category>

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		<description><![CDATA[foto Ciccio Pizzettaro Ho una carta poste-pay, come tanti. Vorrei visualizzare la lista dei movimenti direttamente on-line; già diverse volte mi ero recato al bancoposta per la stessa operazione ma è stato impossibile poichè lo scontrino per la stampa della lista era esaurito. All&#8217;interno della filiale 20 minuti di coda. Verifico il da farsi sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/02/poste.jpg" alt="poste italiane" /><br />
<small><a href="http://www.flickr.com/photos/cicciopizzettaro/349497558/" title="flickr" target="_blank">foto Ciccio Pizzettaro</a></small></p>
<p>Ho una carta <strong>poste-pay</strong>, come tanti. Vorrei visualizzare la <strong>lista dei movimenti</strong> direttamente on-line; già diverse volte mi ero recato al bancoposta per la stessa operazione ma è stato impossibile poichè lo scontrino per la stampa della lista era esaurito. All&#8217;interno della filiale 20 minuti di coda.<br />
Verifico il da farsi sul sito di <a href="http://www.poste.it/" title="poste italiane" target="_blank">Poste Italiane</a> e già arrivano i primi mal di pancia. Per poter usufruire dei servizi on-line è necessario attivare un account e-mail col dominio poste.it, che stress. Odio avere mille indirizzi e-mail, preferisco centralizzare la ricezione della posta tutta su un unico indirizzo, a maggior ragione se questa riguarda le comunicazioni per la mia carta di credito.<br />
Se però è l&#8217;unico modo, se non basta aver dato il codice fiscale, se bisogna avere l&#8217;email pincopallino@poste.it, si fa! Attendo il telegramma che arriverà a casa mia con il codice di attivazione: ci può stare, per la sicurezza sono disposto a tutto.</p>
<p>Poi per curiosità do un&#8217;occhiata ai <a href="http://www.poste.it/online/" title="servizi on-line poste" target="_blank"><strong>servizi offerti</strong></a>. <strong>Panico!</strong> Sapevate che i servizi elettronici hanno gli orari? Mi spiego meglio; se vuoi pagare un bollettino con carta poste-pay, ad esempio il canone RAI, puoi farlo comodamente dalle 6 del mattino alle 23.30. Poi anche il server deve dormire..<br />
Non so se ridere o piangere. Ho sbagliato qualcosa? Immagino che tanti altri abbiano la postepay, qualcuno sa darmi qualche informazione in più?</p>
<p><span id="more-495"></span></p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/02/poste-orari.png" alt="Poste - orari e costi" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Annunci bizzarri: soldi facili o cellulari anti-intercettazioni?</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jan 2008 15:05:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-business]]></category>
		<category><![CDATA[annunci]]></category>
		<category><![CDATA[babbo natale]]></category>
		<category><![CDATA[cellulare]]></category>
		<category><![CDATA[intercettazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Spam]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; semplicissimo, se ancora non hai ricevuto la mail dell&#8217;azienda finanaziaria che cerca managers o agenti in Italia, puoi andare su qualche sito di annunci e con attenzione troverai offerte di lavoro imperdibili anche nella tua città. Bastano poche ore al giorno, 2 o 3, un pc connesso a internet e tanta voglia di fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; semplicissimo, se ancora non hai ricevuto la mail dell&#8217;azienda finanaziaria che cerca managers o agenti in Italia, puoi andare su qualche sito di annunci e con attenzione troverai offerte di lavoro imperdibili anche nella tua città. Bastano poche ore al giorno, 2 o 3, un pc connesso a internet e tanta voglia di fare carriera, crescere e confrontarsi con un mondo dinamico e intraprendente. Anche tu <strong>puoi fare il botto</strong>!</p>
<p>Ma esiste qualcuno che ci ha provato? Eisiste qualcuno che l&#8217;ha fatto?</p>
<p>Io a <a href="http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Dimostrazione_dell'inesistenza_di_Babbo_Natale" title="Babbo Natale" target="_blank">Babbo Natale</a> ho smesso di credere da piccolo (anche se le critiche alla dimostrazione meritano attenzione, si veda il link). Un&#8217;azienda davvero intraprendente non assume gente a caso, non promette compensi da favola per qualche ora di lavoro. No.</p>
<p><span id="more-477"></span></p>
<blockquote><p> Tipo annuncio: Cerco personale<br />
Funzione / Mansione: ***AFFERMATA AZIENDA ASSUME***<br />
Descrizione: Necessitiamo di Personale da inserire nello staff della nostra azienda. Offriamo un rivoluzionario piano di compensi con retribuzioni molto interessanti. Ottima opportunità di telelavoro anche part time. Gradite persone alla prima esperienza lavorativa desiderose di crescere con noi!!<br />
Comune Reggio Emilia (RE)</p>
<p>Data annuncio: 20-01-2008</p></blockquote>
<p>Ma vi pare possibile una cosa del genere? Niente contatti, niente nomi, niente di niente: solo belle parole. Il modo più semplice per raccogliere una mail e dati personali.<br />
Per non parlare dell&#8217;<strong>ancork development</strong>: ho ricevuto una mail da questa fantomatica azienda, e ho notato che <a href="http://www.sergiogandrus.it/index.php/2008/01/21/email-bufala-adesso-si-fanno-chiamare-ancork-development/" title="ANCORK DEVELOPMENT" target="_blank">non sono l&#8217;unico</a>.</p>
<p>Ma l&#8217;annuncio più bizzarro è quello del <strong>cellulare anti-intercettazioni</strong>. Un must per il business-man di oggi, un aggeggino utilissimo per il pusher di provincia. Al modico prezzo di 5000 euro ti danno un apparecchio ipersicuro, e nessuno più ascolterà le tue chiamate.</p>
<p>L&#8217;azienda che lo vende è professionale, realizzano sistemi di sicurezza e tutto ciò che ruota attorno, ma vedere l&#8217;annuncio mi ha fatto sorridere. Ecco come appare su <a href="http://annunci.repubblica.it/" title="repubblica annunci" target="_blank">Repubblica</a>:</p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/01/telefonino.png" alt="Telefonino non intercettabile" /></p>
<p>Quelli che in assoluto mi danno più sui nervi sono gli <strong>annunci di lavoro</strong> per <strong>giovani neolaureati</strong>, pieni di belle proposte, poi quando arrivi in fondo trovi frasi del tipo: &#8220;Rappresenta via preferenziale una maturata esperienza nel settore, di almeno 2 anni&#8221;. Se sono neolauretao, in corso, come faccio ad aver maturato <strong>esperienze</strong>? Argh!</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Bidplaza, asta o lotteria?</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/01/08/bidplaza-asta-o-lotteria/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2008 08:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>
		<category><![CDATA[aste]]></category>
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		<category><![CDATA[lotteria]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.diplod.it/2008/01/08/bidplaza-asta-o-lotteria/</guid>
		<description><![CDATA[Ormai ne hanno parlato in tanti. Bidplaza ti incolla allo schermo, è il prototipo dell&#8217;idea vincente. Quella che tenevi in testa ma non lo sapevi, così appena la vedi materializzata è stupore. Tanto di cappello. Come funziona? Ci sono alcuni oggetti all&#8217;asta, tipicamente aggeggini all&#8217;ultimo grido molto costosi. Vince chi offre di meno. Per aggiudicarti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai ne hanno parlato in <a href="http://it.blogbabel.com/search/entries/bidplaza/" title="Bidplaza su blogbabel" target="_blank">tanti</a>. <a href="http://www.bidplaza.it/" title="Bidplaza - aste online" target="_blank">Bidplaza</a> ti incolla allo schermo, è il prototipo dell&#8217;idea vincente. Quella che tenevi in testa ma non lo sapevi, così appena la vedi materializzata è stupore. Tanto di cappello.</p>
<p>Come funziona? Ci sono alcuni oggetti all&#8217;asta, tipicamente aggeggini all&#8217;ultimo grido molto costosi. <strong>Vince chi offre di meno</strong>. Per aggiudicarti l&#8217;asta devi essere l&#8217;unico ad avere offerto quella cifra. Piccolo dettaglio: ogni puntata costa 2 euro.<br />
