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	<title>diploD &#187; Economia e finanza</title>
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	<description>by Davide Del Monte</description>
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		<title>Un widget per fare l&#8217;embed sul proprio sito dell&#8217;andamento in borsa di un titolo</title>
		<link>http://www.diplod.it/2010/04/01/un-widget-per-fare-lembed-sul-proprio-sito-dellandamento-in-borsa-di-un-titolo/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 11:07:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[borsa]]></category>
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		<description><![CDATA[Sembra cosa da poco, ma ho scoperto sulla mia pelle che trovare un buon widget da incorporare nel proprio sito, che mostrasse l'andamento in borsa di un titolo azionario non è immediato. I vari Google Finance o Yahoo Finance sono ottimi strumenti, ma in quanto a possibilità di sharing sono ancora scadenti. Ci sono le API certo, ma chi avrebbe voglia di studiarsele solo per ottenere un grafichetto e nulla più? Segnalo allora per tutti gli interessati questo comodissimo widget di Wikinvest.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra cosa da poco, ma ho scoperto sulla mia pelle che trovare un buon widget da incorporare nel proprio sito, che mostrasse l&#8217;andamento in borsa di un titolo azionario non è immediato. I vari <a href="http://www.google.com/finance">Google Finance</a> o <a href="http://it.finance.yahoo.com/">Yahoo Finance</a> sono ottimi strumenti, ma in quanto a possibilità di sharing sono ancora scadenti. Ci sono le API certo, ma chi avrebbe voglia di studiarsele solo per ottenere un grafichetto e nulla più?</p>
<p>Segnalo allora per tutti gli interessati questo comodissimo widget di Wikinvest, che tra i vari <a href="http://www.wikinvest.com/special/BloggerCentral">tool per bloggers</a> offre anche questa robina.</p>
<p><script src="http://charts.wikinvest.com/wikinvest/wikichart/javascript/scripts.php" type="text/javascript"></script>
<div id="wikichartContainer_FD870296-D057-80C1-8D57-B909148BC352">
<div style="width: 100%; text-align: center; vertical-align: center; margin-top: 100px;"><a href="http://get.adobe.com/flashplayer/"><img src="http://cdn.wikinvest.com/wikinvest/images/adobe_flash_logo.gif" alt="Flash" style="border-width: 0px;"/><br/>Flash Player 9 or higher is required to view the chart<br/><strong>Click here to download Flash Player now</strong></a></div>
</div>
<p><script type="text/javascript">if (typeof(embedWikichart) != "undefined") {embedWikichart("http://charts.wikinvest.com/WikiChartMini.swf","wikichartContainer_FD870296-D057-80C1-8D57-B909148BC352","100%","400",{"startDate":"01-10-2009","showAnnotations":"true","endDate":"01-04-2010","ticker":"GOOG","liveQuote":"true","embedCodeDate":"2010-4-1"},{});}</script>
<div style="font-size:9px;text-align:right;width:100%;font-family:Verdana"><a href="http://www.wikinvest.com/chart/GOOG" style="text-decoration:underline; color:#0000ee;">View the full GOOG chart</a> at <a href="http://www.wikinvest.com/">Wikinvest</a></div>
<p>Nulla di trascendentale, ma ad offrire una cosa così senza registrazioni obbligatorie e con un comodo codice da copia-incollare non sono in molti. Fatene buon uso.<br />
NB: Ovviamente è flash.</p>
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		<title>Fanta-Trade, giocando al trading on-line</title>
		<link>http://www.diplod.it/2009/04/27/fanta-trade-giocando-al-trading-on-line/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 01:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
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		<description><![CDATA[Da poco ho scoperto questo FantaTrade: si tratta di un gioco per la simulazione della gestione economica di un patrimonio di 100.000 fanta-euro. Compra-vendita di azioni, investimenti su fondi privati (creati e gestiti da altri utenti) o su valute: insomma un gioco come una palestra per il trading on-line. I dati sono quelli dei mercati reali; le vincite o le perdite sono quindi le stesse a cui si andrebbe incontro nella realtà, ma i soldi sono tutti finti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="Nessuna"><img class="alignnone size-full wp-image-768" title="fanta-trade" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2009/04/fanta-trade.png" alt="" width="261" height="223" /></a></p>
<p>Giochi e giochetti on-line ce ne sono di tutti i tipi, per chi ha voglia di <span style="text-decoration: line-through;">perdere</span> passarsi il tempo c&#8217;è solo l&#8217;imbarazzo della scelta. In molti conosceranno <a title="hattrick - fanta calcio" href="http://www.hattrick.org/" target="_blank">Hattrick</a> o <a title="Buzzerbeater - fanta basket" href="http://www.buzzerbeater.com" target="_blank">Buzzerbeater</a>, giochi manageriali rispettivamente di calcio e basket. Da poco ho scoperto questo <a title="Fanta Trade" href="http://www.fanta-trade.eu/" target="_blank">FantaTrade</a>: si tratta di un gioco per la simulazione della gestione economica di un patrimonio di 100.000 fanta-euro. Compra-vendita di azioni, investimenti su fondi privati (creati e gestiti da altri utenti) o su valute: insomma un gioco come una palestra per il trading on-line. I dati sono quelli dei mercati reali; le vincite o le perdite sono quindi le stesse a cui si andrebbe incontro nella realtà, ma i soldi sono tutti finti.</p>
<p>L&#8217;ideatore della <em>baracca</em> è Andrea Grimaldi, giovane laureato in economia, in una <a title="Shannon - intervista Andrea Grimaldi" href="http://www.shannon.it/blog/fanta-trade-il-gioco-online-per-chi-vuole-imparare-a-giocare-in-borsa/" target="_blank">intervista rilasciata su Shannon</a> dichiara:<br />
<span id="more-767"></span></p>
<blockquote><p>Ideatore, sviluppatore e promotore del progetto rimango sempre io, Andrea, 26 anni, una laurea in economia, sviluppatore Php un po’ per caso. Dai tempi dell’università mi è sempre piaciuto giocare con i numeri e d’altronde <strong>chi non spera di avere il guizzo geniale e di trovare “la formulina” che indichi la via di una veloce ricchezza tra la valanga di dati, grafici ed informazioni che ogni giorno le borse producono e che sembrano, da quanto si dice nei telegiornali, avere ricadute sulla vita di tutti?</strong> Dunque <strong>economista</strong>, sviluppatore autodidatta e… giocatore. Diciamo che fino a qualche tempo fa spendevo molto tempo su giochi di strategia (anche e soprattutto browser game). Da lì ho capito che per appassionarsi ad un gioco non è detto che debba avere una grafica mozzafiato. </p></blockquote>
<p>Io mi sono iscritto.. e sono pure già riuscito a perdere qualche centinaio di fanta-euro, pazienza. Indubbiamente si nota la giovane età del sito, la grafica ancora ruspante, ma le carte in regola ci sono.<br />
Una bella idea, degna di nota, che potrebbe risultare in qualche modo utile anche ai numerosi studenti di economia.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>N Series: dove vuole arrivare Nokia?</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/12/24/n-series-dove-vuole-arrivare-nokia/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Dec 2008 16:10:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Telefonia e VoIP]]></category>
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		<description><![CDATA[Nokia punta ai servizi multimediali come mappe e sharing delle fotografie per espandere il mercato dei dispositivi della serie N. Dopo aver provato il Nokia N79 non si può che restare positivamente impressionati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-medium wp-image-718 aligncenter" title="nokia" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/12/nokia-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><small>[<a title="foto flickr" href="http://www.flickr.com/photos/rafeblandford/2821727538/">foto Flickr</a>]</small></p>
<p>Ho da poco acquistato un <a title="nokia n79" href="http://www.nokia.it/n79" target="_blank">Nokia N79</a>, volevo togliermi una voglia e l&#8217;ho fatto. Così nello stesso dispositivo mi sono trovato con un <strong>navigatore</strong>, una <strong>fotocamera</strong> in grado di <strong>geolocalizzare le immagini</strong> scattate e un sacco di altri applicazioni. Il salto rispetto ai telefoni di qualche anno fa è immenso, con tre o quattrocento euro ti porti a casa un aggeggino che ha molte più cose dell&#8217;iphone, touchscreen a parte.</p>
<p>Il navigatore e la connettività <a title="GPS - wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Global_Positioning_System" target="_blank">GPS</a> sono a mio avviso il pezzo forte, avere mappe navigabili con relativi <a title="POI - wikipedia en" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Point_of_interest" target="_blank">POI</a> è di grande aiuto. POI è una sigla che sta per Point Of Interest, si può decidere che cosa far apparire sulle mappe: dai distributori di carburante ai centri commerciali, dai monumenti ai luoghi di interesse turistico. Le mappe si scaricano prima sul proprio telefono connettendolo al PC via usb, tramite il software <a title="nokia map loader" href="http://www.nokia.it/A41096559" target="_blank">Nokia Map Loader</a>. Tutto questo evita di tenere attiva un&#8217;esosa connessione che impiega banda e risorse per poter navigare le mappe, i costi delle connessioni GPRS o UMTS degli operatori italiani sono ancora piuttosto elevati. Le mappe sono gratuite, mentre i servizi di navigazione vocale sono a pagamento. E&#8217; una scelta che non condivido, ma è tutto sommato capibile visto gli ingenti investimenti di nokia nel settore.</p>
<p><span id="more-717"></span></p>
<p>La casa finlandese sta <a title="comunicato stampa nokia" href="http://www.nokia.com/A4136001?newsid=1274512" target="_blank">spingendo molto</a> sui suoi <strong>dispositivi multimediali</strong> (la famosa serie N) e con <a title="nokia OVI" href="www.ovi.com">OVI</a>, la piattaforma sociale on-line, ha dato il via a quella <strong>sana commistione tra web 2.0 e mondo mobile</strong>. Basti pensare alle mappe che ora sono sbarcate sul portale: maps su Ovi è un servizio gratuito che permette alle persone di pre-programmare il viaggio stando a casa al proprio PC e successivamente sincronizzarlo con il cellulare, definendo prima di partire le rotte e le destinazioni preferite. Le persone possono condividere la loro posizione e tutti i luoghi socialmente significativi con amici, invitandoli a scambiare opinioni. Altri esempi sono il perfetto supporto di servizi email come Gmail, Hotmail, Yahoo sui dispositivi della serie N; senza contare il fatto che lo stesso OVI offre servizi di email e calendario on-line.</p>
<p>L&#8217;emergere di software come <a title="Fring" href="http://www.fring.com" target="_blank">Fring</a> poi aprono la strada a tanti affascinanti scenari: Fring è una applicazione java per cellulari che apre l&#8217;accesso a Skype®, MSN® Messenger, Google Talk™, ICQ, SIP, Twitter, Yahoo!™ e AIM® direttamente sul proprio telefonino.</p>
<p>Per chi come me viene catapultato nel mondo dei <em>cellulari evoluti</em> il <a title="Nokia N series" href="http://www.nseries.com" target="_blank"><strong>sito dedicato alla N series</strong></a> è un pozzo di scoperte: Widget, web radio, internet e splendide cose come <a title="Nokia viNe" href="http://www.nseries.com/nseries/vine/" target="_blank">viNe</a>. Se volete mettere un po&#8217; di acquolina in bocca vi consiglio di farci un salto.</p>
<p>Dopo aver giocato qualche giorno con questo aggeggino la domanda sorge spontanea: <strong>dove vuole arrivare Nokia e a cosa sta puntando? </strong><br />
Sebbene ultimamente abbia stimato al <a title="comunicato stampa nokia" href="http://www.nokia.com/A4136001?newsid=1275151" target="_blank">ribasso le previsioni di mercato</a>, l&#8217;unico modo per restare a galla nel settore della telefonia mobile sembra essere quello di <strong>offrire servizi software integrati col personal computer</strong>. Non solo hardware di qualità quindi, ma anche e soprattutto software e servizi: mappe, sharing on-line, messaggistica, organizer. Apple e il suo iPhone hanno aperto la strada, ma Nokia non è rimasta di certo a guardare. Dopo aver toccato con mano questi servizi, mi sento di affermare che la differenza tra i due mondi è molta e la bilancia pende tutta a favore di Nokia. Apple è incredibilmente brava nel marketing, ma un dispositivo da 600 euro (senza navigatore o geotagging delle foto, senza possibilità di registrare video.. solo per citarne alcune) non vale uno degli ultimi apparecchi della serie N. Nella mia modestissima opinione.<br />
Qualche mese riferivo dello <a title="cellulari tuttofare" href="http://www.diplod.it/2007/12/03/questi-aggeggini-mi-convincono-a-meta/" target="_blank">scetticismo a riguardo degli aggeggini tutto fare</a>, oggi devo in parte ricredermi..</p>
