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	<title>diploD &#187; innovazione</title>
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	<description>by Davide Del Monte</description>
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		<title>Psss.. Ho provato Google Wave!</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 00:26:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Knowledge Management]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[Communication and Collaboration Tool: modifiche in tempo reale, più utenti assieme che editano documenti e commentano i commenti di altri. Un'onda è un flusso comunicativo vivo che si aggiorna ed evolve, non servirà più ricercare le mail. Ho provato Google Wave..]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2009/11/Cattura.PNG"><img class="aligncenter size-medium wp-image-903" title="Prove tecniche con Google Wave" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2009/11/Cattura-300x160.PNG" alt="Prove tecniche con Google Wave" width="300" height="160" /></a></p>
<p>Ebbene, da poco più di un mese <strong>Google</strong> ha lanciato la preview di <strong>Wave</strong>: un <strong>nuovo modo di comunicare e lavorare</strong>. Era da tempo che non riuscivo a stupirmi utilizzando una applicazione web.. I vari Facebook, SlideShare, LinkedIn, Flickr e tutte le <a title="slideshare - linkedin" href="http://www.linkedin.com/opensocialInstallation/preview?_ch_panel_id=1&amp;_applicationId=1200" target="_blank">loro</a> <a title="slideshare - facebook" href="http://www.facebook.com/apps/application.php?id=2490221586" target="_blank">spassosissime</a> <a title="Flickr - Facebook" href="http://www.facebook.com/apps/application.php?id=2352557895" target="_blank">integrazioni</a> mi avevano abituato a standard elevati. Anche se poi, diciamocelo, sono cosette. Che sul lavoro possono servire, certo, ma non sono fondamentali.</p>
<p><strong>Skype</strong>, ad esempio, è una di quelle cose che in ambito lavorativo ti possono <strong>cambiare la vita</strong>: in bene o in peggio, questione di carattere. Ma restano i limiti di una messaggistica legata al testo.. dove un file arriva come qualcosa da scaricare e per cui è necessario individuare un posticino nel proprio disco fisso. Per non parlare dei limiti della messaggistica istantanea, se ti distrai un attimo è la fine.</p>
<p>La mail, beh.. Quando ho iniziato a utilizzare <strong>Gmail</strong> ho capito la differenza. E&#8217; un amore che matura col tempo, se poi ti ritrovi dopo qualche anno a lottare con l&#8217;archiviazione automatica di Outlook (per non parlare delle funzionalità di ricerca), capisci d&#8217;un botto quanto sia diverso il concetto di mail tra Google e Microsoft. Eppure, dopo un po&#8217;, anche la mail ti sta stretta.. Se ne devono essere accorti dalle parti di Mountain View, perchè hanno iniziato a riempirla di applicazioni che ne estendono gli utilizzi: sono nate le <a title="Gmail Labs Features" href="http://gmailblog.blogspot.com/2008/06/introducing-gmail-labs.html" target="_blank">Labs Features</a> per Gmail. Ecco allora le foto di Flickr, i video di youtube, calendar, i task.. tutti assieme integrati in Gmail.</p>
<p>Poi il botto: <strong><a title="Google Wave" href="https://wave.google.com/wave/" target="_blank">Google Wave</a></strong>. Arriva proprio come un&#8217;onda, e ti accorgi subito dopo due o tre salti che questa è una rottura. <strong>Il concetto di mail si evolve e si fonde con quello della messaggistica istantanea</strong>. La comunicazione diventa al tempo stesso sincrona e asincrona. Non c&#8217;è più solo il testo, ci sono i video, i file, le mappe, tutto assieme in un unico flusso comunicativo. Così rifletti: non ci metti molto per capire che se i tuoi colleghi utilizzassero sta roba assieme a te sarebbe davvero <strong>diverso</strong>.</p>