Le offerte si fanno tramite il sito e poiché sono segrete, l’obiettivo è individuare strategicamente il numero intero in centesimi di euro che sarà l’offerta unica più bassa dell’asta in corso.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;idea dell&#8217;anno, furbi <a href="http://www.bidplaza.it/t_about.php" title="Bidplaza - chi siamo" target="_blank">questi svedesi</a>. Hanno venduto una porsche a circa 70 euro, un computer sony vaio a 1 euro e 58 centesimi. Ora in palio, in esclusiva per l&#8217;Italia c&#8217;è una <strong>fiat 500 sport</strong>. Quella precedente è stata aggiudicata a 12 euro e 92 centesimi.</p>
<p><span id="more-451"></span></p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/01/bidplaza-500.gif" alt="Bidplaza - fiat 500" /></p>
<p>Sorge spontanea la domanada: <strong>ma questi ci perdono?</strong> Certo che no. Basta fare un rapido conto: è sufficiente ottenere 8000 puntate per superare il valore commerciale del bene messo in palio (nel caso della fiat 500). Fate una media di 10 offerte ogni centesimo (piuttosto verosimile a giudicare dai grafici dei risultati), moltiplicate per 1292 (equivalenti ai centesimi cui è stata venduta la macchina) poi per 2 (gli euro per ogni puntata) e otterrete un numero ben superiore al valore del premio in palio.</p>
<p>Ogni tanto riesco ancora a stupirmi.. Credevo che l&#8217;epoca del web balzano ed eccentrico fosse ormai superata, a quanto pare no. A tutti gli effetti si tratta di una lotteria. Bidplaza viene pubblicizzato come un sito di aste, ingannevole. E&#8217; evidente che la natura del gioco dipende in buona sostanza dalla fortuna, oltre che da un pizzico di perspicacia. Se volete tentare, la prima puntata è gratuita a patto che inseriate il numero del cellulare.</p>
<p>La strana richiesta mi ha spinto a leggere i punti riguardo al trattamento dei dati personali sul contratto di adesione. Vengono i brividi:</p>
<blockquote><p> <strong>Articolo 1 &#8211; Finalità del trattamento dei dati personali</strong><br />
I dati personali degli utenti sono trattati dalla Società e/o dalla Compagnia per le finalità di seguito indicate:<br />
[..]<br />
* elaborazione dei dati personali forniti e/o desunti dalla navigazione sul Sito al fine di definire il profilo commerciale, abitudini e propensioni al consumo, di ciascun utente;<br />
* utilizzo del profilo commerciale, abitudini e propensioni al consumo, di ciascun utente per pubblicità, marketing e/o comunicazione, anche a favore di terzi;<br />
<strong>Articolo 4 &#8211; Diffusione dei dati personali</strong><br />
La Società e/o la Compagnia potranno comunicare a terzi, per le finalità e nei limiti di cui al Regolamento, i dati personali in proprio possesso.<br />
A mero titolo esemplificativo e non esaustivo, la diffusione dei dati personali relativi a ciascun utente del Sito potrà avvenire in favore dei seguenti soggetti:<br />
a) Utenti del Sito<br />
L’utilizzo del proprio ID da parte del singolo utente consente a tutti gli altri utenti di essere informati sui dati al medesimo associati.<br />
b) Fornitori di servizi<br />
La Società e/o la Compagnia, nell’espletamento dei propri servizi, potranno avvalersi di fornitori ai quali trasferire i dati personali trattati. Tale eventuale comunicazione, avverrà nel rispetto della Legge Privacy.<br />
c) Società di pubblicità, marketing e/o comunicazione.<br />
d) Autorità pubbliche competenti</p></blockquote>
<p>Dopo la registrazione basta andare nella pagina delle impostazioni personali e disattivare la casella di ricezione dei messaggi sms su cellulare, per non pensarci più. <strong>Buona fortuna!</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>ERP e gestionali web-based: alcune considerazioni..</title>
		<link>http://www.diplod.it/2007/12/11/erp-e-gestionali-web-based-alcune-considerazioni/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2007 01:24:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[ICT]]></category>
		<category><![CDATA[Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>
		<category><![CDATA[CRM]]></category>
		<category><![CDATA[ERP]]></category>
		<category><![CDATA[MRP]]></category>
		<category><![CDATA[project management]]></category>

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		<description><![CDATA[ERP sta per Enterprise Resource Planning. Nella pratica significa un applicativo software gestionale per le imprese, che permette di monitorare tutto il processo produttivo, dalla catena dei fornitori alla pianificazione della produzione e della manodopera, dalla logistica alla fatturazione e gestione ordini. Detto terra a terra: una roba del genere, quando è fatta bene, ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/12/bees.JPG" alt="Produzione Casuale" /></p>
<p><strong>ERP</strong> sta per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enterprise_Resource_Planning" title="ERP - Wikipedia" target="_blank">Enterprise Resource Planning</a>. Nella pratica significa un applicativo software gestionale per le imprese, che permette di monitorare tutto il processo produttivo, dalla catena dei fornitori alla pianificazione della produzione e della manodopera, dalla logistica alla fatturazione e gestione ordini.<br />
Detto terra a terra: una roba del genere, quando è fatta bene, ti costa un sacco di soldi. Al giorno d&#8217;oggi il gestionale più diffuso (forse anche il più venduto, ma non ci giurerei) è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/SAP_(software)" title="SAP - Wikipedia" target="_blank">SAP</a>. Quando in azienda ti dicono che c&#8217;è SAP, sai che gli impiegati/e sono stressati/e. A parte gli scherzi, il mio primo impatto col sistema è stato crudo.<br />
Non l&#8217;ho mai provato &#8220;in produzione&#8221;, nel senso che io l&#8217;ho visto solo a livello accademico, in un esame col nome che dice tutto e niente: &#8220;Metodi Avanzati di Produzione&#8221;. L&#8217;ho provato in laboratorio per qualche giorno e ho notato che la struttura è piuttosto pesante, con una interfaccia utente non troppo user-friendly. Sotto comunque gira una macchina davvero potente, che ti permette di monitorare gli ordini di acquisto, le vendite, lo stato delle materie prime, lo stato della produzione, le ore di lavoro e tutto ciò che è necessario monitorare in una azienda (non è una frase di circostanza).</p>
<p><span id="more-427"></span></p>
<p>L&#8217;ERP è uno strumento di gestione ma anche di analisi, utile pure come supporto decisionale. Tra i vari moduli che un software di questo tipo può contenere vi sono:</p>
<ul>
<li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Contabilit%C3%A0" title="Contabilità - Wikipedia" target="_blank">Contabilità</a></li>
<li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Controllo_di_gestione" title="Controllo di Gestione - Wikipedia" target="_blank">Controllo di gestione</a></li>
<li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Risorse_umane_%28economia%29" title="Risorse umane (economia)">Gestione del personale</a></li>
<li>Gestione Acquisti</li>
<li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Materials_Requirements_Planning" title="MRP - Wikipedia" target="_blank">MRP</a> e Gestione dei magazzini</li>
<li>Gestione della produzione</li>
<li>Gestione Progetti</li>
<li>Gestione Vendite</li>
<li>Gestione della Distribuzione</li>
<li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/CMMS" title="CMMS">Gestione della manutenzione impianti</a></li>
<li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Customer_relationship_management" title="CRM - Wikipedia" target="_blank">CRM</a>: Gestione dei Clienti</li>
</ul>
<p>Quando ho visto che esisteva un <strong>ERP open source web based</strong> ho sgranato un po&#8217; gli occhi e mi son fiondato a vederlo un più nel dettaglio. Così, per curiosità. Si chiama <a href="http://www.openbravo.com/" title="Openbravo" target="_blank">Openbravo</a>, ne esistono anche altri, ma questo sembra avere una marcia in più dal punto di vista dell&#8217;usabilità.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/12/openbravo.png" alt="Openbravo screenshot" /></p>