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		<title>La paga dei padroni</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/11/24/la-paga-dei-padroni/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 00:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli stipendi dei manager italiani sono davvero incredibili, mentre gli stipendi medi dei normali cittadini sono sotto la media europea. Vorrei lavorare da grande in una azienda dove il capo guadagna solo 1 dollaro all'anno.. Google docet.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/11/paga.jpg"><img class="aligncenter" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/11/paga.jpg" alt="La paga dei Padroni" width="250" height="383" /></a></p>
<p><a href="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/11/paga.jpg"></a>Ho iniziato a leggere quasi per caso &#8220;La Paga dei Padroni&#8221;, un libro scritto da due rinomati giornalisti (G. Dragoni e G. Meletti) che illustra la tremenda anomalia italiana, dove gli stipendi dei top manager sono altissimi e gli stipendi delle persone <em>normali</em> restano fermi da ormai troppi anni. E&#8217; un tema molto attuale, in tempi di crisi.</p>
<p>Spesso di fronte a parole e sigle inglesi ci si sente inadeguati, eppure l&#8217;economia non dovrebbe essere così astrusa: la matematica è ben più complicata. Il punto di vista degli autori è semplice, non è un libro scandalistico sugli stipendi d&#8217;oro dei banchieri ne sulla casta politica, si cerca invece di analizzare i centri di potere finanziario del capitalismo italiano con un occhio critico. Ho letto le prime venti pagine e già mi sento di consigliarlo.</p>
<p><span id="more-712"></span></p>
<p>Il <a title="Video: La Paga dei Padroni" href="http://pagadeipadroni.dolmedia.tv/" target="_blank">video di presentazione</a> illustra bene i temi del libro, che sono riassunti in questa breve descrizione:</p>
<blockquote><p>I numeri fanno impressione. Mentre la Borsa nel 2007 ha perso l’8 per cento circa, <strong>gli stipendi dei manager sono saliti del 17 per cento</strong>. Idem per il 2006. Lo stipendio di <strong>Alessandro Profumo</strong>, amministratore delegato dell’Unicredit, è cresciuto del 39 per cento (<strong>9 milioni 426mila euro</strong>). Il valore di mercato delle azioni Unicredit è sceso del 17 per cento. Perché?</p>
<p>Non è demagogia. L’economia italiana è in piena recessione. I salari perdono potere d’acquisto. È sempre più difficile arrivare alla fine del mese. <strong>E la colpa di chi sarebbe?</strong> Dei dipendenti pubblici, definiti “fannulloni”, dei piccoli imprenditori, tutti evasori, dei lavoratori dipendenti, poco produttivi e troppo sindacalizzati.</p>
<p><strong>Manager, banchieri e capitani d’industria restano immuni da responsabilità</strong>. Per loro, se c’è qualcosa che non va è a causa della politica o del mercato internazionale. Ma non è così. Basta vedere quanto guadagnano, e come.</p>
<p><strong>Questo libro mette insieme gli stipendi e le storie della nostra classe dirigente</strong>. Un sistema granitico, di signorie e vassallaggi. I nomi sono sempre gli stessi da anni: Ligresti, Pesenti, Berlusconi, Moratti, Agnelli, Colaninno, Romiti, De Benedetti, Caltagirone, Benetton&#8230; Protagonisti di un sistema che pensa più alla finanza che all&#8217;industria, più a mantenere un sistema di potere che a far prosperare le imprese. <strong>Condottieri di un capitalismo malato</strong>.</p>
<p>E poi c’è <strong>Mediobanca</strong>, l’epicentro del potere finanziario da sempre, la scatola nera del privilegio.<br />
La parola chiave è una sola: <strong>fedeltà</strong>. Allora lo stipendio milionario è assicurato.</p>
<p>Come insegna la saga infinita dei dirigenti pubblici, spostati da una parte all’altra, sempre con <strong>buonuscite record</strong>, e dopo aver accumulato, molto spesso, <strong>perdite disastrose</strong>. E quella dei <strong>capitalisti senza capitali</strong>, che controllano una società con un’altra società, un’altra ancora, un’altra&#8230; Così hanno diritto a pochi dividendi, ma il potere è loro, basta una firma ed ecco che scatta il compenso d’oro. [da chiarelettere]</p></blockquote>
<p>Inizio a leggerlo senza pretese, giusto per capire di più. So che farà male, ma questo è un tema che mi sta particolarmente a cuore: vorrei lavorare <em>da grande</em> in <a title="Stipendi dei top managers google" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2007/04/google-stipendio.shtml"><strong>una azienda dove il <em>capo</em> guadagna solo 1 dollaro all&#8217;anno</strong></a>, non tanto perchè è un pirla ma solo perchè è consapevole di averne a sufficienza per mangiare e togliersi qualche soddisfazione.. C&#8217;è sempre tanto da imparare!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Scelta della banca: quanto conta una demo dell&#8217;home-banking?</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/11/02/scelta-della-banca-quanto-conta-una-demo-dellhome-banking/</link>
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		<pubDate>Sun, 02 Nov 2008 22:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
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		<description><![CDATA[[foto Flickr] In questi giorni sto passando al setaccio diverse offerte per aprire un conto corrente. Le banche italiane fanno a gara per accaparrarsi i giovani: se hai meno di trent&#8217;anni ed entri in una qualsiasi filiale, parti avvantaggiato.. Al di là della discutibile preparazione di chi ti vuole vendere un conto corrente, la metà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-704 aligncenter" title="euro" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/11/euro.jpg" alt="" width="420" height="300" /><small>[foto <a title="flickr" href="http://www.flickr.com/photos/mesq/409860635/" target="_blank">Flickr</a>]</small></p>
<p>In questi giorni sto passando al setaccio diverse <strong>offerte per aprire un conto corrente</strong>. Le banche italiane fanno a gara per accaparrarsi i <strong>giovani</strong>: se hai meno di trent&#8217;anni ed entri in una qualsiasi filiale, parti avvantaggiato.. Al di là della discutibile preparazione di chi ti vuole vendere un conto corrente, la metà delle persone con cui ho parlato non conosceva con esattezza i costi delle cose che proponevano; ho notato che bene o male tutti offrono l&#8217;accesso via web ai servizi bancari.</p>
<p>Poichè gli orari delle filiali sono tutto fuorchè comodi per chi lavora, l&#8217;<strong>home banking</strong> più che un servizio è una <strong>necessità</strong>. Fa risparmiare tempo sia al cliente che all&#8217;istituto di credito, ma prima di affidarmi a tizio o a caio mi piacerebbe capire com&#8217;è questo servizio. Ecco allora che la presenza di una demo della piattaforma di home banking risulta fondamentale per la scelta.</p>
<p><span id="more-700"></span></p>
<p>Non tutti gli istituti di credito hanno una demo su cui navigare e fare qualche prova, non tutte le demo sono convincenti. E&#8217; il caso di <a title="MPS" href="http://www.mps.it/" target="_blank">MPS</a>, la demo sa molto di anni &#8217;90 e non ispira poi troppa fiducia, <a title="Unicredit" href="http://www.unicreditbanca.it/" target="_blank">Unicredit</a> invece ha addirittura la voce che ti guida e ti indica cosa fare.. Altri istituti, come <a title="BPER" href="http://www.bper.it/" target="_blank">BPER</a>, sono semplici e funzionali.</p>

<a href='http://www.diplod.it/2008/11/02/scelta-della-banca-quanto-conta-una-demo-dellhome-banking/demo-bper/' title='Demo BPER'><img width="150" height="150" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/11/demo-bper-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="Demo BPER" title="Demo BPER" /></a>
<a href='http://www.diplod.it/2008/11/02/scelta-della-banca-quanto-conta-una-demo-dellhome-banking/demo-mps/' title='Demo MPS'><img width="150" height="150" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/11/demo-mps-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="Demo MPS" title="Demo MPS" /></a>
<a href='http://www.diplod.it/2008/11/02/scelta-della-banca-quanto-conta-una-demo-dellhome-banking/demo-unicredit/' title='Demo Unicredit'><img width="150" height="150" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/11/demo-unicredit-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="Demo Unicredit" title="Demo Unicredit" /></a>

<p>Inutile dire che la questione sicurezza sia la più importante, sono i piccoli dettagli a fare la differenza. Unicredit punta tutto sulla <a title="RSA per Unicredit" href="http://www.rsa.com/press_release.aspx?id=6139" target="_blank">famosa chiavetta</a> che cambia password ogni 30 secondi: l&#8217;inventore della tecnologia è <a title="RSA" href="http://www.rsa.com/" target="_blank">RSA</a>, tra i leader del settore sicurezza informatica. Ciò che mi ha colpito di BPER sono accorgimenti come la tastiera virtuale per digitare la password di accesso con il mouse, per aggirare gli <a title="wikipedia - sniffing" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sniffing" target="_blank">sniffer</a>, o il fatto che al sito di home banking si acceda solo dall&#8217;home page principale della banca, per limitare il <a title="wikipedia - phishing" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Phishing" target="_blank">phishing</a>.</p>
<p>Insomma: <strong>quanto è contata la qualità della piattaforma di home banking nella scelta della vostra banca?</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mediaset denuncia, Youtube e Google innovano</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/08/05/mediaset-denuncia-youtube-e-google-innovano/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 10:24:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione e Media]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<category><![CDATA[olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[Tv]]></category>
		<category><![CDATA[youtube]]></category>

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		<description><![CDATA[Mediaset fa causa a Youtube, intanto Google annuncia la trasmissione delle olimpiadi in 75 Paesi e investe in innovazione: da oggi è disponibile la programmazione delle sale cinema.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torni dalle vacanze e ti trovi ciò che non ti aspetti: anche l&#8217;<a title="Mediaset su RWW" href="http://www.readwriteweb.com/archives/italian_tv_company_mediaset_su.php" target="_blank">Italia fa notizia all&#8217;estero</a>! <strong>Mediaset fa causa a YouTube</strong>. A parte il fatto che un video di Mai Dire Banzai o de Le Iene non può che far onore a <a title="Italia1" href="http://www.italia1.mediaset.it/" target="_blank">Italia1</a>, ma da oggi anche Mediaset è nell&#8217;elenco degli <strong>ottusi</strong>: la ragione ufficiale è che i nostri occhi, catturati dai video del portale controllato da Google, non possono più guardare la pubblicità trasmessa via etere. <a title="Punto Informatico - Mediaset e youtube" href="http://punto-informatico.it/2375765/PI/News/mediaset-youtube-ci-risarcisca-una-barca-denaro.aspx" target="_blank">Non è uno scherzo</a>, la particolarità della causa intentata a YouTube sta nel fatto che vengono calcolati i mancati introiti derivanti dalle 315.672 giornate &#8220;alla luce dei contatti rilevati e vista la quantità dei documenti presenti illecitamente sul sito&#8221;. Ciò che spaventa non sono i 500 milioni di euro chiesti come risarcimento, ma il fatto che abbiano <strong>pagato profumatamente qualche legale</strong> per scoprire che ci sono &#8220;almeno 4.643 filmati di nostra proprietà, pari a oltre 325 ore di materiale emesso senza possedere i diritti&#8221;.</p>
<p><span id="more-612"></span></p>
<p>Già, la gente guarda la tv, alla gente piace rivedere gli spezzoni più belli (o più brutti, dipende dai gusti) e poi finisce per caricarli su youtube. Sarò malato, ma secondo me <strong>non fanno altro che accrescere la popolarità dell&#8217;emittente</strong>. Perchè in fondo non è un prendere e rubare, ma un prendere e pubblicare: il marchio di Canale 5 resta ben evidente in basso a destra! Non si tratta di un libro, copiato e pubblicato senza citare l&#8217;autore, ma di una registrazione mostrata agli amici. Non sono un giurista, ma so perfettamente che il buon senso non si rispecchia quasi mai nelle leggi sul diritto d&#8217;autore. Probabilmente Google dovrebbe riconoscere parte degli introiti di YouTube generati coi video appartenenti alle amittenti.. Penso soprattutto a <strong>MTV</strong> (Viacom ha una causa avviata a sua volta).</p>
<p>Come fare? Bella domanda. Ma una cosa è certa: mentre qualcuno <strong>spende soldi per costruire una vertenza legale</strong>, qualcun&#8217;altro li investe meglio e <a title="youtube trasmette le olimpiadi" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Sport/2008/olimpiadi-pechino/news/olimpiadi-online-youtube.shtml" target="_blank">annuncia</a> che garantirà la <strong>copertura dei giochi olimpici nei Paesi dove le emittenti televisive non hanno acquistato i diritti</strong>. In India, Nigeria e altri 75 Paesi tra Africa, Asia e Medio Oriente sarà possibile seguire i giochi su YouTube. Per la prima volta nella storia delle olimpiadi, ci sarà un canale &#8220;olimpico&#8221; per il quale gli organizzatori potranno produrre contenuti e spezzoni di 10 minuti l&#8217;uno.<br />