<p><span id="more-902"></span></p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/v_UyVmITiYQ&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/v_UyVmITiYQ&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>E&#8217; ancora tutto in preview, si accede su <strong>invito</strong>, io l&#8217;ho ricevuto ma ancora non ho la possibilità di offrirne a mia volta. Appena potrò lo farò più che volentieri: <strong>si accettano candidature</strong>. :)<br />
Per ora, l&#8217;unico modo è <a title="Richiedere invito per Google Wave" href="https://services.google.com/fb/forms/wavesignup/" target="_blank">segnalare la propria curiosità in questa pagina</a>. Per chi vuole informarsi, queste sono le <a title="Google Wave help" href="http://wave.google.com/help/wave/about.html" target="_blank">pagine di riferimento</a>.</p>
<p><strong>Communication and Collaboration Tool</strong>: modifiche in tempo reale, più utenti assieme che editano documenti e commentano i commenti di altri. Un&#8217;onda è un flusso comunicativo vivo che si aggiorna ed evolve, non servirà più ricercare le mail. Le useremo solo per le comunicazioni formali.<br />
Chissà che un giorno non diventi il fulcro della <a title="Google Enterprise" href="http://www.google.com/enterprise/" target="_blank">piattaforma enterprise di Google</a>.</p>
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		<title>Working Capital: finanziamenti per idee 2.0</title>
		<link>http://www.diplod.it/2009/11/01/working-capital-finanziamenti-per-idee-2-0/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 20:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[idee]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[telecom italia]]></category>

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		<description><![CDATA[nnovazione? Telecom Italia ci riprova.. Aveva dato i natali a OkNotizie, progettino tutto italiano che negli anni si è imposto come il social network di riferimento per la segnalazione di news, un cugino nostrano di Digg. Oggi è disposta a mettere sul piatto un bel gruzzoletto di soldi, fino a 750 mila euro per chi ha le idee ben chiare. Working Capital è la campagna lanciata per sondare il territorio]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-897" title="working-capital" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2009/11/working-capital.png" alt="working-capital" width="410" height="240" /></p>
<p><strong>Innovazione</strong>? <strong>Telecom Italia</strong> ci riprova.. Aveva dato i natali a <a title="OkNotizie" href="http://oknotizie.virgilio.it/" target="_blank">OkNotizie</a>, progettino tutto italiano che negli anni si è imposto come il social network di riferimento per la segnalazione di news, un cugino nostrano di <a title="Digg" href="http://digg.com/" target="_blank">Digg</a>.</p>
<p>Oggi è disposta a mettere sul piatto un bel gruzzoletto di soldi, fino a <strong>750 mila euro</strong> per chi ha le idee ben chiare. <strong><a title="Working Capital Telecom" href="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/" target="_blank">Working Capital</a></strong> è la campagna lanciata per sondare il territorio, ecco come viene presentata:</p>
<blockquote><p><strong> Come funziona</strong><br />
Working Capital si propone di sostenere l’innovazione italiana e le iniziative imprenditoriali nell’ambito del web 2.0, fornendo competenze, tecnologie e servizi a supporto della loro realizzazione e aiutando la crescita di una nuova, giovane, generazione di imprenditori italiani.<br />
<strong> A chi ci rivolgiamo</strong><br />
Ci rivolgiamo a chi ha un progetto imprenditoriale legato a Internet e in particolare a studenti, ricercatori, giovani imprenditori, early adopters, ossia chi pensa, progetta, realizza e usa in anteprima le tecnologie di domani.<br />
Inoltre, dialoghiamo con centri di ricerca, incubatori e università, che fanno da collettori di idee, competenze e progetti imprenditoriali e collaboriamo con istituti di credito e finanza, aziende hi-tech e istituzioni per alimentare un ecosistema che aiuti a creare opportunità per una nuova generazione di imprenditori.</p></blockquote>
<p>La raccolta di idee è organizzata in diverse tappe, è partito tutto da Catania a Maggio 2009, terminerà a Milano il 16 Dicembre. C&#8217;è ancora tempo per chi ha qualcosina nel cassetto da proporre..<br />