<p>Avevo visto sistemi di project management web based (come <a href="http://www.dotproject.net/" title="dotProject" target="_blank">dotProject</a>) ma un ERP ancora no.. Uno dei limiti di questi sistemi è appunto l&#8217;usabilità. Sia a livello di interfaccia utente (dotProject ad esempio ha molti limiti in questo senso), sia dal punto di vista dell&#8217;infrastruttura (per funzionare c&#8217;è bisogno di server potenti in grado di reggere il traffico).<br />
Fatto sta che questo OpenBravo sembra avere le carte in regola. Sarei davvero curioso di sapere i dati sulla diffusione del software e conoscere i feedback di chi lo utilizza.</p>
<p>La <strong>demo</strong> e diversi <strong>video esplicativi</strong> per farsi un&#8217;idea dell&#8217;applicativo si possono <a href="http://www.openbravo.com/product/demo-center/" title="Demo Center OpenBravo" target="_blank">trovare qui</a>. La prima impressione è quella che ci si trova di fronte a un clone di SAP fruibile via browser. La navigazione può sembrare macchinosa a prima vista, ma dopo qualche minuto risulta piuttosto gradevole. Le funzioni per la creazione di <strong>report in pdf</strong> o per l&#8217;<strong>esportazione di dati in excel</strong> sono sicuramente un ingrediente fondamentale per questo tipo di strumento. Ovviamente un sistema come Openbravo può essere adatto ad aziende di medio-piccole dimensioni; può essere un modo per abbattere gli alti costi che tipicamente un ERP richiede. Certo si tratta di essere <strong>pionieri</strong> in questo senso, e servirebbe una buona dose di coraggio. Se qualcosa va storto, non si tratta della semplice suite Office per redigere un grafico, ma del motore che spinge tutta la produzione.<br />
Generalmente comunque l&#8217;installazione di un software ERP avviene per moduli, in modo da poter testare passo passo le esigenze e le difficoltà dei singoli casi.</p>
<p>Il software Openbravo è sviluppato da una casa spagnola e ancora non c&#8217;è una versione in italiano, nemmeno partner italiani che lavorano sul progetto (stando alla mappa dei partners proposta sul sito ufficiale).</p>
<p>C&#8217;è un piccolissimo dettaglio, che vale la pena sottolineare. Parlo di Openbravo perchè l&#8217;idea è nata da <strong>due studenti</strong> che frequentavano l&#8217;<a href="http://www.tecnun.es/English/" title="Engineering School" target="_blank">Università di Navarra</a> e tutte le volte che ci son di mezzo due studenti la faccenda assume un tono epico. Poi leggi bene la storia e scopri questo:</p>
<blockquote><p>In January 2006, Openbravo reached a € 5M ($ 6,4M) series A financing agreement with SODENA &#8211; a Government of Navarra (where Openbravo has its headquarters) instrument for business development. The proceeds &#8211; the largest ever for an open source ERP company &#8211; are being used to fuel the software development and international growth of the company.</p>
<p><strong>Ovvero:</strong><br />
Nel Gennaio 2006, Openbravo ha ottenuto un finanziamento da 5 milioni di euro da SODENA &#8211; uno strumento del Governo di Navarra per promuovere il business locale. I proventi &#8211; i più grossi mai offerti per una compagnia open source che sviluppa ERP &#8211; sono stati utilizzati per alimentare lo sviluppo del software e la crescita internazionale della compagnia.</p></blockquote>
<p>Per la cronaca, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Navarra" title="Navarra" target="_blank">Navarra</a> è una comunità autonoma e una provincia della Spagna che <strong>non</strong> arriva neppure a 600 mila abitanti. Poi pensi ai 35.000 euro <a href="http://www.provincia.re.it/page.asp?IDCategoria=703&amp;IDSezione=3927&amp;ID=120151" title="concorso giovani imprenditori" target="_blank">offerti dalla tua provincia</a> per il concorso sulle giovani idee e ti vien male.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Potenza della rete (e del VoIP)</title>
		<link>http://www.diplod.it/2007/07/04/potenza-della-rete-e-del-voip/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 11:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[ICT]]></category>
		<category><![CDATA[Telefonia e VoIP]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>
		<category><![CDATA[bizzarro]]></category>
		<category><![CDATA[VoIP]]></category>

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		<description><![CDATA[Certe cose proprio non me le spiego. Recentemente leggevo di una ragazza diciottenne che diventa star del web grazie a una foto apparsa per caso su internet e a un video di YouTube, quando lei voleva semplicemente saltare con l&#8217;asta. Non voleva diventare famosa, anzi la cosa la infastidisce, eppure così è stato. Qualche giorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image322" title="Scoiattolo" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/07/scoiattolo.gif" alt="Scoiattolo" align="left" />Certe cose proprio non me le spiego. Recentemente <a title="da studentessa a webstar" href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/05_Maggio/29/Studentessa_stokke_ragazza_web_star.shtml" target="_blank">leggevo di una ragazza</a> diciottenne che diventa star del web grazie a una foto apparsa per caso su internet e a un video di YouTube, quando lei voleva semplicemente saltare con l&#8217;asta. Non voleva diventare famosa, anzi la cosa la infastidisce, eppure così è stato.<br />
Qualche giorno fa invece ho letto di <a title="Webwards - 5 secondi famosi" href="http://www.webwards.net/dramatic-chipmunk-i-5-secondi-piu-famosi-della-rete-931.html" target="_blank">un video di 5 secondi</a>, dove uno scoiattolo fissa in maniera inquietante la camera. E&#8217; bastato questo sguardo ammaliatore per far schizzare a più di un milione le visualizzazioni e più di 1700 i commenti.</p>
<p>Ma finchè non si paga, tutto è comprensibile. L&#8217;idea di fondo è che comunque <strong>le cose bizzarre sulla rete possono sempre &#8220;succedere&#8221;</strong>. Forse è un luogo comune, ma pur sempre con quel pizzico di verità: su internet tutto è possibile, si può diventare famosi per un nulla così come fondare un <a title="Wikipedia - Ebay" href="http://it.wikipedia.org/wiki/EBay">mercatino delle pulci</a> che fattura milioni di dollari..</p>
<p><span id="more-319"></span></p>
<div style="text-align: center"><img id="image320" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/07/intmap.gif" alt="Internetmap - Italia" /></div>
<p>Nella mia navigazione quotidiana infine ho scoperto <a title="Internetmap" href="http://internetmap.info/" target="_blank">Internetmap</a>. E questo proprio fatico a spiegarmelo. E&#8217; una sorta di <strong>mappa virtuale</strong> dove i possessori di un sito web possono comprare casa, la casa sarà tanto più bella e personalizzata quanti più sono i soldi sborsati per acquistarla. C&#8217;è anche un modo per esserci gratuitamente, e consiste nel raggiungere 150 clic sul banner di Intermap, dopo averlo appositamente inserito nel proprio sito personale. Mentre scrivo più di duemila blogger/siti hanno già costruito la propria <strong>casa sul web</strong>.<br />
L&#8217;idea mi ricorda molto quella di <a title="The Million Dollar Home Page" href="http://www.milliondollarhomepage.com/" target="_blank">MillionDollarHomePage</a>, la storia un ragazzo inglese che si è inventato un modo stupido quanto funzionale per far soldi. Vendere per fini pubblicitari 1 milione di pixel a 1 dollaro l&#8217;uno. Tempo qualche mese e tutto lo spazio è andato &#8220;sold out&#8221;. Ora il blog tace dal lontano Dicembre 2006 e la versione 2.0 è <a title="Pixelotto" href="http://www.pixelotto.com/" target="_blank">Pixelotto</a>, stesso principio (pixel venduti come oro) ma stavolta gli utenti possono vincere fino a 1 milione di dollari cliccando sui banner pubblicitari.</p>
<p>Tutte stranezze, eppure hanno riscosso successo.</p>
<h4>Ma c&#8217;è qualcosa di utile che riscuote successo?</h4>