Inoltre, notizia freschissima: da oggi su Google si possono fare <a title="Programmazione cinema su Google" href="http://googleitalia.blogspot.com/2008/08/una-chicca-per-gli-amanti-del-cinema.html" target="_blank">ricerche sulla programmazione delle sale cinematografiche</a>. Basta scrivere &#8220;cinema reggio emilia&#8221; nella casellina di ricerca..</p>
<p>Gli <strong>analisti finanziari</strong> dicono che sia proprio attraverso la costante innovazione e introduzione di servizi che Google attrae investimenti e si fa bello con gli azionisti. Sempre gli analisti, attentissimi al gossip, avrebbero rilevato che dopo la notizia della causa a Youtube le azioni Mediaset hanno subito un lieve incremento (vedia grafico sotto, preso da Google Finance. La bandierina con la &#8220;B&#8221; indica il momento in cui è uscita la notizia).</p>
<p><a href="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/08/mediaset-finance.png"><img class="alignnone size-full wp-image-614" title="mediaset-finance" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/08/mediaset-finance.png" alt="" width="500" height="285" /></a></p>
<p>Da notare che poi sono ricrollate come prima. Forse invece di assumere qualche legale in più era meglio <strong>investire sui giornalisti di <a title="Studio Aperto" href="http://odiostudioaperto.blogspot.com/" target="_blank">Studio Aperto</a>?</strong> Anche <a title="Del Debbio" href="http://odiodeldebbio.splinder.com/">Del Debbio</a> potrebbe essere d&#8217;accordo con me.. (date un occhiata ai link, meritevoli, ndr).</p>
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		<title>Aria fritta?</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/08/01/aria-fritta/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 13:43:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>

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		<description><![CDATA[Le basi per l'innovazione e il cambiamento. A volte le discussioni di quelli delle "Risorse Umane" fanno sorridere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A volte, ripeto: a volte.. quelli delle <strong>Risorse Umane</strong> mi fanno sorridere. Forse il corso di Gestione delle Risorse Umane, frequentato a &#8220;fine mandato&#8221; poco prima della laurea serve proprio a mettere in guardia l&#8217;ingegnere.</p>
<p>Sarà che se non sento parlare di <strong>numeri</strong> e di <strong>strumenti</strong> vado subito in fibrillazione, ma quando vedo alcuni schemi proprio non resisto. E&#8217; vero, è vero: a volte la sintesi è fondamentale, a volte saper costruire un quadro d&#8217;insieme è la base per realizzare gli obiettivi. E&#8217; vero, è vero: nel complesso lo schema non fa una piega. Ma..</p>
<p>L&#8217;hanno ripreso in tanti, mi ci metto pure io, ma il taglio è diverso. Ecco a voi gli <strong>effetti dell&#8217;addizione</strong>:</p>
<p><span id="more-605"></span></p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/07/cambiamento.jpg" alt="cambiamento" width="485" height="264" /></p>
<p>La <strong>fonte</strong> sarebbe: <em>La visione integrata dell’IT Governance, Risk e Compliance</em>, ADFOR - 2008 (<a title="humanitech" href="http://www.humanitech.it/?p=1335" target="_blank">via Humanitech</a>)</p>
<p>Ho spulciato sul sito di ADFOR, tra i white paper, su google, su blogbabel.. ma niente. Mi sarebbe piaciuto leggere l&#8217;analisi scritta, oltre allo schemino: magari interpreto male e dietro c&#8217;è un approfondito studio. In fondo l&#8217;innovazione è frutto di tante componenti, e quelle nello schemino servono tutte, anche se forse la misura dipende dalle <em>dimensioni</em> del cambiamento.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Knowledge Management e Risorse Umane: due casi studio</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jun 2008 23:34:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[ICT]]></category>
		<category><![CDATA[Knowledge Management]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
		<category><![CDATA[knowledge management]]></category>
		<category><![CDATA[presentazione]]></category>
		<category><![CDATA[siemens]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[southwest]]></category>

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		<description><![CDATA[Assieme ad altri compagni di sventura (leggi: università) abbiamo analizzato il caso di Siemens ShareNet e Southwest Airlines per il corso di Gestione delle Risorse Umane (già, facciamo anche questo..). Siemens è un colosso mondiale della componentistica elettronica e consulenza su progetti avanzati. Da diversi anni si è dotata di una piattaforma web per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Assieme ad altri compagni di sventura (leggi: università) abbiamo analizzato il caso di <a href="http://w1.siemens.com/" title="siemens" target="_blank">Siemens</a> ShareNet e <a href="http://www.southwest.com/" title="southwest airlines" target="_blank">Southwest Airlines</a> per il corso di Gestione delle Risorse Umane (già, facciamo anche questo..).</p>
<p>Siemens è un colosso mondiale della componentistica elettronica e consulenza su progetti avanzati. Da diversi anni si è dotata di una piattaforma web per il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Knowledge_management" title="knowledge management" target="_blank">Knowledge Management</a>. Gestione della Conoscenza, per chi ancora parla come mangia.<br />
Su ShareNet i dipendenti Siemens scambiano informazioni, c’è una bacheca per le richieste urgenti, un forum, strumenti di chat e videoconferenza. Si tratta di un luogo virtuale per la collaborazione, il cui scopo è la memorizzazione della conoscenza acquisita coi progetti passati e quelli in corso.<br />
ShareNet ha vinto il “<strong>Best Global Knowledge Management Network</strong>” award nel 1999, quando il sistema stava ancora prendendo forma. Oggi è diventato un <strong>social network aziendale</strong> di fondamentale importanza, ma il successo che ha avuto non è frutto della propensione alla condivisione innata nei dipendenti Siemens.<br />
Per promuovere e far utilizzare il sistema si sono spese <strong>cifre importanti</strong>, milioni di dollari; si sono individuati <strong>manager</strong> addetti all’implementazione e alla promozione della piattaforma nelle diverse divisioni; sono stati individuati “template” per l’inserimento delle informazioni e venivano elargiti <strong>premi</strong> alle persone che maggiormente contribuivano ai contenuti.<br />
La morale? Non è sufficiente la <strong>progettazione condivisa</strong>, è indispensabile anche il &#8220;marketing interno&#8221; per far decollare un social network. Un sistema di Knowledge Management non può funzionare se non viene <strong>costantemente  alimentato</strong>.</p>
<p>Queste sono le slides della nostra presentazione, le pubblico on-line, come al solito, per non farle precipitare nel dimenticatoio delle “fatiche formative”.</p>
<p><span id="more-572"></span></p>
<div style="width:425px;text-align:left" id="__ss_455062"><object style="margin:0px" width="425" height="355"><param name="movie" value="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=siemensxp-1212965554774379-8"/><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed src="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=siemensxp-1212965554774379-8" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed></object>
<div style="font-size:11px;font-family:tahoma,arial;height:26px;padding-top:2px;"><a href="http://www.slideshare.net/?src=embed"><img src="http://static.slideshare.net/swf/logo_embd.png" style="border:0px none;margin-bottom:-5px" alt="SlideShare"/></a> | <a href="http://www.slideshare.net/diplod/siemens-sharenet?src=embed" title="View Siemens ShareNet on SlideShare">View</a> | <a href="http://www.slideshare.net/upload?src=embed">Upload your own</a></div>
</div>
<p>Sothwest è una compagnia aerea low cost che opera negli Stati Uniti, fu la prima a buttarsi sul mercato dei voli a basso costo e al suo modello si sono ispirate altre società, come <a href="http://www.ryanair.com/site/IT/" title="ryanair" target="_blank">Ryanair</a> o <a href="http://www.easyjet.com/" title="easyjet" target="_blank">easyJet</a>.<br />
A un osservatore esterno sembrerebbe una compagnia felice, fatta di gente con una gran voglia di  lavorare e fare feste. Sfruttano la gente come nessuno sa fare, la fanno lavorare il doppio e la pagano la metà. Eppure non hanno tanti licenziamenti, il <strong>turnover è basso</strong> e c’è un grande <strong>senso di affiliazione</strong> da parte di tutti i dipendenti. C’è una idea di fondo che permea la cultura organizzativa: quella della famiglia. Della famiglia si tende a non parlar male, in famiglia ci si aiuta a vicenda e si fanno sacrifici per il bene comune. In famiglia ci si può anche divertire, e rilassare. Sarà l’idea vincente?</p>
<p>Il <strong>CEO</strong> di Southwest è il <strong>meno pagato</strong> del settore, eppure generano ricavi migliori a tutti i competitori. C’è una cosa che mi ha fatto pensare: provate a guardare il sito rivolto alle <a href="http://www.southwest.com/careers/" title="southwest" target="_blank">possibilità di carriera di Southwest</a> e <a href="http://corporate.airfrance.com/en/the-airline/men-and-women/index.html" title="airfrance" target="_blank">quello di Airfrance</a>, <strong>la differenza si nota?</strong></p>
<p>Come sopra, ecco la presentazione.</p>
<div style="width:425px;text-align:left" id="__ss_381514"><object style="margin:0px" width="425" height="355"><param name="movie" value="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=southwest-airlines-diplod-1209563745587138-8"/><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed src="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=southwest-airlines-diplod-1209563745587138-8" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed></object>
<div style="font-size:11px;font-family:tahoma,arial;height:26px;padding-top:2px;"><a href="http://www.slideshare.net/?src=embed"><img src="http://static.slideshare.net/swf/logo_embd.png" style="border:0px none;margin-bottom:-5px" alt="SlideShare"/></a> | <a href="http://www.slideshare.net/diplod/southwest-airlines-381514?src=embed" title="View Southwest Airlines on SlideShare">View</a> | <a href="http://www.slideshare.net/upload?src=embed">Upload your own</a></div>
</div>
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		<title>Vodafone e Benetton: ambiente, Africa. La responsabilità sociale di grandi aziende.</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/05/16/vodafone-e-benetton-ambiente-africa-la-responsabilita-sociale-di-grandi-aziende/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2008 14:26:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione e Media]]></category>
		<category><![CDATA[benetton]]></category>
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		<category><![CDATA[vodafone]]></category>

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		<description><![CDATA[La responsabilità sociale sta diventando sempre più importante per le aziende. E’ un fatto, ed è pure un bene. Oggi grandi aziende propongono e vengono coinvolte in progetti umanitari o a sostegno dell’ambiente. Gli ultimi due casi che io ricordi sono quelli di Vodafone e Benetton. La multinazionale delle telecomunicazioni propone per il secondo anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La responsabilità sociale sta diventando sempre più importante per le aziende. E’ un fatto, ed è pure un bene. Oggi grandi aziende propongono e vengono coinvolte in progetti umanitari o a sostegno dell’ambiente. Gli ultimi due casi che io ricordi sono quelli di Vodafone e Benetton.</p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/05/vodafone.jpg" alt="vodafone" align="left" />La multinazionale delle telecomunicazioni propone per il secondo anno consecutivo la <a href="http://www.myfuture.vodafone.it/" title="Vodafone myFuture" target="_blank">raccolta di cellulari smessi</a>. E’ possibile consegnare i propri apparecchi inutilizzati presso i punti vendita Vodafone oppure nelle piazze italiane dove passerà la carovana (in questi giorni è a Lecce). Per ogni dispositivo consegnato verranno date in omaggio tre lampadine a basso consumo energetico, offerte da Enel.Ogni telefono raccolto saranno inviati ad impianti dedicati alla valutazione e selezione. I prodotti ritenuti validi saranno ricommercializzati in altri mercati, mentre quelli non funzionanti saranno disassemblati e smaltiti.Tutto il ricavato verrà utilizzato per la costruzione di pannelli fotovoltaici nelle scuole italiane. E’ possibile contribuire anche inviando un sms dal costo di 3 euro al numero 48535.</p>