Mi è venuta l&#8217;acquolina in bocca solo leggendo le <a title="Elevator Pitch Firenze" href="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2009/10/tutti-gli-elevator-pitch-del-working-capital-firenze/" target="_blank">proposte emerse dopo l&#8217;incontro di Firenze</a>, lo scorso 30 Settembre. C&#8217;è tanta <strong>geolocalizzazione</strong>, ma c&#8217;è addirittura chi propone di convertire le lapidi dei defunti in monitor in grado di raccontarne l&#8217;intera esistenza. C&#8217;è di tutto: visionari e non, la lettura delle idee è già di per sè uno spasso.</p>
<p>Mi piacerebbe davvero vedere tanti finanziamenti per queste meravigliose idee.. non ci resta che aspettare, e perchè no: <strong>proporre</strong>!</p>
<p><span id="more-889"></span></p>
<p><strong>Update:</strong> riporto qui quello che mi hanno scritto gli organizzatori.. se per caso qualcuno riuscisse a passare..</p>
<p>Mercoledi 16 Dicembre saremo all&#8217; Università Commerciale Luigi Bocconi Aula Magna &#8211; via Gobbi, 5 a Milano per continuare il dibattito sull&#8217;innovazione e per raccogliere altre idee di business. L&#8217; evento sarà  strutturato in questo modo. Alle 9.45 si terrà  il primo round dell&#8217;elevator pitch, aperto a tutti. Chiunque abbia un progetto o un&#8217;idea imprenditoriale e pensi che Telecom Italia possa essere d&#8217;aiuto nella sua realizzazione, può partecipare all&#8217;elevator pitch preparando una presentazione della durata di 3 minuti, a cui seguiranno 3 minuti di domande e risposte. Per poter presentare un elevator pitch o semplicemente assistere all&#8217;evento è necessario registrarsi al sito Working Capital a questa pagina: <a style="color: #0065cc;" href="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/tour/milano/?act=partecipa" target="_blank">http://www.workingcapital.telecomitalia.it/tour/milano/?act=partecipa</a></p>
<p>Questo è il programma dell&#8217;evento:</p>
<p>Ore 8,30 – registrazione<br />
Ore 9,30 – Illustrazione del progetto Working Capital Camp e rendiconto attività – Salvo Mizzi, responsabile Internet Media &amp; Digital Communication di Telecom Italia</p>
<p>Ore 9,45 – elevator pitch</p>
<p>Ore 10,30 – Saluti di Bruno Pavesi, Consigliere Delegato dell&#8217;Università Bocconi, e tavola rotonda Dialogo sull’innovazione, moderata da Luca De Biase, responsabile Nova24, alla<br />
quale parteciperanno:<br />
Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia<br />
Tito Boeri, professore ordinario del Dipartimento di Economia presso l&#8217;Università Bocconi<br />
Gianluca Dettori, fondatore dPixel<br />
Alfonso Gambardella, dean della scuola di PHD dell&#8217;Università Bocconi<br />
Carlo Verdelli, direttore Gazzetta dello Sport</p>
<p>Ore 12,30 – elevator pitch</p>
<p>Ore 13,30 &#8211; Light lunch</p>
<p>Ore 14,30 – elevator pitch</p>
<p>Al termine della giornata, le iniziative giudicate più interessanti inizieranno subito il processo di valutazione per beneficiare di una delle tre forme di intervento previste da Telecom Italia:</p>
<ul>
<li>progetto di ricerca (borsa di studio). Consiste in un intervento inferiore ai 30mila euro ed è riservato a chi fa ricerca in ambito accademico nell’area del web 2.0 e della nuova Internet;</li>
<li>progetto di incubazione. Prevede un intervento tra i 30 e i 150mila euro ed è destinato ai progetti che sono ancora nella fase di fattibilità tecnica ed economica. E’ rivolto a ricerche il cui output rappresenta la base per la creazione di una start up;</li>
<li>progetto di investimento. E’ destinato a iniziative strutturate e prevede un investimento che può andare dai 150 ai 750 mila euro. Per accedervi è necessario avere business plan articolato, un gruppo di lavoro e almeno un piccolo prototipo dell’idea che si vuole realizzare.</li>
</ul>
<p>Tutte le informazioni sul progetto sono disponibili agli indirizzi:<br />
• <a style="color: #0065cc;" href="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/" target="_blank">http://www.workingcapital.telecomitalia.it</a><br />