<p><img id="image321" title="Sitofono" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/07/sitofono.gif" alt="Sitofono" align="right" />La risposta è ni. Qualcosa esiste, anche se non riscuote quel successo clamoroso, che ti fa apparire su tutti i blog e restituisce una valanga di risultati su blogbabel (13 risultati per &#8220;sitofono&#8221;, 46 per &#8220;Allison Stokke&#8221;, la ragazza di cui si parla ad inizio articolo).</p>
<p>E&#8217; un successo diverso, che ti fa entarre una azienda italiana &#8211; <strong>Abbeynet</strong> &#8211; <span id="intelliTXT">nel <a title="Pulver100" href="http://pulver.com/pulver100/">Pulver100</a>, premio che viene assegnato ogni anno alle aziende che nel mondo si sono distinte per la qualità e il livello tecnologico delle loro soluzioni Voip.</span> Parlo del successo di <a title="Sitofono" href="http://www.sitofono.it/" target="_blank"><strong>Sitofono</strong></a>, una sorta di <strong>numero verde per siti web</strong>. E&#8217; un pulsante da inserire nelle pagine del tuo sito Web per ricevere le chiamate dei tuoi clienti in tempo reale da Internet direttamente sul tuo telefono fisso, sul centralino, sul numero verde o su un risponditore automatico.</p>
<p>E&#8217; la classica cosa che appena la scopri ti fa dire &#8220;ma perchè non ci ho pensato prima io?!&#8221;. Un citofono per sisti web, e pare pure che stia riscuotendo un discreto successo di vendite. Ovviamente si tratta di un servizio a pagamento rivolto perlopiù ad aziende e professionisti, ma totalmente gratuito per gli utenti che lo utilizzano. Un modo per farsi trovare, una sorta di <strong>customer care</strong> via web, una novità che rende il sito <strong>più vivo</strong>. Penso ad un negozio di e-commerce che decidesse di offrire questa opportunità ai suoi clienti, credo che diventerebbe un plusvalore molto gradito.</p>
<p>Per una volta, c&#8217;è gusto ad essere italiani.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Estendere il proprio business on-line</title>
		<link>http://www.diplod.it/2007/06/02/estendere-il-proprio-business-on-line/</link>
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		<pubDate>Sat, 02 Jun 2007 16:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>
		<category><![CDATA[e-commerce]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho scoperto quasi per caso questo TradeKey.com, cercando pannelli solari per ricaricare un notebook sono capitato sull&#8217;annuncio di un rivenditore della Malaysia che cercava fornitori di caricatori solari, da distribuire nel proprio mercato interno. TradeKey è infatti un servizio che mette in comunicazione produttori, distributori, agenti e fornitori in tutto il mondo. Il servizio è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" title="Logo TradeKey" id="image275" alt="Logo TradeKey" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/06/logo_tradekey.gif" />Ho scoperto quasi per caso questo <a title="TradeKey" target="_blank" href="http://www.tradekey.com/">TradeKey.com</a>, cercando pannelli solari per ricaricare un notebook sono capitato sull&#8217;annuncio di un rivenditore della Malaysia che cercava fornitori di caricatori solari, da distribuire nel proprio mercato interno. TradeKey è infatti un servizio che mette in comunicazione produttori, distributori, agenti e fornitori in tutto il mondo.</p>
<p>Il servizio è rivolto alle aziende e ai commercianti. Il concetto è semplice: ognuno pubblica sul sito gli annunci relativi ai propri prodotti. Se vogliamo allargare il nostro businness diamo una descrizione dei nostri prodotti; qualcuno alla ricerca di nuovi fornitori ci noterà e magari ci contatterà per richiedere un <strong>accordo commerciale</strong>.</p>
<p>Un video introduttivo del servizio, molto accantivante, spiega come al giorno d&#8217;oggi la <strong>chiave del successo</strong> è trovare un modo economico per aumentare le vendite, con bassi rischi. Gli <strong>scambi commerciali via internet</strong> possono essere la soluzione. Puoi permetterti di restarne fuori?</p>
<p><span id="more-281"></span></p>
<div style="text-align: center"><img id="image279" alt="Tradekey" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/06/td3.gif" /></div>
<p>Credo sia il caso di approfondire. Sulla carta questo sistema ha notevoli potenzialità. Ci vedo dentro una sorta di <a title="crowdsourcing - in inglese" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing">crowdsourcing</a> rivolto a commercianti e imprese che vogliono allargare i propri contatti commerciali attraverso il web. La domanda che sorge spontanea è: ma non basta un sito aziendale ben fatto? No..<br />
Se provassi a vendere un paio di scarpe su questo blog sono sicuro che sarebbe un fiasco, se lo facessi su ebay invece quasi certamente riceverei offerte. E&#8217; la forza della piattaforma. Chi va su <a target="_blank" title="ebay" href="http://www.ebay.it/">ebay</a> sa di trovare venditori che offrono la loro merce. Allo stesso modo chi utilizza TradeKey per ricercare un fornitore sa di trovare offerte provenienti da tutto il mondo.<br />
Se voglio trovare nuovi parter in giro per il mondo non mi basterà un sito aziendale ben fatto, ma devo farmi notare dove serve.</p>
<p align="center"><img align="bottom" title="Tradekey" id="image276" alt="Tradekey" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/06/td1.gif" /> <img align="bottom" alt="Tradekey" id="image282" title="Tradekey" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/06/td2.gif" /></p>
<p>Nel momento in cui scrivo TradeKey conta ben <strong>855.746 iscritti</strong>, che non sono un&#8217;infinità, ma tenendo conto della tipologia di servizio sono davvero tanti. Perlopiù si tratta di aziende/rivenditori cinesi o statunitensi, ma sono rappresentati un sacco di paesi (stando a ciò che viene dichiarato sarebbero 220 paesi), non mancano nemmeno gli italiani. I servizi di traduzione però non sono così impeccabili, il sito offre la traduzione in 13 lingue (tra cui anche l&#8217;italiano), ma la qualità dei testi tradotti nella nostra lingua madre è scadente.</p>
<p>Ma come funziona l&#8217;iscrizione?<br />
Ci sono tre tipologie di affiliazione: <strong>gratuita</strong>, <strong>SilverKey</strong> Membership e <strong>GoldKey</strong> Membership. La differenza sta nei costi e nei servizi offerti. Chiunque può iscriversi senza pagare nulla e iniziare a fare le proprie ricerche o promuovere i propri prodotti. Un utente silver paga <strong>369 dollari all&#8217;anno</strong> e in cambio riceve un miglior posizionamento degli annunci e servizi come fax, email, calendario, sms ed operazioni di marketing sui motori di ricerca. Sempre secondo quanto dichiarato sul sito, un utente Silver riceve il 500% in più di compratori. L&#8217;utente gold paga invece <strong>5.000 dollari all&#8217;anno</strong>, è una membership pensata per aziende disposte ad investire qualcosa in più nel business on-line. In teoria dovrebbe garantire il 2.000% in più di contatti rispetto ad un utente silver, inoltre verrà nominato un <strong>Relationship Manager dedicato</strong>, con l&#8217;incarico di trovare nuovi compratori per i prodotti commercializzati.</p>
<div style="text-align: center"><img id="image280" alt="Tradekey" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/06/td4.gif" /></div>
<p><strong>Estendere il proprio mercato attraverso il web è quindi possibile?</strong> Certo la domanda non ha una risposta immediata. Il web, è risaputo, è uno dei tanti canali attraverso il quale ricercare accordi commerciali e nuovi clienti. Mi piacerebbe sentire una delle aziende italiane affiliate, e capire quali sono le reali opportunità. Sulla carta di certo non mancano..</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Un concorso per startup web 2.0 europee</title>
		<link>http://www.diplod.it/2007/05/19/un-concorso-per-startup-web-20-europee/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2007 14:55:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.diplod.it/2007/05/19/un-concorso-per-startup-web-20-europee/</guid>