<p><span id="more-554"></span></p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/05/benetton.jpg" alt="benetton" align="right" />Anche Benetton, multinazionale italiana di abbigliamento, ha lanciato una <a href="http://www.benetton.com/africaworks-press/it/index.html" title="Benetton" target="_blank">campagna di comunicazione con tematiche sociali</a>, questa volta il focus non è sull’ambiente ma sull’aiuto all’Africa. Si tratta del sostegno al microcredito, progetto del cantante senegalese Youssou N’Dour: “la mia esperienza diretta mi ha aperto gli occhi sul fatto che un prestito, per quanto ridotto sia il suo importo, se destinato a sviluppare un’idea, a realizzare un progetto, è una maniera efficace per lottare contro la povertà. Per questo è necessario che tutti prendano coscienza del valore del microcredito: l’Africa non chiede carità, ma fondi rimborsabili a interessi agevolati.”Certo sarebbe stato più interessante sapere che la realizzazione dei maglioni non avvenga sfruttando lavoro minorile o manodopera sottopagata, oppure che le antenne di trasmissione della rete mobile vengano sottoposte a rigidi controlli sulle emissioni elettromagnetiche. Il dubbio è sempre quello che sotto alla veste comunicativa, ci sia quella spietata del profitto. Per una volta però voglio essere guardare le cose in positivo. Mi capita sempre più spesso di leggere messaggi pubblicitari e promozioni con richiami all’ambiente o a progetti umanitari. E’ senz’altro un fattore positivo.</p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/05/etnies.jpg" alt="etnies" align="left" />C’è chi è andato oltre il semplice progetto, e ha cambiato il proprio modo di produrre per migliorare la salute dei propri dipendenti e del pianeta. Si tratta di <a href="http://etnies.com/" title="etnies" target="_blank">Etnies</a>, azienda che produce calzature. Nella <a href="http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1078399,00.html" title="report 11 maggio 08" target="_blank">puntata di Report di Domenica 11 maggio</a>, un interessante servizio evidenziava come da qualche mese nelle fabbriche di scarpe si utilizzasse un nuovo collante per la suola, che a differenza dei collanti tradizionali non contiene sostanze chimiche pericolose: è a base di resina e acqua. I dipendenti (rigorosamente cinesi) possono stenderlo sulle scarpe senza guanti ne mascherina. Lezione di ecologia ai cinesi? Intanto il pianeta ringrazia.</p>
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		</item>
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		<title>Frontier Analyst: software di analisi prestazioni e supporto decisionale</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/04/22/frontier-analyst-software-di-analisi-prestazioni-e-supporto-decisionale/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 00:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Ingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>
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		<category><![CDATA[banxia]]></category>
		<category><![CDATA[confronto]]></category>
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		<description><![CDATA[[foto Flickr] Frontier Analyst è un software sviluppato da Banxia, una software house inglese piuttosto intraprendente. L&#8217;obiettivo di questo programma è fornire uno strumento decisionale per valutare le prestazioni di diverse business units (filiali, negozi, reparti ospedalieri, uffici pubblici o vere e proprie unità di business aziendali..) e indicare i possibili margini di miglioramento, sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/04/lego-wall.jpg" alt="Lego Wall" /><br />
<small>[foto <a href="http://www.flickr.com/photos/gadgetgirl70/201696636/" title="Lego wall" target="_blank">Flickr</a>]</small></p>
<p><a href="http://www.banxia.com/frontier/index.html" title="Frontier Analyst" target="_blank">Frontier Analyst</a> è un software sviluppato da <a href="http://www.banxia.com/" title="Banxia" target="_blank">Banxia</a>, una software house inglese piuttosto intraprendente. L&#8217;obiettivo di questo programma è fornire uno <strong>strumento decisionale</strong> per <strong>valutare le prestazioni di diverse business units</strong> (filiali, negozi, reparti ospedalieri, uffici pubblici o vere e proprie unità di business aziendali..) e indicare i possibili margini di miglioramento, sulla base di un <strong>confronto &#8220;alla pari&#8221;</strong>.</p>
<p>Frontier si basa sulla <strong>analisi DEA</strong> (Data Envelop Analysis), sviluppatasi originariamente nel settore della pubblica amministrazione dove non c&#8217;erano obiettivi di &#8220;profitto&#8221; con cui confrontarsi. Si tratta di un metodo di analisi dei dati volto a individuare una &#8220;<strong>frontiera efficiente</strong>&#8220;, ovvero una linea ideale che rappresenta il miglior tasso produttivo generato dalle unità che si stanno valutando. Per approfondire si faccia riferimento a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Data_Envelopment_Analysis" title="DEA" target="_blank">wikipedia</a>.</p>
<p>Installando la versione dimostrativa del software è possibile capirne subito il concetto. In questa schermata ad esempio si vogliono valutare le prestazioni di diverse filiali di una banca. Esse hanno un solo input, il personale, e due output, i trasferimenti dovuti a conti privati e a conti aziendali.<br />
<span id="more-529"></span></p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/04/frontier-analisi-banche.PNG" alt="Schermata Frontier" /></p>
<p>L&#8217;esempio è ovviamente banale, ma utile a capire il concetto base del software.<br />
Lanciando l&#8217;analisi si ottiene la valutazione di ogni unità di business, di ogni filiale.</p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/04/frontier-plot.gif" alt="Frontier plot" /></p>
<p>Il &#8220;<strong>grafico di frontiera</strong>&#8221; individua in Manchester l&#8217;unità con il miglior rapporto <strong>Trasferimenti Aziendali/Personale</strong> e in Glasgow quella con miglior rapporto <strong>Trasferimenti Privati/Personale</strong>. Queste saranno le unità con efficienza 100%, quelle che rispettivamente generano maggiori profitti col personale a disposizione. Per capire l&#8217;efficienza delle altre dovremo tirare una linea che congiunge l&#8217;origine degli assi alla frontiera individuata, la posizione della unità su questa linea rappresenta l&#8217;efficienza.</p>
<p>Finchè le dimensioni sono due nessun problema; chiaramente il punto di forza è l&#8217;<strong>analisi multidimensionale</strong>, dove il software ci viene in aiuto.</p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/04/frontier-potential-improvement-graph.gif" alt="Frontier improvement graph" /></p>
<p>Il grafico di analisi per ogni Business Unit mostra i livelli di input e output necessari per rendere quella unità &#8220;totalmente&#8221; efficiente (vedi sopra). In sostanza ci <strong>indica quali input tagliare, su quali investire e su quali output è opportuno puntare</strong>. L&#8217;importanza di questo metro è data dal fatto che si basa su <strong>comparazioni &#8220;alla pari&#8221;</strong>, quindi i risultati dovrebbero essere realmente raggiungibili dalle singole unità. In questo caso il software proponeva di tagliare sul personale nella filiale di Leeds.</p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/04/frontier-opzioni-analisi.gif" alt="Frontier opzioni di analisi" /></p>
<p>Le analisi si possono effettuare secondo due metodi: avendo come obiettivo la <strong>minimizzazione degli input</strong> oppure la <strong>massimizzazione degli output</strong>. C&#8217;è un pannello dal quale si possono impostare queste opzioni (vedi immagine sopra).<br />
I risultati sono ovviamente differenti. In questo esempio: nel primo caso viene proposta una drastica riduzione del personale (di circa l&#8217;80%) e investimenti sul mercato business, mentre nel secondo caso non viene proposta nessuna riduzione del personale.<br />
<strong>Caso minimizzazione degli input</strong></p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/04/frontier-efficiency-table.gif" alt="Frontier Min input" /></p>
<p><strong>Caso massimizzazione output</strong></p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/04/frontier-maximize-output.gif" alt="Frontier Max output" /></p>
<p>Sono presenti inoltre utili strumenti per l&#8217;<strong>importazione dei dati da excel, database, file xml</strong>. Ho testato l&#8217;importazione di datida Excel e funziona senza intoppi, notevole.<br />
Molto interessanti le funzioni di <strong>esportazione dei dati</strong>. Oltre alla classica reportistica &#8211; è possibile creare documenti word sulla base dei dati si analisi &#8211; è presente anche una funzione per la <strong>pubblicazione sul web</strong>, che nella versione demo è disabilitata. Sulla carta però è possibile costruire un sito web per la presentazione dei risultati ottenuti con la simulazione.</p>
<p>Per quanto riguarda i dati, non si ragiona solo in termini di input/output. Si possono inserire anche costi, così come gli input non controllabili, per effettuare simulazioni che rispecchino la realtà.<br />
Altri utili supporti visivi sono il grafico di distribuzione dell&#8217;efficienza e il diagramma descrittivo del processo produttivo, riportati qui sotto.<br />
<strong> Grafico distribuzione</strong>: rappresenta il numero di unità posizionate sui diversi livelli di efficienza</p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/04/frontier-score-sistribution.gif" alt="Frontier Distribuzione" /></p>
<p><strong>Diagramma processo</strong></p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/04/frontier-diagram-process.gif" alt="Frontier processo" /></p>
<p><strong>Qualche considerazione critica</strong></p>
<p>Ovviamente si tratta di uno strumento di <strong>supporto decisionale</strong>, e non di un decisore. Per quanto possa essere affidabile l&#8217;analisi matematica, non possiamo riprodurre con qualche numero tutte le variabili che entrano in gioco nei contesti reali. I risultati di un software come questo possono dare una indicazione di massima sulla strada da seguire, ma non saranno mai alla base delle decisioni.</p>
<p>L&#8217;unica perplessità è che queste analisi alla pari magari non tengono conto delle potenzialità di sviluppo anche delle business units migliori, forse il <strong>benchmarking esterno</strong> resta fondamentale per capire la reale situazione.</p>
<p>Senza dubbio l&#8217;impostazione grafica che ricorda il nuovo <strong>Microsoft Office</strong>, i <strong>tool di esportazione/importazione</strong> dati e la <strong>semplicità di utilizzo</strong> ne fanno un software appetibile. La <strong>curva di apprendimento non è per nulla ripida</strong>, dopo un&#8217;occhiata agli esempi si entra subito nell&#8217;idea di base del programma.</p>
<p>Se poi aggiungiamo che il prezzo di licenza è decisamente abbordabile per il target a cui si rivolge, le conclusioni non possono essere che <strong>positive</strong>. Credo possa essere utile in quelle situazioni di analisi e sviluppo per aziende, ma anche per la pubblica amministrazione o le associazioni no-profit. In tutte quelle circostanze dove diventa fondamentale comparare tra loro le unità produttive interne.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il server delle poste: &#8220;torno subito&#8221;</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/02/22/il-server-delle-poste-torno-subito/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 16:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>
		<category><![CDATA[home banking]]></category>
		<category><![CDATA[orari]]></category>
		<category><![CDATA[poste]]></category>
		<category><![CDATA[postepay]]></category>

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		<description><![CDATA[foto Ciccio Pizzettaro Ho una carta poste-pay, come tanti. Vorrei visualizzare la lista dei movimenti direttamente on-line; già diverse volte mi ero recato al bancoposta per la stessa operazione ma è stato impossibile poichè lo scontrino per la stampa della lista era esaurito. All&#8217;interno della filiale 20 minuti di coda. Verifico il da farsi sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/02/poste.jpg" alt="poste italiane" /><br />
<small><a href="http://www.flickr.com/photos/cicciopizzettaro/349497558/" title="flickr" target="_blank">foto Ciccio Pizzettaro</a></small></p>
<p>Ho una carta <strong>poste-pay</strong>, come tanti. Vorrei visualizzare la <strong>lista dei movimenti</strong> direttamente on-line; già diverse volte mi ero recato al bancoposta per la stessa operazione ma è stato impossibile poichè lo scontrino per la stampa della lista era esaurito. All&#8217;interno della filiale 20 minuti di coda.<br />
Verifico il da farsi sul sito di <a href="http://www.poste.it/" title="poste italiane" target="_blank">Poste Italiane</a> e già arrivano i primi mal di pancia. Per poter usufruire dei servizi on-line è necessario attivare un account e-mail col dominio poste.it, che stress. Odio avere mille indirizzi e-mail, preferisco centralizzare la ricezione della posta tutta su un unico indirizzo, a maggior ragione se questa riguarda le comunicazioni per la mia carta di credito.<br />