• <a style="color: #0065cc;" href="http://www.facebook.com/workingcapital" target="_blank">http://www.facebook.com/workingcapital</a><br />
• <a style="color: #0065cc;" href="http://www.twitter.com/workingcapital" target="_blank">http://www.twitter.com/workingcapital</a></p>
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		<title>Meta System e Cisco: odore di innovazione in salsa VoIP</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/09/01/meta-system-cisco-innovazione-in-voip/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 09:33:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ICT]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Emilia]]></category>
		<category><![CDATA[Telefonia e VoIP]]></category>
		<category><![CDATA[cisco]]></category>
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		<category><![CDATA[VoIP]]></category>

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		<description><![CDATA[Meta System adotta Cisco Unified Communication come sistema per le comunicazioni interne, convogliando traffico voce e dati su un'unica rete. La diffusione del VoIP nelle aziende italiane e USA.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-646" title="cavi" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/09/cavi.png" alt="" width="410" height="170" /></p>
<p>E&#8217; leggendo certe notizie dal sito Cisco che poi ci si fa belli. Pare che dalle parti di MetaSystem, azienda reggiana il cui business principale è l&#8217;elettronica applicata ai sistemi di sicurezza, stiano sperimentando i vantaggi del <strong>VoIP</strong>. <a title="Cisco Unified Communication in Meta System" href="http://www.cisco.com/web/IT/local_offices/case_history/metasystem.pdf" target="_blank">La notizia in questione è raggiungibile qui</a>.</p>
<p>Al di là della connotazione pubblicitaria, vorrei riprendere alcune questioni per fare una breve riflessione:</p>
<p><span id="more-644"></span></p>
<blockquote><p>Il destino dei centralini tradizionali PABX è diventare oggetti di antiquariato, per le aziende strutturate in sede e filiali sul territorio. I benefici garantiti dalla tecnologia innovativa che si sta diffondendo come standard &#8211; l’Unified Communications, ovvero <strong>dati, voce e video in un’unica infrastruttura di rete IP</strong> &#8211; non fa certo rimpiangere la difficoltà di gestione, le limitate funzionalità e, soprattutto, i costi di una rete telefonica a sé stante. [..]<br />
L’orientamento all’innovazione tecnologica insito nella mission stessa di MetaSystem, e la struttura complessa del Gruppo, hanno costituito la base per un fondamentale passo in avanti in ambito ICT. Corrado Azzaloni, Responsabile Sistemi Informativi, individua sfide, obiettivi e fasi del progetto che ha avuto co-protagonisti Cisco e il partner Xanten. “MetaSystem è composta da <strong>diverse sedi</strong>, le cui infrastrutture telefoniche originariamente erano di tipo tradizionale e basate su un centralino PABX. Con il tempo, le diverse sedi sono state interconnesse anche per il traffico dati e ciò stava generando una gestione complessa e articolata dell’<strong>architettura IT</strong>, che comprendeva una rete in fibra ottica tra i quattro poli all’interno dello stesso distretto telefonico di Reggio Emilia.&#8221; [..] “La <strong>prima implementazione pilota</strong> ha richiesto due settimane di intervento”, continua Azzaloni. “Successivamente, in un mese anche la sede di Reggio Emilia è stata interconnessa nel nuovo sistema, <strong>prima in parallelo e poi, pian piano, in sostituzione</strong>. Su ogni sede sono stati implementati i Voice Gateway, a garanzia di servizio anche in assenza di collegamento di rete geografico, con l’obiettivo di fornire una soluzione di disaster recovery”. Al primo CallManager ne è stato aggiunto un secondo, mentre la rete si è arricchita della <strong>componente Wi-Fi</strong> con l’installazione di Access Point Cisco, per permettere la continuità operativa del personale che si sposta costantemente da una sede all’altra del network. “In questo modo gli operatori sono sempre raggiungibili ovunque all’interno delle sedi e possono mantenere lo stesso numero di interno indipendentemente dalla loro ubicazione”.</p></blockquote>