		<description><![CDATA[C&#8217;è un concorso che vuole premiare le migliori startup del cosiddetto web 2.0, tutto made in Europe. La lista dei partecipanti è composta perlopiù da società spagnole, probabilmente perchè il concorso stesso è stato lanciato da organizzazioni iberiche. Il 10 maggio a Madrid si è svolta la selezione dei cinque finalisti, mentre il 24 maggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center"><img alt="logo startup 2.0" id="image263" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/05/logo_startup.gif" /></div>
<p>C&#8217;è un concorso che vuole premiare le <strong>migliori startup del cosiddetto web 2.0</strong>, tutto <em>made in Europe</em>. La lista dei partecipanti è composta perlopiù da società spagnole, probabilmente perchè il concorso stesso è stato lanciato da organizzazioni iberiche. Il 10 maggio a <strong>Madrid</strong> si è svolta la selezione dei cinque finalisti, mentre il 24 maggio a <strong>Bilbao</strong> saranno decretati i tre vincitori.</p>
<p>Quattro dei cinque finalisti sono siti che hanno a che fare coi <strong>video on line</strong>. La selezione è frutto di una giuria di esperti e delle votazioni degli utenti, che nel corso del progetto hanno espresso le loro preferenze.<br />
Non capisco se sia colpa di una tendenza, o se davvero la gente ha un così forte bisogno di video. Fatto sta che quattro finalisti così simili tra loro lasciano un po&#8217; di amaro in bocca, soprattutto perchè questa volta si tratta di &#8220;roba&#8221; europea. Non mancano infatti i <a target="_blank" title="finalisti concorso" href="http://blog.startup2.eu/2007/05/11/we-have-the-list-of-finalists/">commenti pepati all&#8217;organizzazione</a> del concorso, ma essendo il primo anno che si svolge credo sia tutto sommato accettabile.</p>
<p><span id="more-264"></span></p>
<p>A contendersi la vittoria saranno 2 progetti spagnoli, 1 franco-spagnolo, 1 francese e 1 israeliano (che suppongo sia legato in qualche modo a un Paese europeo). <a target="_blank" title="sclipo" href="http://sclipo.com">Sclipo</a> e <a target="_blank" title="5min" href="http://www.5min.com">5min</a> sono siti in cui gli utenti possono pubblicare video dove vengono illustrate soluzioni pratiche e conoscenze, tanto per capirci: trovate il video che spiega come fare un <a target="_blank" title="aprire una birra con un fopglio di carta" href="http://sclipo.com/controller.php?p_action=view_detail&#038;video_id=UWV2Q2K2D4">apribottiglia con un foglio di carta</a>. <a target="_blank" title="11870" href="http://11870.com">11870</a> invece è una comunità dove gli utenti pubblicano video opinioni relative a negozi e imprese, una sorta di passaparola per i consumatori, per ora solamente in versione spagnola; mentre <a target="_blank" title="trivop" href="http://www.trivop.com/">Trivop</a> propone video presentazioni di hotel utilizzando le mappe di google per l&#8217;interfaccia.<br />
Queste stesse mappe vengono impiegate anche su <a target="_blank" title="properazzi" href="http://www.properazzi.com/">Properazzi</a>, l&#8217;unico dei cinque finalisti che non c&#8217;entra nulla coi video.</p>
<div style="text-align: center"><img alt="logo properazzi" id="image258" title="logo properazzi" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/05/logo_properazzi.gif" /></div>
<p>E&#8217; un motore di ricerca per gli annunci relativi al mercato immobiliare. Tramite la mappa è possibile selezionare la zona in cui stiamo cercando casa e visualizzare le offerte disponibili. Tra proposte di affito e di vendita sono catalogati circa un milione ottocentomila annunci suddivisi tra 45 paesi europei. Anche l&#8217;Italia è ben coperta.<br />
E&#8217; un&#8217;idea di cui <a title="diplod - vendita case con google maps" href="http://www.diplod.it/2007/01/16/google-map-e-vendita-case/">avevo già parlato</a>, riferendomi al mercato americano, e mi fa piacere ritrovarla tra i finalisti di un concorso europeo.</p>
<p>Tra i siti iscritti, ma non selezionati per la vittoria, ci sono alcune cose davvero interessanti:</p>
<div style="text-align: center"><img alt="logo xfruits" id="image259" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/05/xfruits.jpg" /></div>
<p><a target="_blank" title="xfruits" href="http://www.xfruits.com/">XFruits</a> &#8211; E&#8217; un servizio abbastanza maturo, che offre dei validi strumenti per l&#8217;aggregazione e la distrubuzione delle informazioni nel formato RSS. Particolarmente interessanti sono le funzionalità per la lettura dei feed dai dispositivi mobili e per la produzione di file PDF.</p>
<div style="text-align: center"><img alt="logo anywr" id="image261" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/05/logo_anywr.gif" /></div>
<p><a target="_blank" title="anywr" href="http://www.anywr.com">Anywr</a> &#8211; E&#8217; un sito che si propone di unificare la gestione di contatti e calendari (Gmail, skype, Msn..), sicronizzandoli tra loro anche su dispositivi mobili come palmari e cellulari. Sulla carta è un utile servizio, ma alcune caratteristiche sono ancora in fase di sviluppo.</p>
<div style="text-align: center"><img alt="logo actionize" id="image262" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/05/logo_actionize.gif" /></div>
<p><a target="_blank" title="actionize" href="http://www.actionize.com">Actionize</a> &#8211; E&#8217; un servizio rivolto ai project manager, sviluppato in svizzera. Si tratta di un gestore via software per i team di lavoro, i contatti e le attività. Anche questo sulla carta molto interessante, ma non so quanto sia indicato mantenere tutti i progetti (che per loro natura contengono informazioni sensibili) su una piattaforma esterna.</p>
<p>Probabilmente ci saranno tanti altri progetti interessanti che mi sono sfuggiti, per questo vi invito a prendere visione della <a target="_blank" title="startup 2.0 - votazioni" href="http://promote.startup2.eu/upcoming.php">lista dei partecipanti</a>; in ogni caso noto con piacere che anche in Europa qualcosa si sta muovendo. Avanti così.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Wikinomics: modelli di business nell&#8217;era della collaborazione</title>
		<link>http://www.diplod.it/2007/04/23/wikinomics-modelli-di-business-nellera-della-collaborazione/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2007 16:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho iniziato da qualche giorno la lettura del libro Wikinomics di Don Tapscott e Anthony D. Williams. Il sottotitolo recita: How mass collaboration changes everything (Come la collaborazione di massa cambia qualsiasi cosa). Il libro tratta di come grandi e piccole aziende possano interfacciarsi con le masse per ottenere benefici e informazioni. Leggo questo testo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" title="wikinomics" id="image237" alt="wikinomics" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/04/wikinomics.jpg" />Ho iniziato da qualche giorno la lettura del libro <strong><em>Wikinomics</em></strong> di Don Tapscott e Anthony D. Williams. Il sottotitolo recita: <em>How mass collaboration changes everything</em> (Come la collaborazione di massa cambia qualsiasi cosa). Il libro tratta di come grandi e piccole aziende possano interfacciarsi con le masse per ottenere benefici e informazioni.<br />
Leggo questo testo con un approccio da studente curioso, vengono infatti descritti moltissimi esempi. Aziende come Procter &#038; Gamble, Goldcorp, IBM hanno in qualche modo cambiato il loro modus operandi per interrogare le masse. Altre, come YouTube o MySpace, sono diventate famose in tutto il mondo partendo da zero.Provo sempre un certa dose di fascino e diffidenza quando leggo queste &#8220;storie&#8221;, così ho acquistato il libro con la speranza di imparare qualcosa di più.</p>
<p>Dalla prime pagine non posso certo dichiararmi deluso dell&#8217;acquisto. Ho scoperto che esistono realtà come <a title="innocentive" target="_blank" href="http://www.innocentive.com/">Innocentive</a>, dove le aziende pongono problemi di R&#038;S e la comunità scientifica tenta di risolverli ottenendo premi.<br />
Ma andiamo con ordine.</p>
<p><span id="more-238"></span><strong>IL LIBRO</strong><br />