Se però è l&#8217;unico modo, se non basta aver dato il codice fiscale, se bisogna avere l&#8217;email pincopallino@poste.it, si fa! Attendo il telegramma che arriverà a casa mia con il codice di attivazione: ci può stare, per la sicurezza sono disposto a tutto.</p>
<p>Poi per curiosità do un&#8217;occhiata ai <a href="http://www.poste.it/online/" title="servizi on-line poste" target="_blank"><strong>servizi offerti</strong></a>. <strong>Panico!</strong> Sapevate che i servizi elettronici hanno gli orari? Mi spiego meglio; se vuoi pagare un bollettino con carta poste-pay, ad esempio il canone RAI, puoi farlo comodamente dalle 6 del mattino alle 23.30. Poi anche il server deve dormire..<br />
Non so se ridere o piangere. Ho sbagliato qualcosa? Immagino che tanti altri abbiano la postepay, qualcuno sa darmi qualche informazione in più?</p>
<p><span id="more-495"></span></p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/02/poste-orari.png" alt="Poste - orari e costi" /></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Innovazione e ambiente: ma l&#8217;auto del futuro arriverà mai nel presente?</title>
		<link>http://www.diplod.it/2007/12/23/innovazione-e-ambiente-ma-lauto-del-futuro-arrivera-mai-nel-presente/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Dec 2007 18:54:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>
		<category><![CDATA[auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[bollore]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[italian style]]></category>
		<category><![CDATA[pininfarina]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è un po&#8217; di italian style, un po&#8217; di innovazione, un po&#8217; di eco-sensibilità nella joint venture Pininfarina-Bollorè. Nascerà un&#8217;auto totalmente elettrica, zero emissioni di CO2, sulla carta prestazioni degne di rispetto. Autonomia di 250 Km su percorsi urbani (quelli più duri, perchè pieni di accelerazioni) 5 ore per la carica completa 5 minuti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/12/italian-style.jpg" alt="Italian Style" /></p>
<p>C&#8217;è un po&#8217; di <strong>italian style</strong>, un po&#8217; di <strong>innovazione</strong>, un po&#8217; di <strong>eco-sensibilità</strong> nella <strong>joint venture</strong> <a href="http://www.pininfarina.it" title="Pininfarina" target="_blank">Pininfarina</a>-<a href="http://www.bollore.com/" title="Bollorè Group" target="_blank">Bollorè</a>. Nascerà un&#8217;<strong>auto totalmente elettrica</strong>, zero emissioni di CO2, sulla carta prestazioni degne di rispetto.</p>
<ul>
<li>Autonomia di 250 Km su percorsi urbani (quelli più duri, perchè pieni di accelerazioni)</li>
<li>5 ore per la carica completa</li>
<li>5 minuti di carica per effettuare 25 Km di strada</li>
<li>vita utile che permette di oltrepassare 200.000 Km percorsi</li>
<li>4,9 secondi per raggiungere i 50 km/h</li>
<li>velocità massima di 130 Km/h</li>
</ul>
<p><span id="more-444"></span></p>
<p>Nel <a href="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/12/comunicato-bollore-pinifarina-en.pdf" title="Comunicato Bollore-Pininfarina auto elettrica">comunicato ufficiale del gruppo Bollorè</a> si legge:</p>
<blockquote><p>Bolloré and Pininfarina are teaming up to create a 50/50 joint venture to produce a 100% electric vehicle. The vehicle will be marketed under the Pininfarina brand. The total capital investment is estimated at 150 million euros. The vehicle will be manufactured in Italy and will benefit from Pinninfarina’s extensive track record in design and the production of top-of-the range vehicles. It will be equipped with the revolutionary Lithium Metal Polymer battery developed by the Bolloré Group.</p></blockquote>
<p>Ovvero:</p>
<blockquote><p>Bollorè e Pininfarina stanno collaborando alla creazione di una joint venture, con partecipazione 50/50, per produrre un&#8217;auto elettrica al 100%. Questo veicolo sarà commercializzato con il marchio Pininfarina. L&#8217;investimento totale è stimato in 150 milioni di euro. La vettura sarà prodotta in Italia e trarrà beneficio dalle competenze di Pinifarina nel design e nella produzione di veicoli di alta gamma. Sarà equipaggiata con la rivoluzionaria batteria &#8220;<a href="http://www.greencarcongress.com/2005/03/bolloreacute_gr.html" title="Lithium Metal Polymer" target="_blank">Lithium Metal Polymer</a>&#8221; sviluppata dal gruppo Bollorè (dopo 15 anni di ricerche).</p></blockquote>
<p>Quindi una partecipazione al 50% e la <strong>produzione in Italia</strong>. Il comunicato prosegue informando che le prime vetture saranno disponibili nell&#8217;<strong>estate 2009</strong> (ordinabili già da Dicembre 2008). Sarà una <strong>vettura di alta gamma</strong>, sul costo ancora non trapela  nulla, anche se <a href="http://www.repubblica.it/2007/12/motori/motori-dicembre-2007/motori-pininfarina-bollore/motori-pininfarina-bollore.html" title="Repubblica" target="_blank">Repubblica parla di indiscrezioni</a> sui 20.000 euro. Il fatto che venga disegnata da Pininfarina dovrebbe essere una garanzia sul design, generalmente le vetture ecologiche hanno linee improponibili e decisamente poco attraenti. La speranza è che queste automobili abbiano successo e si inizino a vedere sempre più punti di ricarica, luoghi in cui è possibile allacciarsi alla corrente elettrica per fare &#8220;rifornimento&#8221;.</p>
<p>Anche se diversi problemi restano:</p>
<ul>
<li>Un&#8217;auto elettrica non è a impatto zero. Serve comunque energia elettrica per il suo funzionamento, questa deve essere prodotta da qualche centrale con relative emissioni inquinanti.. Sarebbe meglio vedere sul mercato l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Economia_dell'idrogeno" title="Economia dell'Idrogeno - Wikipedia" target="_blank">auto a idrogeno</a> o l&#8217;improbabile <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Motore_ad_aria_compressa" title="Motore ad aria compressa - Wikipedia" target="_blank">auto ad aria compressa</a>.</li>
<li>Sarà comunque una vettura di alta gamma (quindi con alti costi), che difficilmente potrà avere una diffusione di massa.</li>
<li>Resta il problema delle infrastrutture, mancano le aree di servizio per la carica.</li>
</ul>
<p>Sinceramente, dopo tanti annunci di auto futuristiche dalle mille possibilità, inizio a essere pessimista. Ben vengano queste notizie, ma finchè non uscirà qualcosa di veramente utilizzabile sul mercato, finchè queste fantastiche vetture non avranno costi paragonabili a quelle tradizionali (a parità di gamma), finchè non ci sarà un chiaro intento dei governi per spingere le case automobilistiche alla produzione di vetture ecologiche, resterò nel dubbio.</p>
<p>Intanto, ho scoperto che esiste una &#8220;<strong>associazione di cultori, ricercatori, innovatori e appassionati di fonti energetiche rinnovabili e di tecnologie efficienti</strong>&#8220;: <a href="http://www.energoclub.it" title="EnergoClub" target="_blank">EnergoClub</a>. Hanno messo in piedi una lodevole iniziativa, per la costituzione di un <a href="http://www.energoclub.it/doceboCms/page/501/Gruppo_di_acquisto_auto_elettriche.html" title="Gruppo acquisto auto elettriche" target="_blank">gruppo di acquisto di auto elettriche</a>, finalizzato alla &#8220;creazione di un consistente gruppo formato da persone che dichiarano il proprio interesse ad acquistare un&#8217;auto elettrica&#8221; con determinate caratteristiche. Fateci un salto!</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>CoopVoce: finalmente una tariffa senza trucchi.</title>
		<link>http://www.diplod.it/2007/06/17/coopvoce-finalmente-una-tariffa-senza-trucchi/</link>
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		<pubDate>Sun, 17 Jun 2007 22:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[ICT]]></category>

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		<description><![CDATA[Ebbene si, in molti avranno visto lo spot sulle reti nazionali: da oggi nasce CoopVoce. Una nuova compagnia telefonica? Si e no, semplicemente la coop ha raggiunto un accordo con telecom per offrire ai propri soci un servizio di telefonia mobile. Finalmente una tariffa comprensibile, 15 centesimi al minuto per le chiamate verso qualsiasi numero, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" title="coop voce" id="image293" alt="coop voce" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/06/logo_coopvoce.gif" />Ebbene si, in molti avranno visto lo spot sulle reti nazionali: da oggi nasce <a target="_blank" title="coopvoce" href="http://www.coopvoce.it">CoopVoce</a>. Una nuova compagnia telefonica? Si e no, semplicemente la coop ha raggiunto un accordo con telecom per offrire ai propri soci un servizio di telefonia mobile.  Finalmente una <strong>tariffa comprensibile</strong>, 15 centesimi al minuto per le chiamate verso qualsiasi numero, 15 centesimi per i messaggi, 15 centesimi di scatto alla risposta. Stop.<br />
Nulla di estremamente vantaggioso, nulla di strano, ma nell&#8217;<a target="_blank" title="tre - piani tariffari" href="http://www.tre.it/3foryou/PianiTariffari/Ricaricabili/index_12617_ITA_HTML.htm">era delle chiamate a 5 centesimi al minuto</a> (però solo se fai almeno una ricarica al mese, con gli scatti anticipati della durata di tre minuti quindi il primo minuto paghi 15 centesimi lo stesso, se ti scordi di ricaricare il mese dopo ti aumenta la tariffa e torna lo scatto alla risposta, ecc..) o quella dei <a target="_blank" title="vodafone zero limits" href="http://www.areaprivati.190.it/190/trilogy/jsp/channelView.do?contentKey=24913&#038;pageTypeId=9607&#038;channelId=-8668&#038;tk=9607%2Cc&#038;ty_key=pri_HP_zero_limiti">messaggi gratis</a> (però paghi il primo, poi il primo mese paghi 8 euro per l&#8217;attivazione, gli altri mesi paghi 6 euro, poi se vuoi mandarli anche a quelli che non sono vodafone come te devi pagare qualcosina di più, ma è una scelta..) è decisamente un passo in avanti.<br />
La mia non è pubblicità gratuita, ma la speranza che questa iniziativa possa smuovere qualcosa nel mercato della telefonia mobile. In Italia si sente l&#8217;esigenza dell&#8217;<strong>operatore trasparente</strong>.</p>
<p><span id="more-292"></span></p>
<p>Le ambizioni di Coop sono decisamente alte, ma non si possono che condividere:</p>
<blockquote><p>Il mercato della telefonia mobile in Italia rappresenta, dalla prospettiva del consumatore, un unicum negativo nel panorama europeo.<br />
Le ragioni sono presto dette:</p>
<ul>
<li><font face="Verdana">I prezzi (le tariffe) sono i meno competitivi per i consumatori</font></li>
<li><font face="Verdana">I piani tariffari sono per scelta poco trasparenti e poco confrontabili </font></li>
<li><font face="Verdana">Le promozioni presentano spesso numerosi elementi fuorvianti</font></li>
<li><font face="Verdana">Fino alla nascita di CoopVoce, non esistevano Operatori Mobili Virtuali che potessero contribuire ad aumentare la pressione competitiva </font></li>
</ul>
<p><font face="Verdana">Tutto questo ha consentito agli operatori di realizzare i maggiori margini in Europa, a danno dei consumatori e delle famiglie.</font></p>
<p><font face="Verdana">CoopVoce si pone l’ambizioso obiettivo di aprire una breccia nel mercato della telefonia mobile in Italia, ponendosi come alternativa credibile alle offerte esistenti e trasferendo ai consumatori i vantaggi derivanti dalla gestione diretta e autonoma della propria offerta commerciale.</font></p></blockquote>
<p>Sul mensile dei soci coop c&#8217;è una dichiarazione di <strong>Francesco Pinelli</strong>, dirigente di Coop Italia che ha seguito la nascita del progetto CoopVoce: &#8220;Abbiamo deciso di operare in questo settore puntando su una strategia molto chiara. Inizialmente partiremo con una sola tariffa, cui in futuro ne aggiungeremo un altro paio, magari più orientate su target specifici come i giovani, ma con caratteristiche di fondo simili&#8221;.</p>
<p>Tutto molto bello, ma permettetemi una piccola critica: non si poteva evitare la <strong>ricarica col premio del 20%</strong> e abbassare un poco le tariffe? Si parla tanto di chiarezza e trasparenza, allora perchè proporre ricariche da 10 euro che in realtà ne valgono 12? Meglio pagare 12 centesimi invece che 15, e chissenefrega del premio sulla ricarica.</p>
<p>In ogni caso questa iniziativa di Coop è lodevole e da tenere sott&#8217;occhio, l&#8217;obiettivo dichiarato è raggiungere il milione di utenti nel giro di tre anni, e in futuro proporre pacchetti anche per la telefonia fissa e per internet. Staremo a vedere..</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Estendere il proprio business on-line</title>
		<link>http://www.diplod.it/2007/06/02/estendere-il-proprio-business-on-line/</link>
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		<pubDate>Sat, 02 Jun 2007 16:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>