<p>Ormai la tecnologia VoIP in ambito aziendale è consolidata, i vantaggi non riguardano solamente i costi, ma l&#8217;opportunità di creare un ambiente in qualche modo slegato dal vecchio concetto di fonia.</p>
<p>Ciò che mi sembra imprescindibile però nella attuali condizioni è la <strong>possibilità di testare in parallelo un nuovo sistema</strong>. E&#8217; lo stesso concetto che si ritrova nei software: se prima si cambiava perchè qualcuno proponeva una licenza meno onerosa o funzionalità migliori, ora si cambia solo se questo qualcuno è in grado di &#8220;far andare&#8221; il proprio prodotto in parallelo a quelli già esistenti, per dimostrarne il reale valore.</p>
<p>Nessuno vuole restare un mese senza telefono, tantomeno una azienda.</p>
<p>Ma non è solo a Reggio Emilia che si è diffusa la tecnologia <a title="Cisco Unified Communications" href="http://www.cisco.com/web/IT/solutions/ent/tecnologie/unifiedcom/unifiedcom_home.html">Cisco Unified Communications</a>, la <a title="casi italiani - cisco unified communications" href="http://www.cisco.com/web/IT/local_offices/case_history/case_ipcomm_home.html" target="_blank">lista dei casi italiani</a> è tanto lunga quanto variegata. Indubbiamente le soluzioni di Cisco richiedo investimenti maggiori, che non tutti possono permettersi, ma <strong>quante aziende in Italia hanno capito le potenzialità del VoIP e dell&#8217;IM (Istant Messaging)?</strong></p>
<p>La risposta <a title="aziende italiane e VoIP" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/06/voip-bocconi.shtml?uuid=869f881e-3d21-11dd-bc5b-00000e251029&amp;DocRulesView=Libero">ce la offre il Sole 24 Ore</a>, che riporta una ricerca condotta dall&#8217;Università Bocconi:siamo <strong>attorno al 17%</strong>.</p>
<blockquote><p>Quasi due quinti del traffico telefonico prodotto dalle imprese made in Italy corre su sistemi di comunicazione voce via Internet, la cosiddetta Voice over Internet Protocol (VoIP) e il personale delle aziende ne fa un uso frequente nell&#8217;arco della giornata lavorativa. Per lo più si ricorre a questo canale innovativo per comunicare, ma l&#8217;utilizzo è percepito positivamente a livello di efficacia e gli utenti sono per la maggioranza propensi a esplorare nuove funzionalità del VoIP. E&#8217; quanto emerge dalla ricerca condotta dall&#8217;Università Bocconi, in collaborazione con Italtel e Cisco Italia.</p></blockquote>
<p>C&#8217;è un dato di fatto, che dovrebbe far riflettere: la maggior parte delle aziende che scelgono la strada del VoIP non lo fanno solamente perchè si attendono una riduzione dei costi immediata (obiettivo di breve periodo) ma anche perchè prevedono di attuare in futuro &#8220;<strong>innovazioni organizzative abilitate da un nuovo modo di comunicare</strong>&#8220;.</p>
<p>Notizie incoraggianti. Anche se le cose oltre oceano <a title="State of Enterprise VoIP 2008" href="http://www.voip-news.com/feature/state-enterprise-voip-2008-041808/" target="_blank">vanno diversamente</a> (Infonetics Research, Luglio 2008): le stesse percentuali nostrane le avevano raggiunte già nel 2005, quando il 36 % delle grosse aziende avevano adottato il VoIP, il 23 % delle medie e il 14 % delle piccole imprese. Mentre entro il 2010 si prevede che saranno circa due terzi le aziende USA che si doteranno di tecnologie VoIP.</p>
<p>Ovviamente sarebbe interessante leggere i <a title="Forrester - enterprise VoIP in Europe" href="http://www.forrester.com/Research/Document/Excerpt/0,7211,43073,00.html" target="_blank">report di Forrester</a> per sapere come vanno le cose in Europa, ma  279$ a fondo perduto non me li posso permettere. :)</p>
<p><strong>E nel tuo ufficio che telefono hai?</strong></p>
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		<title>Mediaset denuncia, Youtube e Google innovano</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/08/05/mediaset-denuncia-youtube-e-google-innovano/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 10:24:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[e-business]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione e Media]]></category>