Non è un libro comune. E&#8217; la sintesi derivante da diversi studi guidati da Don Tapscott e commissionati da un nutrito gruppo di aziende (per un costo totale di 9 milioni di dollari). Il testo non si chiude con le pagine cartacee, ma continua sul web dove i lettori possono continuare a scrivere capitoli su un wiki comune: il <a title="wikinomics" target="_blank" href="http://www.wikinomics.com/">playbook</a>.<br />
Per la cronaca: il wiki è gestito da una società californiana che offre servizi 2.0 alle aziende, <a title="socialtext" target="_blank" href="http://www.socialtext.com/">Solcialtext</a>.</p>
<p><strong>GLI AUTORI</strong></p>
<p><strong>Don Tapscott</strong> è amministratore delegato di <em>New Paradigm</em>, una società di consulenza che ha fondato nel 1992. Insegna alla <a title="university of toronto" target="_blank" href="http://www.rotman.utoronto.ca/index.html">Rotman School of Management all&#8217;Università di Toronto</a> (date un occhio al sito della facoltà e capirete tante cose.. ditemi quale università italiana dà così importanza agli studenti?).<br />
<strong>Anthony Williams</strong> è direttore della ricerca alla <em>New Paradigm</em>. Ha insegnato alla London School of Economics, dove tiene un master sulla ricerca.</p>
<p><strong>LA PRIMA IMPRESSIONE</strong><br />
Il libro si apre presentando il caso Goldcorp. <a title="goldcorp" target="_blank" href="http://www.goldcorp.com/">Goldcorp</a> è un&#8217;azienda canadese che opera nel campo dell&#8217;estrazione mineraria di oro. Qualche anno fa lanciò una competizione rivolta ai ricercatori di tutto il mondo, decise di rendere pubblici i propri dati geologici per capire dove si poteva sviluppare la ricerca mineraria. Questi dati, per un&#8217;azienda che opera nel settore, sono dati sensibili al pari del codice sorgente per una casa di software.<br />
L&#8217;iniziativa però ha riscosso grande successo, le informazioni più interessanti provenienti dai partecipanti erano ricompensate con premi per un totale di 575 mila dollari. Fu stimato che il processo collaborativo fece risparmiare all&#8217;azienda due o tre anni di ricerche.</p>
<div style="text-align: center"><img alt="Goldcorp Challenge" id="image239" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/04/goldcorp.gif" /></div>
<p><a title="crowdsourcing" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing"><strong>Crowdsourcing</strong></a>? In questo caso è qualcosa di più. Non si chiede alla folla di ricopiare libri o <a target="_blank" title="fightAIDS@home" href="http://fightaidsathome.scripps.edu/">mettere a disposizione il proprio computer a fini benefici</a> (la questione meriterebbe un articolo a parte), ma si coinvolge la comunità scientifica e gli appassionati di tutto il mondo in un <strong>processo di ricerca e sviluppo</strong>, affiancandoli al proprio gruppo interno.</p>
<p>E&#8217; il concetto di <a target="_blank" title="innocentive" href="http://www.innocentive.com/">InnoCentive</a>, un sito dove le aziende ripongono domande e ricercatori o appassionati rispondono, guadagnando premi e stima. Il processo è semplice: le compagnie contattano InnoCentive e pubblicano le domande per istituire competizioni di R&#038;S. Gli scienziati si registrano al sito e inviano le soluzioni on-line. Le compagnie così valutano le migliori proposte e gli autori di queste vengono ricompensati.</p>
<div style="text-align: center"><img alt="innocentive" id="image240" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/04/innocentive.gif" /></div>
<p>Non sapevo dell&#8217;esistenza di questo servizio e sono rimasto di stucco quando ho appreso dal libro che Procter&#038;Gamble utilizza in modo continuativo il sistema, circa il 50% dei nuovi prodotti e delle nuove idee proviene dall&#8217;esterno dell&#8217;azienda, nonostante i 7500 ricercatori interni.</p>
<p>Ho fatto qualche ricerca per capirne di più, il succo della questione credo si possa riassumere bene con le parole di un articolo di <em>Wired Magazine</em> che ho trovato tradotto su <em><a title="enel magazine" target="_blank" href="http://magazine.enel.it/boiler/articolifocus/focusarticoli0203.asp">Enel Magazine</a></em>:</p>
<blockquote><p>Gli esperti esterni non sono come ve li aspettereste. Molti lo fanno per hobby, e questo non dovrebbe sorprendere, spiega Kaim Lakhani, docente di tecnologia e innovazione al Mit che ha studiato a fondo InnoCentive. &#8220;La forza di un network come InnoCentive consiste proprio nella varietà di background intellettuale&#8221;, precisa. Lakhani e i tre coautori della sua ricerca hanno esaminato 166 problematiche postate su InnoCentive da 26 aziende diverse. &#8220;Abbiamo riscontrato che i casi di successo nella soluzione delle questioni aumentavano quando agli esperti mancavano competenze formali in quel settore&#8221;, continua Lakhani. Con questa affermazione, lo studioso tocca un nodo nevralgico della teoria del network, ovvero quella che il sociologo <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mark_Granovetter">Mark Granovetter</a> definisce &#8220;<strong>la forza dei legami deboli</strong>&#8220;, per cui le reti più efficienti sono quelle che collegano la più ampia gamma di informazioni, conoscenze ed esperienze.</p></blockquote>
<p>Per ora non posso che essere soddisfatto dell&#8217;acquisto di questo <em>Wikinomics</em>, è ancora presto per consigliarne la lettura, quando lo avrò digerito tutto tornerò a scrivere su queste pagine.<br />
Per chi fosse comunque interessato, ricordo che il libro è acquistabile su <a target="_blank" title="wikinomics" href="http://www.amazon.com">Amazon</a> per 16 dollari (più spese di spedizione) ed è in lingua inglese.</p>
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		<title>Wiki e assistenza clienti</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2007 00:04:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>

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		<description><![CDATA[Fare customer care significa essere sempre a disposizione, in qualsiasi fase del processo di scambio fornitore-cliente. Significa fare assistenza pre e post vendita e seguire il cliente quando questo ha necessità di reperire informazioni sul prodotto, quando deve risolvere un problema imprevisto. Soprattutto quando si tratta di grandi aziende, si tende ad affidare l&#8217;assistenza clienti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fare <strong>customer care</strong> significa essere sempre a disposizione, in qualsiasi fase del processo di scambio fornitore-cliente. Significa fare assistenza pre e post vendita e seguire il cliente quando questo ha necessità di reperire informazioni sul prodotto, quando deve risolvere un problema imprevisto.<br />
Soprattutto quando si tratta di grandi aziende, si tende ad affidare l&#8217;assistenza clienti ad un servizio di <strong>call-center</strong>. Credo non esista un solo consumatore che non abbia mai vissuto un&#8217;esperienza negativa con questi metodi di assistenza. Sia che si tratti di grandi aziende così come di piccole realtà, è necessario ritrovare una dimensione umana nella customer care. Fidelizzare il cliente significa abbattere i muri tra lui e l&#8217;impresa. Significa trasmettergli senso di appartenenza, farlo sentire parte di una comunità di utilizzatori dello stesso prodotto/servizio, favorire lo scambio di informazioni tra di essi, oltre allo scambio tra questi e l&#8217;azienda.<br />
Anche in questo caso il <strong>web 2.0</strong> può darci una mano.</p>
<p>Perchè non pensare ad un <a title="wiki" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wiki"><strong>wiki</strong></a> dedicato all&#8217;<strong>assistenza clienti</strong>? Con un wiki, ormai è risaputo, si può fare davvero di tutto: dalla <a title="gestione della conoscenza con blog e wiki" href="http://www.diplod.it/2007/01/25/gestione-della-conoscenza-con-blog-e-wiki/">gestione della conoscenza</a> alla community per gli appassionati di vino. Ma si può fare anche assistenza ai clienti? A mio modo di vedere si.<br />
<span id="more-143"></span></p>
<p>Su un wiki potremmo pubblicare il <strong>manuale utente</strong>, potremmo così mantenerlo aggiornato senza dover fare ristampe. Soprattutto quando si tratta di prodotti che subiscono frequenti modifiche. Penso a un navigatore satellitare, a un servizio bancario..<br />