		<category><![CDATA[e-commerce]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho scoperto quasi per caso questo TradeKey.com, cercando pannelli solari per ricaricare un notebook sono capitato sull&#8217;annuncio di un rivenditore della Malaysia che cercava fornitori di caricatori solari, da distribuire nel proprio mercato interno. TradeKey è infatti un servizio che mette in comunicazione produttori, distributori, agenti e fornitori in tutto il mondo. Il servizio è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" title="Logo TradeKey" id="image275" alt="Logo TradeKey" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/06/logo_tradekey.gif" />Ho scoperto quasi per caso questo <a title="TradeKey" target="_blank" href="http://www.tradekey.com/">TradeKey.com</a>, cercando pannelli solari per ricaricare un notebook sono capitato sull&#8217;annuncio di un rivenditore della Malaysia che cercava fornitori di caricatori solari, da distribuire nel proprio mercato interno. TradeKey è infatti un servizio che mette in comunicazione produttori, distributori, agenti e fornitori in tutto il mondo.</p>
<p>Il servizio è rivolto alle aziende e ai commercianti. Il concetto è semplice: ognuno pubblica sul sito gli annunci relativi ai propri prodotti. Se vogliamo allargare il nostro businness diamo una descrizione dei nostri prodotti; qualcuno alla ricerca di nuovi fornitori ci noterà e magari ci contatterà per richiedere un <strong>accordo commerciale</strong>.</p>
<p>Un video introduttivo del servizio, molto accantivante, spiega come al giorno d&#8217;oggi la <strong>chiave del successo</strong> è trovare un modo economico per aumentare le vendite, con bassi rischi. Gli <strong>scambi commerciali via internet</strong> possono essere la soluzione. Puoi permetterti di restarne fuori?</p>
<p><span id="more-281"></span></p>
<div style="text-align: center"><img id="image279" alt="Tradekey" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/06/td3.gif" /></div>
<p>Credo sia il caso di approfondire. Sulla carta questo sistema ha notevoli potenzialità. Ci vedo dentro una sorta di <a title="crowdsourcing - in inglese" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing">crowdsourcing</a> rivolto a commercianti e imprese che vogliono allargare i propri contatti commerciali attraverso il web. La domanda che sorge spontanea è: ma non basta un sito aziendale ben fatto? No..<br />
Se provassi a vendere un paio di scarpe su questo blog sono sicuro che sarebbe un fiasco, se lo facessi su ebay invece quasi certamente riceverei offerte. E&#8217; la forza della piattaforma. Chi va su <a target="_blank" title="ebay" href="http://www.ebay.it/">ebay</a> sa di trovare venditori che offrono la loro merce. Allo stesso modo chi utilizza TradeKey per ricercare un fornitore sa di trovare offerte provenienti da tutto il mondo.<br />
Se voglio trovare nuovi parter in giro per il mondo non mi basterà un sito aziendale ben fatto, ma devo farmi notare dove serve.</p>
<p align="center"><img align="bottom" title="Tradekey" id="image276" alt="Tradekey" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/06/td1.gif" /> <img align="bottom" alt="Tradekey" id="image282" title="Tradekey" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/06/td2.gif" /></p>
<p>Nel momento in cui scrivo TradeKey conta ben <strong>855.746 iscritti</strong>, che non sono un&#8217;infinità, ma tenendo conto della tipologia di servizio sono davvero tanti. Perlopiù si tratta di aziende/rivenditori cinesi o statunitensi, ma sono rappresentati un sacco di paesi (stando a ciò che viene dichiarato sarebbero 220 paesi), non mancano nemmeno gli italiani. I servizi di traduzione però non sono così impeccabili, il sito offre la traduzione in 13 lingue (tra cui anche l&#8217;italiano), ma la qualità dei testi tradotti nella nostra lingua madre è scadente.</p>
<p>Ma come funziona l&#8217;iscrizione?<br />
Ci sono tre tipologie di affiliazione: <strong>gratuita</strong>, <strong>SilverKey</strong> Membership e <strong>GoldKey</strong> Membership. La differenza sta nei costi e nei servizi offerti. Chiunque può iscriversi senza pagare nulla e iniziare a fare le proprie ricerche o promuovere i propri prodotti. Un utente silver paga <strong>369 dollari all&#8217;anno</strong> e in cambio riceve un miglior posizionamento degli annunci e servizi come fax, email, calendario, sms ed operazioni di marketing sui motori di ricerca. Sempre secondo quanto dichiarato sul sito, un utente Silver riceve il 500% in più di compratori. L&#8217;utente gold paga invece <strong>5.000 dollari all&#8217;anno</strong>, è una membership pensata per aziende disposte ad investire qualcosa in più nel business on-line. In teoria dovrebbe garantire il 2.000% in più di contatti rispetto ad un utente silver, inoltre verrà nominato un <strong>Relationship Manager dedicato</strong>, con l&#8217;incarico di trovare nuovi compratori per i prodotti commercializzati.</p>
<div style="text-align: center"><img id="image280" alt="Tradekey" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/06/td4.gif" /></div>
<p><strong>Estendere il proprio mercato attraverso il web è quindi possibile?</strong> Certo la domanda non ha una risposta immediata. Il web, è risaputo, è uno dei tanti canali attraverso il quale ricercare accordi commerciali e nuovi clienti. Mi piacerebbe sentire una delle aziende italiane affiliate, e capire quali sono le reali opportunità. Sulla carta di certo non mancano..</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Aziende e ansia da dati personali</title>
		<link>http://www.diplod.it/2007/05/27/aziende-e-ansia-da-dati-personali/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 May 2007 17:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[ICT]]></category>
		<category><![CDATA[antivirus]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella dei dati personali è una mania. Oggi tutti vogliono collezionare dati dei propri clienti, anche quando questi sono ancora potenziali. Succede così che la richiesta di dati personali diventa una barriera all&#8217;acquisto, qualcosa che mette l&#8217;azienda in cattiva luce di fronte al cliente che per la prima volta si avvicina. Mi è successo con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center"><img id="image274" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/05/lucchetto.jpg" alt="privacy" /></div>
<p>Quella dei <strong>dati personali</strong> è una mania. Oggi tutti vogliono collezionare dati dei propri clienti, anche quando questi sono ancora potenziali. Succede così che la richiesta di dati personali diventa una <strong>barriera all&#8217;acquisto</strong>, qualcosa che mette l&#8217;azienda in cattiva luce di fronte al cliente che per la prima volta si avvicina.</p>
<p>Mi è successo con le case di antivirus. Dopo aver comprato (e pagato) il software <strong>Norton Internet Security</strong> e aver scoperto solo in fase di installazione che non è compatibile con Windows Vista, mi sono detto che era la volta buona per cambiare la suite di sicurezza. Un rapido sguardo alle <a title="comparazione antivirus" href="http://sblogghiamo.wordpress.com/2007/05/23/nuova-comparativa-antivirus/" target="_blank">comparazioni</a>, ai commenti, poi si inizia a scaricare le versioni di prova.<br />
Ho deciso di dare un&#8217;occhiata ai primi classificati (<a title="kaspersky" href="http://www.kaspersky.it/" target="_blank">Kaspersky</a>, <a title="F-Secure" href="http://www.f-secure.it" target="_blank">F-Secure</a>, <a title="ashampoo" href="http://www.ashampoo.com" target="_blank">Ashampoo</a>) e ai più noti (<a title="McAfee" href="http://www.mcafee.com/it/" target="_blank">McAfee</a>, <a title="Norton" href="http://www.symantec.com/it/" target="_blank">Norton</a>, <a title="panda" href="http://www.pandasoftware.com/" target="_blank">Panda</a>). A parte <a title="ashampoo antivirus" href="http://www.ashampoo.com/frontend/products/php/product.php?session_langid=2&amp;idstring=0045" target="_blank">Ashampoo</a>, che offre il download gratuito senza chiedere nulla, tutti gli altri &#8220;regalano&#8221; il file di installazione soltanto a coloro che spontaneamente offrono i propri dati personali.<br />
Ora ditemi voi a che serve sapere dove abito, se io voglio semplicemente provare un antivirus, per poi eventualmente acquistarlo. Il paradosso è che in tutte le descrizioni di questi software, viene indicata la protezione dei dati personali come una delle funzionalità vincenti, al giorno d&#8217;oggi un sacco di siti internet minacciano la nostra privacy richiedendo dati a sproposito.. Bene, fra questi mettiamoci allora anche i siti delle case produttrici di Antivirus.</p>
<p><span id="more-268"></span></p>
<div style="text-align: center"><img id="image270" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/05/norton-dati.gif" alt="Norton - dati personali" /></div>
<div style="text-align: center"><img id="image271" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/05/mcafee-dati.gif" alt="McAfee - dati personali" /></div>
<div style="text-align: center"><img id="image272" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/05/panda-dati.gif" alt="Panda - dati personali" /></div>
<h4>C&#8217;è differenza tra cliente potenziale e cliente acquisito</h4>
<p>Provare un software non significa essere clienti. Se per provare una felpa in un negozio di abbigliamento vi chiedessero la targa della macchina voi gliela dareste? Certo che no, eppure on-line tutti vogliono l&#8217;email.<br />
Credo che un <strong>valore aggiunto</strong> nei servizi web sia proprio quello di poter accedere senza per forza dover fornire una mole spropositata di dati. Google, per fare un esempio, non ha mai chiesto la via in cui abito e il numero civico, non ho mai ricevuto una newsletter, eppure utilizzo tutti i giorni i suoi servizi. Qualcuno dirà che l&#8217;esempio è infelice perchè in quanto a privacy bigG la sa lunga, ma in tutti questi anni avete mai percepito una <strong>invadenza</strong>? Personalmente mai, mentre mi è bastata la pagina di registrazione di email.it per capire che sarei stato bombardato di newsletter..</p>
<div style="text-align: center"><img id="image273" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/05/email-it.gif" alt="Email.it - dati personali" /></div>
<h4>Le imprese tradizionali</h4>
<p>Collezionare i dati è una mania diffusa, non solo nel mondo del web, ma anche e sopratutto tra le <strong>aziende convenzionali</strong>. Coi dati dei propri clienti è molto più facile eseguire <strong>ricerche interne</strong>, capire a quali fasce di clientela rivolgersi, quali sono i soggetti che spendono di più e quali quelli su cui lanciare offerte promozionali.<br />
Per aziende che trattano con grandi masse come <strong>banche</strong>, <strong>operatori telefonici</strong>, <strong>grande distribuzione</strong>, avere a disposizione questi dati è molto importante. Per una banca, sapere che i propri correntisti sono giovani e occupati piuttosto che anziani in pensione è utilissimo per poter fare progetti di investimento e campagne. Per una catena di distribuzione, sapere che i propri clienti provengono da una determinata città piuttosto che un&#8217;altra potrebbe aiutare a fare le giuste scelte in fase di apertura di un nuovo punto vendita.<br />
Pochi giorni fa allo sportello della mia banca l&#8217;impiegato ha chiesto il numero di cellulare, certo non potevo negarlo, ma a cosa serve il mio numero di cellulare?! A cosa serve? Solo a far sentire il cliente un numero, come un dato dal quale ricavare il maggior profitto.<br />
Vado in posta, stesso trattamento. Il computer &#8220;ha dimenticato i dati&#8221; e serve la fotocopia della carta di identità. Chissenefrega dei capelli castani e dei segni particolari, prendetevi tutte le informazioni e gioite!</p>
<p>Forse sulla privacy c&#8217;è fin troppo baccano, spesso i media ci fanno percepire qualsiaisi richiesta come inopportuna. Non dobbiamo vivere con la paura di dare un numero di telefono. Quando si tratta di dati utili, è giusto fornirli. Se mi iscrivo a un corso di tennis e l&#8217;istruttore chiede il mio numero di cellulare per comunicarmi gli spostamenti degli allenamenti, glielo darò volentieri. Se faccio acquisti on-line e mi faccio spedire a casa la merce di certo darò l&#8217;indirizzo senza problemi. Ma quando i dati non servono, l&#8217;unica funzione che esercitano sul cliente è quella di farlo allontanare, diffidente.<br />
Azienda avvisata, mezza salvata.</p>
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		<title>Wikinomics: modelli di business nell&#8217;era della collaborazione</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2007 16:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho iniziato da qualche giorno la lettura del libro Wikinomics di Don Tapscott e Anthony D. Williams. Il sottotitolo recita: How mass collaboration changes everything (Come la collaborazione di massa cambia qualsiasi cosa). Il libro tratta di come grandi e piccole aziende possano interfacciarsi con le masse per ottenere benefici e informazioni. Leggo questo testo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" title="wikinomics" id="image237" alt="wikinomics" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/04/wikinomics.jpg" />Ho iniziato da qualche giorno la lettura del libro <strong><em>Wikinomics</em></strong> di Don Tapscott e Anthony D. Williams. Il sottotitolo recita: <em>How mass collaboration changes everything</em> (Come la collaborazione di massa cambia qualsiasi cosa). Il libro tratta di come grandi e piccole aziende possano interfacciarsi con le masse per ottenere benefici e informazioni.<br />