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		<category><![CDATA[Tv]]></category>
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		<description><![CDATA[Mediaset fa causa a Youtube, intanto Google annuncia la trasmissione delle olimpiadi in 75 Paesi e investe in innovazione: da oggi è disponibile la programmazione delle sale cinema.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Torni dalle vacanze e ti trovi ciò che non ti aspetti: anche l&#8217;<a title="Mediaset su RWW" href="http://www.readwriteweb.com/archives/italian_tv_company_mediaset_su.php" target="_blank">Italia fa notizia all&#8217;estero</a>! <strong>Mediaset fa causa a YouTube</strong>. A parte il fatto che un video di Mai Dire Banzai o de Le Iene non può che far onore a <a title="Italia1" href="http://www.italia1.mediaset.it/" target="_blank">Italia1</a>, ma da oggi anche Mediaset è nell&#8217;elenco degli <strong>ottusi</strong>: la ragione ufficiale è che i nostri occhi, catturati dai video del portale controllato da Google, non possono più guardare la pubblicità trasmessa via etere. <a title="Punto Informatico - Mediaset e youtube" href="http://punto-informatico.it/2375765/PI/News/mediaset-youtube-ci-risarcisca-una-barca-denaro.aspx" target="_blank">Non è uno scherzo</a>, la particolarità della causa intentata a YouTube sta nel fatto che vengono calcolati i mancati introiti derivanti dalle 315.672 giornate &#8220;alla luce dei contatti rilevati e vista la quantità dei documenti presenti illecitamente sul sito&#8221;. Ciò che spaventa non sono i 500 milioni di euro chiesti come risarcimento, ma il fatto che abbiano <strong>pagato profumatamente qualche legale</strong> per scoprire che ci sono &#8220;almeno 4.643 filmati di nostra proprietà, pari a oltre 325 ore di materiale emesso senza possedere i diritti&#8221;.</p>
<p><span id="more-612"></span></p>
<p>Già, la gente guarda la tv, alla gente piace rivedere gli spezzoni più belli (o più brutti, dipende dai gusti) e poi finisce per caricarli su youtube. Sarò malato, ma secondo me <strong>non fanno altro che accrescere la popolarità dell&#8217;emittente</strong>. Perchè in fondo non è un prendere e rubare, ma un prendere e pubblicare: il marchio di Canale 5 resta ben evidente in basso a destra! Non si tratta di un libro, copiato e pubblicato senza citare l&#8217;autore, ma di una registrazione mostrata agli amici. Non sono un giurista, ma so perfettamente che il buon senso non si rispecchia quasi mai nelle leggi sul diritto d&#8217;autore. Probabilmente Google dovrebbe riconoscere parte degli introiti di YouTube generati coi video appartenenti alle amittenti.. Penso soprattutto a <strong>MTV</strong> (Viacom ha una causa avviata a sua volta).</p>
<p>Come fare? Bella domanda. Ma una cosa è certa: mentre qualcuno <strong>spende soldi per costruire una vertenza legale</strong>, qualcun&#8217;altro li investe meglio e <a title="youtube trasmette le olimpiadi" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Sport/2008/olimpiadi-pechino/news/olimpiadi-online-youtube.shtml" target="_blank">annuncia</a> che garantirà la <strong>copertura dei giochi olimpici nei Paesi dove le emittenti televisive non hanno acquistato i diritti</strong>. In India, Nigeria e altri 75 Paesi tra Africa, Asia e Medio Oriente sarà possibile seguire i giochi su YouTube. Per la prima volta nella storia delle olimpiadi, ci sarà un canale &#8220;olimpico&#8221; per il quale gli organizzatori potranno produrre contenuti e spezzoni di 10 minuti l&#8217;uno.<br />
Inoltre, notizia freschissima: da oggi su Google si possono fare <a title="Programmazione cinema su Google" href="http://googleitalia.blogspot.com/2008/08/una-chicca-per-gli-amanti-del-cinema.html" target="_blank">ricerche sulla programmazione delle sale cinematografiche</a>. Basta scrivere &#8220;cinema reggio emilia&#8221; nella casellina di ricerca..</p>