Su un wiki si possono aprire pagine dedicate alla <strong>risoluzione dei problemi</strong> avanzati dai clienti, col vantaggio che queste pagine restano consultabili anche in futuro e non finiscono con la chiamata al call-center.<br />
Certo se bisogna avere coraggio per aprire un blog aziendale, dove si è potenzialmente esposti ai commenti più o meno negativi degli utenti/clienti; dobbiamo averene ancora di più per aprire un wiki di questo genere. Ma per alcuni prodotti forse l&#8217;azzardo può essere una scelta vincente.<br />
Il problema sarà capire come &#8220;limitarlo&#8221;. Non si tratta infatti di un wiki qualunque, ma di uno spazio dove possono intervenire solo i clienti (effettivi o potenziali?). I clienti devono essere seguiti da una o più persone che si dedicano a questa attività, mantenendo aggiornate le pagine e rispondendo alle richieste dei clienti, rispettando lo stile comunicativo dell&#8217;azienda.<br />
Mentre scrivevo queste righe mi sono chiesto se esistesse già da qualche parte qualcuno che ci aveva provato.. Ho fatto qualche ricerca e sono capitato quasi per caso sul <a title="customer care wengophone" target="_blank" href="http://wiki.wengophone.com/index.php/Main_Page">Customer Care Wiki di WengoPhone</a>. Il wiki dove vengono pubblicati <strong>manuali utenti</strong> (user guides), le <strong>FAQ</strong> (domande frequenti) e il <strong>Knowledge Base</strong> relativi al software <a title="wengo phone" target="_blank" href="http://www.wengophone.com/index.php/homePage">WengoPhone</a>. Niente di stravolgente, ma l&#8217;idea mi piace; se volessimo riprendere la famosa frase: &#8220;just another wiki&#8221;. Ma l&#8217;esperimento è da tenere in osservazione.</p>
<p><strong>UPDATE:</strong> segnalo una <a target="_blank" title="customer care" href="http://aghost.wordpress.com/2007/03/05/digiti-uno-digiti-due-digiti-tre/">interessante discussione che si è sviluppata sul tema</a> in un post di aghost.</p>
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		<title>Gestione della conoscenza con blog e wiki</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jan 2007 00:04:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[ICT]]></category>
		<category><![CDATA[Knowledge Management]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;argomento è senza dubbio da &#8220;consulente aziendale&#8221;. Ma lo voglio affrontare da operaio, un po&#8217; perchè di questo ho già parlato in termini tecnici, un po&#8217; perchè mi sento più a mio agio se le cose le racconto e non le vendo. Partiamo da zero: a chi potrebbe mai servire un wiki? e un blog? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;argomento è senza dubbio da &#8220;consulente aziendale&#8221;. Ma lo voglio affrontare da operaio, un po&#8217; perchè di questo ho già <a title="knowledge management" href="http://www.diplod.it/2007/01/08/cultura-aziendale-knowledge-management-web-20/">parlato in termini tecnici</a>, un po&#8217; perchè mi sento più a mio agio se le cose le racconto e non le vendo.</p>
<p>Partiamo da zero: a chi potrebbe mai servire un wiki? e un blog? Innanzi tutto bisogna capire cosa sono, perchè spesso chi più ne ha bisogno nemmeno sa di cosa si tratta, mentre chi potrebbe farne a meno vuole averlo a tutti i costi, rischiando di peggiorare le cose.</p>
<p>Brevemente, un <strong>wiki</strong> è un sito dove tutti gli utenti possono modificare le pagine, senza particolari conoscenze tecniche. Un <strong>blog</strong> è invece un sito dove un singolo autore (o un gruppo di autori) pubblica le proprie riflessioni e i lettori possono lasciare commenti, anche qui senza la necessità di conoscere alcun linguaggio di programmazione. Un esempio? Il wiki più noto è certamente <a title="wikipedia" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/">wikipedia</a>, una enciclopedia on-line redatta dagli utenti. Un esempio di blog sono invece queste pagine.</p>
<p>Detto questo veniamo al sodo. A cosa possono servire blog e wiki in azienda? Un blog, per sua natura, si può rivolgere sia a utenti esterni (clienti), sia a utenti interni (dipendenti). Un wiki invece lo vedo meglio per l&#8217;impiego in ambiti interni, anche se le possibili configurazioni sono molteplici: data la natura altamente flessibile di questi strumenti essi si possono adattare a diversi contesti. Tra qualche anno sono convinto che i <strong>corporate blog</strong> saranno la norma. Soprattutto in quelle aziende che operano vendendo la propria merce o i propri servizi direttamente ai consumatori finali. Se produco calcestruzzi o piastrelle difficilmente potrò trarre giovamento da un blog aziendale pubblico, mentre se produco elettrodomestici le cose cambiano. Un blog è uno strumento che serve per aprire un canale di comunicazione diretto con i clienti finali (potenziali o reali). Nel blog si comunica generalmente in prima persona e questo abbatte le barriere dell&#8217;impersonalità di un sito web con la cruda  presentazione del listino prezzi. Se l&#8217;autore del blog è una personalità affermata, come può esserlo il CEO o una figura carismatica della società, i suoi interventi conferiranno valore all&#8217;immagine dell&#8217;azienda che rappresenta. Le posizioni espresse in prima persona da un dipendente sono considerate maggiormente rispetto a quelle esposte in un comunicato stampa generico.</p>
<p><span id="more-18"></span></p>
<p>Oltre ad avere un canale diretto col quale entrare in contatto con l&#8217;azienda, un cliente potrà comunicare le proprie impressioni sapendo di rivolgersi a una persona presente. Su questo tema mi piacerebbe discuterne in futuro, magari con un post specifico; un blog potrebbe infatti rivelarsi un validissimo strumento di <strong>assistenza post-vendita</strong>.</p>
<p>L&#8217;apertura di un blog aziendale può essere un&#8217;<strong>operazione di marketing</strong>, ma può anche essere un&#8217;operazione di <strong>gestione della conoscenza</strong>. Quante volte le email finiscono dimenticate nelle vecchie pagine dell&#8217;archivio? Per non parlare del buco digitale nel quale finiscono le comunicazioni effettuate tramite istant-messaging. Io stesso faccio fatica a tenerne traccia, perchè gli strumenti che utilizziamo non sono pensati per la conservazione strutturata, e quindi la gestione, delle informazioni. Sono strumenti collaborativi, ma pensati per la collaborazione istantanea.</p>
<p>Una piattaforma di blogging interna, ancora meglio un wiki, possono venirci in aiuto per la gestione della conoscenza tacita, così come di quella esplicita. Si possono riportare documenti e best-practices su un wiki, così come si possono creare appositi wiki dedicati a programmi di ricerca o a gruppi di lavoro e staff interni. Mentre scrivo mi balzano in testa una miriade di esempi concreti: ufficio legale, risorse umane, manualistica.. Ma ogni specifica soluzione dipende da tanti fattori, primo fra tutti la cultura aziendale. L&#8217;ambiente lavorativo deve essere impostato sulla collaborazione costruttiva se vogliamo che un wiki interno possa funzionare.</p>
<p>Certo non è tutto rosa e fiori. Non si può pensare di poter mettere in piedi questi sistemi senza correre alcun rischio o assumere alcun impegno. Su un blog pubblico non può apparire di tutto, le informazioni sensibili vanno protette. Allo stesso tempo un wiki può facilmente trasformarsi da contenitore di conoscenza strutturata e strumento di collaborazione a un vero e proprio caos nella gestione della conoscenza. Il modo migliore per tutelarsi da questi rischi è definire delle linee-guida per l&#8217;utilizzo degli strumenti, occorre individuare esattemente chi può contribuire e come può farlo, quali sono le informazioni pubblicabili e quali no. Occorre poi un amministratore, una figura che monitorizzi costantemente l&#8217;evoluzione dei contenuti ed eventualmente apporti le modifiche e le contromisure necessarie.<br />