Leggo questo testo con un approccio da studente curioso, vengono infatti descritti moltissimi esempi. Aziende come Procter &#038; Gamble, Goldcorp, IBM hanno in qualche modo cambiato il loro modus operandi per interrogare le masse. Altre, come YouTube o MySpace, sono diventate famose in tutto il mondo partendo da zero.Provo sempre un certa dose di fascino e diffidenza quando leggo queste &#8220;storie&#8221;, così ho acquistato il libro con la speranza di imparare qualcosa di più.</p>
<p>Dalla prime pagine non posso certo dichiararmi deluso dell&#8217;acquisto. Ho scoperto che esistono realtà come <a title="innocentive" target="_blank" href="http://www.innocentive.com/">Innocentive</a>, dove le aziende pongono problemi di R&#038;S e la comunità scientifica tenta di risolverli ottenendo premi.<br />
Ma andiamo con ordine.</p>
<p><span id="more-238"></span><strong>IL LIBRO</strong><br />
Non è un libro comune. E&#8217; la sintesi derivante da diversi studi guidati da Don Tapscott e commissionati da un nutrito gruppo di aziende (per un costo totale di 9 milioni di dollari). Il testo non si chiude con le pagine cartacee, ma continua sul web dove i lettori possono continuare a scrivere capitoli su un wiki comune: il <a title="wikinomics" target="_blank" href="http://www.wikinomics.com/">playbook</a>.<br />
Per la cronaca: il wiki è gestito da una società californiana che offre servizi 2.0 alle aziende, <a title="socialtext" target="_blank" href="http://www.socialtext.com/">Solcialtext</a>.</p>
<p><strong>GLI AUTORI</strong></p>
<p><strong>Don Tapscott</strong> è amministratore delegato di <em>New Paradigm</em>, una società di consulenza che ha fondato nel 1992. Insegna alla <a title="university of toronto" target="_blank" href="http://www.rotman.utoronto.ca/index.html">Rotman School of Management all&#8217;Università di Toronto</a> (date un occhio al sito della facoltà e capirete tante cose.. ditemi quale università italiana dà così importanza agli studenti?).<br />
<strong>Anthony Williams</strong> è direttore della ricerca alla <em>New Paradigm</em>. Ha insegnato alla London School of Economics, dove tiene un master sulla ricerca.</p>
<p><strong>LA PRIMA IMPRESSIONE</strong><br />
Il libro si apre presentando il caso Goldcorp. <a title="goldcorp" target="_blank" href="http://www.goldcorp.com/">Goldcorp</a> è un&#8217;azienda canadese che opera nel campo dell&#8217;estrazione mineraria di oro. Qualche anno fa lanciò una competizione rivolta ai ricercatori di tutto il mondo, decise di rendere pubblici i propri dati geologici per capire dove si poteva sviluppare la ricerca mineraria. Questi dati, per un&#8217;azienda che opera nel settore, sono dati sensibili al pari del codice sorgente per una casa di software.<br />
L&#8217;iniziativa però ha riscosso grande successo, le informazioni più interessanti provenienti dai partecipanti erano ricompensate con premi per un totale di 575 mila dollari. Fu stimato che il processo collaborativo fece risparmiare all&#8217;azienda due o tre anni di ricerche.</p>
<div style="text-align: center"><img alt="Goldcorp Challenge" id="image239" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/04/goldcorp.gif" /></div>
<p><a title="crowdsourcing" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing"><strong>Crowdsourcing</strong></a>? In questo caso è qualcosa di più. Non si chiede alla folla di ricopiare libri o <a target="_blank" title="fightAIDS@home" href="http://fightaidsathome.scripps.edu/">mettere a disposizione il proprio computer a fini benefici</a> (la questione meriterebbe un articolo a parte), ma si coinvolge la comunità scientifica e gli appassionati di tutto il mondo in un <strong>processo di ricerca e sviluppo</strong>, affiancandoli al proprio gruppo interno.</p>
<p>E&#8217; il concetto di <a target="_blank" title="innocentive" href="http://www.innocentive.com/">InnoCentive</a>, un sito dove le aziende ripongono domande e ricercatori o appassionati rispondono, guadagnando premi e stima. Il processo è semplice: le compagnie contattano InnoCentive e pubblicano le domande per istituire competizioni di R&#038;S. Gli scienziati si registrano al sito e inviano le soluzioni on-line. Le compagnie così valutano le migliori proposte e gli autori di queste vengono ricompensati.</p>
<div style="text-align: center"><img alt="innocentive" id="image240" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/04/innocentive.gif" /></div>
<p>Non sapevo dell&#8217;esistenza di questo servizio e sono rimasto di stucco quando ho appreso dal libro che Procter&#038;Gamble utilizza in modo continuativo il sistema, circa il 50% dei nuovi prodotti e delle nuove idee proviene dall&#8217;esterno dell&#8217;azienda, nonostante i 7500 ricercatori interni.</p>
<p>Ho fatto qualche ricerca per capirne di più, il succo della questione credo si possa riassumere bene con le parole di un articolo di <em>Wired Magazine</em> che ho trovato tradotto su <em><a title="enel magazine" target="_blank" href="http://magazine.enel.it/boiler/articolifocus/focusarticoli0203.asp">Enel Magazine</a></em>:</p>
<blockquote><p>Gli esperti esterni non sono come ve li aspettereste. Molti lo fanno per hobby, e questo non dovrebbe sorprendere, spiega Kaim Lakhani, docente di tecnologia e innovazione al Mit che ha studiato a fondo InnoCentive. &#8220;La forza di un network come InnoCentive consiste proprio nella varietà di background intellettuale&#8221;, precisa. Lakhani e i tre coautori della sua ricerca hanno esaminato 166 problematiche postate su InnoCentive da 26 aziende diverse. &#8220;Abbiamo riscontrato che i casi di successo nella soluzione delle questioni aumentavano quando agli esperti mancavano competenze formali in quel settore&#8221;, continua Lakhani. Con questa affermazione, lo studioso tocca un nodo nevralgico della teoria del network, ovvero quella che il sociologo <a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mark_Granovetter">Mark Granovetter</a> definisce &#8220;<strong>la forza dei legami deboli</strong>&#8220;, per cui le reti più efficienti sono quelle che collegano la più ampia gamma di informazioni, conoscenze ed esperienze.</p></blockquote>
<p>Per ora non posso che essere soddisfatto dell&#8217;acquisto di questo <em>Wikinomics</em>, è ancora presto per consigliarne la lettura, quando lo avrò digerito tutto tornerò a scrivere su queste pagine.<br />
Per chi fosse comunque interessato, ricordo che il libro è acquistabile su <a target="_blank" title="wikinomics" href="http://www.amazon.com">Amazon</a> per 16 dollari (più spese di spedizione) ed è in lingua inglese.</p>
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		<title>Vendesi startup su ebay</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jan 2007 00:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[ICT]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse è una coincidenza, ma la notizia mi fa riflettere.. A distanza di pochi giorni sono state messe in vendita su eBay due startup figlie dell&#8217;esplosione da web 2.0. Anche se non ho vissuto la bolla della net-economy degli anni &#8217;90 (ero troppo piccolo per capire), c&#8217;è un movimento di fondo che mi evoca associazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" alt="vendesi web 2.0" id="image105" title="vendesi web 2.0" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/01/vendesi20.png" />Forse è una coincidenza, ma la notizia mi fa riflettere.. A distanza di pochi giorni sono state messe in vendita su eBay due startup figlie dell&#8217;esplosione da web 2.0. Anche se non ho vissuto la bolla della net-economy degli anni &#8217;90 (ero troppo piccolo per capire), c&#8217;è un movimento di fondo che mi evoca associazioni col fermento e gli entusiasmi del primo internet.</p>
<p>Adesso però le cose sono cambiate: il nuovo business è costruire un sito o un&#8217;applicazione 2.0, con tutti gli aspetti sociali e il mash-up del caso, farlo funzionare, guadagnare un buon bacino di utenti e poi vendere il tutto al miglior offerente. E&#8217; successo con <a target="_blank" title="youtube" href="http://www.youtube.com/">YouTube</a> e <a target="_blank" title="jotspot" href="http://www.jot.com/">JotSpot</a> (comprati da <a target="_blank" title="Google" href="http://www.google.com">Google</a>), è successo con <a target="_blank" title="mybloglog" href="http://www.mybloglog.com/">MyBlogLog</a> (comprato da <a target="_blank" title="yahoo" href="http://www.yahoo.com">Yahoo</a>), ma queste erano acquisizioni fatte dai due colossi a fini strategici: in un ambiente complesso e altamente instabile, è sempre bene monitorare le minacce ed eventualmente farle proprie. Per non parlare dell&#8217;acquisto <a target="_blank" title="ebay" href="http://www.ebay.it/">eBay</a>-Skype, ormai cronoca antica..<br />
Degli ultimi giorni è invece la notizia della vendita spontanea di due siti web 2.0. <a target="_blank" title="shoutcentral" href="http://shoutcentral.com/">ShoutCentral</a>, una sorta di mySpace in miniatura, che dichiara di avere circa 1000 utenti ed è stato <a target="_blank" title="ebay" href="http://cgi.ebay.com/ws/eBayISAPI.dll?ViewItem&#038;ih=009&#038;sspagename=STRK%3AMEWA%3AIT&#038;viewitem=&#038;item=190068273960&#038;rd=1&#038;rd=1">venduto all&#8217;asta per 13800 dollari su eBay</a>. Ancora in corso è invece l&#8217;<a target="_blank" title="asta Talkr" href="http://cgi.ebay.com/ws/eBayISAPI.dll?ViewItem&#038;ssPageName=ADME:L:LCA:US:11&amp;amp;ver=LCA080805&#038;item=190072855179">asta per Talkr</a>, un <a target="_blank" title="Talkr" href="http://www.talkr.com">servizio</a> automatico che trasforma i testi in audio con l&#8217;ausilio di una voce femminile generata dal computer. Un servizio molto utile, soprattutto per l&#8217;accessibilità dei siti web, grazie a questo tool infatti chi ha problemi nella lettura visiva può sempre ricorrere all&#8217;audio. Il prezzo di riserva è 10000 dollari, davvero briciole se pensiamo alle potenzialità di questa applicazione.</p>
<p><span id="more-106"></span><br />
Ovvio che non si comprano queste cose per far propri gli utenti (che sono una piccolissima parte degli internauti globali), ma per fare propria la tecnologia. E le si comprano a modici prezzi, non ci sono più le spese folli del primo internet, non ci sono più notizie da prime pagine. C&#8217;è semplicemente qualche bravo ragazzo, qualche gruppetto di sviluppatori che hanno ottenuto i giusti finanziamenti per mettere in piedi una startup e che ora, raggiunta una data dimensione critica, decidono di affidare le proprie fatiche a un corporate robusto, in grado di garantire un futuro alle loro creazioni. Certo è una buona pubblicità, non credo che questa gente poi venga abbandonata dal mercato, ma in fondo è anche un grosso limite.</p>
<p>Se i grandi attori inglobano tutto, alla fine niente di veramente &#8220;nuovo&#8221; esce dalla fase embrionale.. Non saprei se sia un bene o un male, ci toccherà attendere qualche anno per capire gli effetti di queste acquisizioni. Una cosa è certa: qualcosa ribolle in pentola.</p>
<p>Questo fermento, questo costante sforzo di emergere, quest&#8217;aria fresca, si respira ogni giorno navigando sul web. Non passa una giornata senza scoprire il nuovo servizio PincoPallino, segnalato dal blog TalDeiTali. Peccato che ancora una volta quest&#8217;aria fresca non esista qui da noi, nella nostra cara rete italiana, dove le uniche cose che fanno notizia sono i video-scandalo che appaiono su YouTube; mentre i giganti fanno un&#8217;innovazione proprietaria (la tv di telecom che ci vuole il modem apposta, la tv di fastweb che funziona solo con fastweb..), i piccoli fanno fatica ad emergere: un po&#8217; perchè i soldi non si trovano, un po&#8217; perchè gli utenti ancora sono analfabeti..</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cultura aziendale e Knowledge Management nell&#8217;era web 2.0</title>
		<link>http://www.diplod.it/2007/01/08/cultura-aziendale-knowledge-management-web-20/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Jan 2007 00:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[CMS]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[ICT]]></category>
		<category><![CDATA[Knowledge Management]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[e-business]]></category>