Il fatto che molte grandi aziende, soprattutto in campo informatico, abbiano deciso di utilizzare questi strumenti di collaborazione significa che questa è la strada da seguire. IBM, HP, Microsoft, Sun, Google, Cisco System sono tutti nomi di un certo spessore; e tutti questi hanno aperto delle piattaforme collaborative basate su blog e wiki, con sfumature più o meno diverse.</p>
<p>Concludo con un&#8217;osservazione importante: un blog o un wiki può indurre nei dipendenti così come nei clienti una piacevole sensazione di freschezza e dinamicità, che un sito freddo e impersonale non potrebbe mai trasmettere. Le aziende sono fatte da persone, e investire su di esse può rivelarsi un&#8217;idea vincente.</p>
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		<title>Google map e vendita case</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jan 2007 00:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ajax e Javascript]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci sono tanti modi di usare Google Map per offrire servizi aggiuntivi agli utenti, soprattutto nel campo del turismo (alberghi, monumenti, ristoranti..). Questo però mi è nuovo: qualcuno ha pensato bene di utilizzare le mappe di google per la vendita di case e appartamenti. Sono a tutti gli effetti agenzie immobiliari che permettono la visualizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono tanti modi di usare <strong>Google Map</strong> per offrire servizi aggiuntivi agli utenti, soprattutto nel campo del turismo (alberghi, monumenti, ristoranti..). Questo però mi è nuovo: qualcuno ha pensato bene di utilizzare le mappe di google per la vendita di case e appartamenti. Sono a tutti gli effetti agenzie immobiliari che permettono la visualizzazione del proprio catalogo tramite le mappe dal satellite. Per citarne alcune: <a target="_blank" title="propsmart" href="http://www.propsmart.com/">Propsmart</a> (nella foto), <a target="_blank" title="housingmaps" href="http://www.housingmaps.com/">HousingMaps</a>, <a target="_blank" title="zillow" href="http://www.zillow.com/">Zillow</a> (che utilizza proprie immagini satellitari).</p>
<p><img alt="proposmart" id="image103" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/01/map-propsmart.gif" /></p>
<p><span id="more-104"></span></p>
<p>E&#8217; senza dubbio una buona idea, chi è alla ricerca di un immobile può subito valutare la zona, vedendo dall&#8217;alto le  strade e la situazione edilizia. In più qualcuno, come <a target="_blank" title="trulia" href="http://www.trulia.com/">Trulia</a>, ha pensato anche di offrire la navigazione tramite zone di costo. In questo modo, si ha subito visivamente la percezione dei prezzi degli immobili: le zone rosse sono quelle di più alto valore, quelle verdì hanno prezzi più accessibili.</p>
<p><img alt="mappe e case" id="image102" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/01/map-trulia.gif" /></p>
<p>Sinceramente non so se esistano dei siti analoghi per il mercato italiano. Sarebbe certamente un servizio a valore aggiunto: quando si cerca una casa in vendita i primi passi per documentarsi sono i giornalini di annunci e il web.</p>
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		<title>Cultura aziendale e Knowledge Management nell&#8217;era web 2.0</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jan 2007 00:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[ICT]]></category>
		<category><![CDATA[Knowledge Management]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>

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		<description><![CDATA[Soprattutto per le imprese operanti in ambienti instabili, ma sempre più spesso anche per le imprese &#8220;tradizionali&#8221;, l&#8217;Information &#038; Communication Technology (ICT o più semplicemente IT) ha assunto nelle organizzazioni di oggi notevole importanza, è diventata un&#8217;arma strategica per il coordinamento interno. I tre principali ambiti di applicazione dell&#8217;IT sono: intranet aziendali sistemi di enterprise [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Soprattutto per le imprese operanti in ambienti instabili, ma sempre più spesso anche per le imprese &#8220;tradizionali&#8221;, l&#8217;<strong>Information &#038; Communication Technology</strong> (ICT o più semplicemente IT) ha assunto nelle organizzazioni di oggi notevole importanza, è diventata un&#8217;<strong>arma strategica</strong> per il <strong>coordinamento interno</strong>.<br />
I tre principali ambiti di applicazione dell&#8217;IT sono:</p>
<ul>
<li>intranet aziendali</li>
<li>sistemi di enterprise resource planning (ERP)</li>
<li>sistemi di knowledge management</li>
</ul>
<p>Soprattutto negli Stati Uniti, il networking e il <strong>lavoro di gruppo</strong> che prevede la condivisione di informazioni e la collaborazione su determinati progetti sono alla base della cultura di diverse aziende. L&#8217;Italia, forse anche a causa della presenza di tante piccole aziende, ancora non ha afferrato pienamente le opportunità che ne derivano.<br />
Una intranet aziendale può migliorare la <strong>comunicazione interna</strong>, favorire la <strong>condivisione delle idee</strong> e aumentare la <strong>produttività</strong> e l&#8217;<strong>apprendimento</strong> sul lavoro.<br />
La <strong>conoscenza</strong> è considerata a tutti gli effetti come una risorsa da gestire, esattamente come le materie prime o il cash flow. Gestirla significa saperla organizzare rendendola fruibile: non è importante ammassare informazioni ma saperle filtrare e renderle utili ai fini organizzativi.</p>
<p><span id="more-81"></span></p>
<blockquote><p>Il <strong>Knowledge Management</strong> è un modo di pensare all&#8217;organizzazione e alla condivisione delle risorse intellettuali e creative di un&#8217;organizzazione. Esso si riferisce allo sforzo sistematico di trovare, organizzare e rendere disponibile il capitale intellettuale di un&#8217;azienda e di alimentare una cultura di apprendimento continuo e condivisione della conoscenza di modo che le attività organizzative possano costruire sulle conoscenze già acquisite. Il capitale intellettuale dell&#8217;azienda è la somma delle sue informazioni, della sua esperienza, delle sue conoscenze concrete, delle sue relazioni, dei suoi processi, delle sue innovazioni e delle sue scoperte. [Richard L. Daft. "Organizzazione Aziendale", Apogeo]</p></blockquote>
<p>Trovare modi per trasferire e gestire il capitale intellettuale, sia esso conoscenza implicita o esplicita, assume una rilevanza cruciale.<br />
Dalla conoscenza delle persone deriva in genere un potere all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione, per questo motivo spesso si tende a evitare la condivisione, soprattutto nelle aziende dove la conoscenza utile è rappresentata da un&#8217;alta percentuale di conoscenza tacita.<br />
Per sfruttare al meglio un sistema di condivisone della conoscenza, come può essere un valido sistema di e-Learning o di gestione dei progetti con piattaforme wiki e blog, è necessario prima di tutto un cambiamento di tipo culturale. La parte più difficile è il <strong>passaggio da una visione gerarchica e competitiva a una cultura di collaborazione e condivisione</strong>.</p>
<p>L&#8217;azienda dinamica deve evolversi e diventare una <strong>learning organization</strong>, dove non esistono tempi per l&#8217;apprendimento e tempi per il lavoro, ma un unico processo continuo e simultaneo di lavoro e apprendimento, derivante dal continuo scambio di informazioni e competente con l&#8217;ambiente. Qui è necessario mettere in comunicazione le persone, farle lavorare in gruppo, saper cogliere le informazioni dall&#8217;esterno e farle proprie; tutto questo può essere facilitato e reso possibile anche grazie ai sistemi ICT.</p>
<p>Come le aziende non capirono, all&#8217;epoca, le potenzialità dei forum, ora potrebbero non comprendere quelle del web 2.0, della socialità e della collaborazione che si può sviluppare con la rete. Si rischia di perdere una grande occasione e di arrivare tardi. Nei prossimi articoli ho intenzione di approfondire e analizzare le applicazioni che nuovi strumenti come blog, wiki, feed possono avere in un contesto aziendale (enterprise).</p>
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