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		<description><![CDATA[Soprattutto per le imprese operanti in ambienti instabili, ma sempre più spesso anche per le imprese &#8220;tradizionali&#8221;, l&#8217;Information &#038; Communication Technology (ICT o più semplicemente IT) ha assunto nelle organizzazioni di oggi notevole importanza, è diventata un&#8217;arma strategica per il coordinamento interno. I tre principali ambiti di applicazione dell&#8217;IT sono: intranet aziendali sistemi di enterprise [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Soprattutto per le imprese operanti in ambienti instabili, ma sempre più spesso anche per le imprese &#8220;tradizionali&#8221;, l&#8217;<strong>Information &#038; Communication Technology</strong> (ICT o più semplicemente IT) ha assunto nelle organizzazioni di oggi notevole importanza, è diventata un&#8217;<strong>arma strategica</strong> per il <strong>coordinamento interno</strong>.<br />
I tre principali ambiti di applicazione dell&#8217;IT sono:</p>
<ul>
<li>intranet aziendali</li>
<li>sistemi di enterprise resource planning (ERP)</li>
<li>sistemi di knowledge management</li>
</ul>
<p>Soprattutto negli Stati Uniti, il networking e il <strong>lavoro di gruppo</strong> che prevede la condivisione di informazioni e la collaborazione su determinati progetti sono alla base della cultura di diverse aziende. L&#8217;Italia, forse anche a causa della presenza di tante piccole aziende, ancora non ha afferrato pienamente le opportunità che ne derivano.<br />
Una intranet aziendale può migliorare la <strong>comunicazione interna</strong>, favorire la <strong>condivisione delle idee</strong> e aumentare la <strong>produttività</strong> e l&#8217;<strong>apprendimento</strong> sul lavoro.<br />
La <strong>conoscenza</strong> è considerata a tutti gli effetti come una risorsa da gestire, esattamente come le materie prime o il cash flow. Gestirla significa saperla organizzare rendendola fruibile: non è importante ammassare informazioni ma saperle filtrare e renderle utili ai fini organizzativi.</p>
<p><span id="more-81"></span></p>
<blockquote><p>Il <strong>Knowledge Management</strong> è un modo di pensare all&#8217;organizzazione e alla condivisione delle risorse intellettuali e creative di un&#8217;organizzazione. Esso si riferisce allo sforzo sistematico di trovare, organizzare e rendere disponibile il capitale intellettuale di un&#8217;azienda e di alimentare una cultura di apprendimento continuo e condivisione della conoscenza di modo che le attività organizzative possano costruire sulle conoscenze già acquisite. Il capitale intellettuale dell&#8217;azienda è la somma delle sue informazioni, della sua esperienza, delle sue conoscenze concrete, delle sue relazioni, dei suoi processi, delle sue innovazioni e delle sue scoperte. [Richard L. Daft. "Organizzazione Aziendale", Apogeo]</p></blockquote>
<p>Trovare modi per trasferire e gestire il capitale intellettuale, sia esso conoscenza implicita o esplicita, assume una rilevanza cruciale.<br />
Dalla conoscenza delle persone deriva in genere un potere all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione, per questo motivo spesso si tende a evitare la condivisione, soprattutto nelle aziende dove la conoscenza utile è rappresentata da un&#8217;alta percentuale di conoscenza tacita.<br />
Per sfruttare al meglio un sistema di condivisone della conoscenza, come può essere un valido sistema di e-Learning o di gestione dei progetti con piattaforme wiki e blog, è necessario prima di tutto un cambiamento di tipo culturale. La parte più difficile è il <strong>passaggio da una visione gerarchica e competitiva a una cultura di collaborazione e condivisione</strong>.</p>
<p>L&#8217;azienda dinamica deve evolversi e diventare una <strong>learning organization</strong>, dove non esistono tempi per l&#8217;apprendimento e tempi per il lavoro, ma un unico processo continuo e simultaneo di lavoro e apprendimento, derivante dal continuo scambio di informazioni e competente con l&#8217;ambiente. Qui è necessario mettere in comunicazione le persone, farle lavorare in gruppo, saper cogliere le informazioni dall&#8217;esterno e farle proprie; tutto questo può essere facilitato e reso possibile anche grazie ai sistemi ICT.</p>
<p>Come le aziende non capirono, all&#8217;epoca, le potenzialità dei forum, ora potrebbero non comprendere quelle del web 2.0, della socialità e della collaborazione che si può sviluppare con la rete. Si rischia di perdere una grande occasione e di arrivare tardi. Nei prossimi articoli ho intenzione di approfondire e analizzare le applicazioni che nuovi strumenti come blog, wiki, feed possono avere in un contesto aziendale (enterprise).</p>
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		<title>Finanziamenti per giovani idee innovative</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jan 2007 15:36:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>

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		<description><![CDATA[Questà è proprio una buona notizia. Il Governo ha istituito, all&#8217;interno della finanziaria, un fondo di 2 milioni di euro da destinare al finanziamento di idee innovative presentate da giovani tra i 18 e i 35 anni. Possono partecipare a questa gara solo gruppi di giovani (un minimo di quattro), che non siano associazioni, enti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image72" title="stella repubblica" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/01/stellone.gif" alt="stella repubblica" align="left" />Questà è proprio una buona notizia. Il Governo ha istituito, all&#8217;interno della finanziaria, un fondo di 2 milioni di euro da destinare al finanziamento di idee innovative presentate da giovani tra i 18 e i 35 anni. Possono partecipare a questa gara solo gruppi di giovani (un minimo di quattro), che non siano associazioni, enti o aziende già formalmente costituite.</p>
<blockquote><p>Il concorso “<em>Giovani idee cambiano l’Italia</em>” è  promosso e coordinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri &#8211;  Dipartimento per le politiche giovanili e le attività sportive (che di seguito viene denominato “Dipartimento”) ed ha lo scopo di promuovere e sostenere nei prossimi anni, attraverso l’erogazione di contributi per la realizzazione di progetti innovativi, la capacità progettuale e creativa dei giovani.<br />
Nell’ambito di tale iniziativa, il presente bando intende finanziare le migliori idee progettuali riguardanti le seguenti aree tematiche:<br />
a) innovazione tecnologica;<br />
b) utilità sociale e impegno civile;<br />
c) sviluppo sostenibile;<br />
d) gestione di servizi urbani e territoriali per la  qualità della vita dei giovani.</p></blockquote>
<p>Mi chiedo: come mai di questa cosa non si parla nei tg? Spero di essere smentito nei prossimi giorni, intanto però <a title="repubblica.it" href="http://www.repubblica.it/" target="_blank">Repubblica.it</a> ha riportato la notizia in home page.</p>
<p>Devo ammettere che la faccenda mi attira particolarmente, vedremo se nei prossimi giorni riuscirò a mettere assieme qualche idea concreta.. Per ora solo un plauso all&#8217;iniziativa. Questo il <a title="concorso giovani idee" href="http://www.governo.it/Presidenza/bandi/bando_politiche_giovanili/giovani_idee.html" target="_blank">link del concorso</a>, dove trovate il relativo bando di gara e la domanda di candidatura, da presentare entro il 15 marzo 2007.</p>
<p>AGGIORNAMENTO: ovviamente questo articolo tratta di un bando scaduto, ecco la <a title="vincitori concorso" href="http://www.politichegiovaniliesport.it/politiche-giovanili/giovani-idee-cambiano-l-italia/concorso-giovani-idee-la-graduatoria-finale.html" target="_blank">graduatoria dei vincitori</a>.</p>
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		<title>Sviluppare idee vincenti nel web 2.0</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Dec 2006 19:58:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa serve per sviluppare una idea vincente sul web? La risposta più banale: una buona idea. Ho come l&#8217;impressione che al giorno d&#8217;oggi la buona idea non basti più. Se infatti una volta era sufficiente la voglia di qualche giovane ragazzotto e un garage (ricordiamo tutti le leggende che descrivono gli esordi di aziende come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa serve per sviluppare una idea vincente sul web? La risposta più banale: una <span style="font-weight: bold">buona idea</span>. Ho come l&#8217;impressione che al giorno d&#8217;oggi la buona idea non basti più.<br />
Se infatti una volta era sufficiente la voglia di qualche giovane ragazzotto e un garage (ricordiamo tutti le leggende che descrivono gli esordi di aziende come Google, eBay, Apple..), ora per creare un servizio innovativo sul web servono soldi e relazioni importanti.<br />
Ho come l&#8217;impressione che oggi sia impossibile scrivere la tesi di laurea e trovarsi improvvisamente i riflettori del mondo addosso, stile <a title="biografia di Linus Torvalds" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linus_Torvalds">Linus Torvalds</a>. Un po&#8217; perchè la complessità del sistema web è aumentata esponenzialmente rispetto agli anni &#8217;90, un po&#8217; perchè larga parte delle buone idee è già stata messa in pratica.</p>
<p>Non saprei dire quante volte mi sono venute in mente idee che ritenevo quantomeno singolari, per poi scoprire che in qualche angolo della rete già esistevano. Tanto per citare le due più &#8220;carine&#8221;.</p>
<p>1. un portale che raccolga tutte le <span style="font-weight: bold">idee che vengono dagli utenti</span>, di qualsiasi sorta, e le metta a disposizione di aziende, privati o gruppi autonomi con la voglia di realizzarle. Beh, anche se non proprio come lo pensavo io, questa cosa esiste ed è pure in italiano: si chiama <a title="Succo di Melone" href="http://www.succodimelone.it/">Succo Di Melone</a>. Anche se sarebbe interessante avere un servizio più istituzionale e più sociale, dove gli utenti possano commentare le proposte e avviare discussioni.</p>
<p>2. una <span style="font-weight: bold">lavagnetta elettronica</span>. Per il mio esame di Tecnologie e Applicazioni Web avevo creato in java una sorta di lavagnetta elettronica accessibile via web dove prendere appunti stile post-it. Ho scoperto solo dopo aver dato l&#8217;esame (circa un anno e mezzo fa..) che di servizi simili ne esistevano parecchi e alcuni anche ben strutturati, con largo utilizzo di ajax.<br />
Però ultimamente le cose stanno cambiando: c&#8217;è di mezzo questo <a title="Web 2.0 definizione wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Web_2.0"><span style="font-weight: bold">Web 2.0</span></a>, che per molti versi è solo uno slogan, una questione di marketing, ma per altri è qualcosa di più. E&#8217; un concetto di pensare la rete, tant&#8217;è che il <span style="font-weight: bold">Time&#8217;s</span> ci ha visto bene.. Come si legge nell&#8217;<a title="Read Write Web: Time's person of the year" href="http://www.readwriteweb.com/archives/time_person_of_the_year_2006.php">articolo di <span style="font-weight: bold">Read Write Web</span></a>, la persona dell&#8217;anno sono io, siamo noi tutti, sono gli utenti. Badate bene, utenti; non utonti! Ci stiamo accorgendo che esiste un crescente numero di persone che preferisce contribuire attivamente all&#8217;espansione di notizie e contenuti sul web piuttosto che guardare passivamente la tv o leggere Novella 2000. Ecco allora il fiorire di nuove società pronte a lanciarsi sul web come YouTube (poi acquistata da Google), 30Boxes, Clipmarks, Netvibes.. Il comune denominatore di questi progetti è l&#8217;interazione con gli utenti e la condivisione della conoscenza.</p>
<p><span id="more-43"></span></p>
<p>Allora nuove idee possono sempre nascere? Credo proprio di si, a patto che alla base della propria idea ci sia un concetto diverso dal vecchio modo di fare internet. Se infatti vogliamo aprire un sito di commercio elettronico non possiamo permetterci di fare un catalogo statico con semplici pagine di presentazione dei prodotti. Falliremo dopo tre mesi, la concorrenza è tale che difficilmente riusciremo a strappare consistenti quote di mercato. Se invece lo strutturiamo secondo i nuovi concetti allora potremo sperare di fare successo: dovrà esserci la possibilità di commentare i prodotti da parte degli utenti, di fornire valutazioni, di lasciare feedback per i compratori, di creare una comunità. Ecco che forse, abbinando al concetto anche un design accattivante e css-based, potremo avere qualche ghiotta opportunità.</p>
<p>Il nocciolo della questione si chiama &#8220;<span style="font-weight: bold">esternalità di rete</span>&#8220;.</p>
<blockquote><p>Un&#8217;esternalità di rete si manifesta tutte le volte che un consumatore trae dall&#8217;utilizzazione di un prodotto o di un servizio un beneficio positivamente correlato al numero di utenti che già lo utilizzano. Tipici a riguardo sono il settore delle applicazioni su internet e quello delle telecomunicazioni.</p>
<p>&#8220;Management Control Systems&#8221; di Anthony, Govindarajan e Macrì. editore McGraw-Hill</p></blockquote>
<p>Per sfornare un prodotto vincente, oggi come oggi, bisogna saper fare dell&#8217;esternalità di rete il fulcro del nostro progetto. Così le nuove idee sono possibili, e sempre più dovremo trarre dagli utenti un duplice beneficio: per noi (o la nostra azienda) e per loro.</p>
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