<p>Gli <strong>analisti finanziari</strong> dicono che sia proprio attraverso la costante innovazione e introduzione di servizi che Google attrae investimenti e si fa bello con gli azionisti. Sempre gli analisti, attentissimi al gossip, avrebbero rilevato che dopo la notizia della causa a Youtube le azioni Mediaset hanno subito un lieve incremento (vedia grafico sotto, preso da Google Finance. La bandierina con la &#8220;B&#8221; indica il momento in cui è uscita la notizia).</p>
<p><a href="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/08/mediaset-finance.png"><img class="alignnone size-full wp-image-614" title="mediaset-finance" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/08/mediaset-finance.png" alt="" width="500" height="285" /></a></p>
<p>Da notare che poi sono ricrollate come prima. Forse invece di assumere qualche legale in più era meglio <strong>investire sui giornalisti di <a title="Studio Aperto" href="http://odiostudioaperto.blogspot.com/" target="_blank">Studio Aperto</a>?</strong> Anche <a title="Del Debbio" href="http://odiodeldebbio.splinder.com/">Del Debbio</a> potrebbe essere d&#8217;accordo con me.. (date un occhiata ai link, meritevoli, ndr).</p>
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		<title>Aria fritta?</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/08/01/aria-fritta/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 13:43:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>

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		<description><![CDATA[Le basi per l'innovazione e il cambiamento. A volte le discussioni di quelli delle "Risorse Umane" fanno sorridere.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A volte, ripeto: a volte.. quelli delle <strong>Risorse Umane</strong> mi fanno sorridere. Forse il corso di Gestione delle Risorse Umane, frequentato a &#8220;fine mandato&#8221; poco prima della laurea serve proprio a mettere in guardia l&#8217;ingegnere.</p>
<p>Sarà che se non sento parlare di <strong>numeri</strong> e di <strong>strumenti</strong> vado subito in fibrillazione, ma quando vedo alcuni schemi proprio non resisto. E&#8217; vero, è vero: a volte la sintesi è fondamentale, a volte saper costruire un quadro d&#8217;insieme è la base per realizzare gli obiettivi. E&#8217; vero, è vero: nel complesso lo schema non fa una piega. Ma..</p>
<p>L&#8217;hanno ripreso in tanti, mi ci metto pure io, ma il taglio è diverso. Ecco a voi gli <strong>effetti dell&#8217;addizione</strong>:</p>
<p><span id="more-605"></span></p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/07/cambiamento.jpg" alt="cambiamento" width="485" height="264" /></p>
<p>La <strong>fonte</strong> sarebbe: <em>La visione integrata dell’IT Governance, Risk e Compliance</em>, ADFOR - 2008 (<a title="humanitech" href="http://www.humanitech.it/?p=1335" target="_blank">via Humanitech</a>)</p>
<p>Ho spulciato sul sito di ADFOR, tra i white paper, su google, su blogbabel.. ma niente. Mi sarebbe piaciuto leggere l&#8217;analisi scritta, oltre allo schemino: magari interpreto male e dietro c&#8217;è un approfondito studio. In fondo l&#8217;innovazione è frutto di tante componenti, e quelle nello schemino servono tutte, anche se forse la misura dipende dalle <em>dimensioni</em> del cambiamento.</p>
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		<title>One Laptop per Child e innovazione secondo Negroponte</title>
		<link>http://www.diplod.it/2007/10/28/one-laptop-per-child-e-innovazione-secondo-negroponte/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Oct 2007 12:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Emilia]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
		<category><![CDATA[beneficienza]]></category>
		<category><![CDATA[convegni]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[laptop]]></category>

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		<description><![CDATA[Come previsto, sono andato all&#8217;incontro con Nicholas Negroponte organizzato dal Comune di Reggio Emilia, industriali reggiani e Università di Modena e Reggio Emilia. In una affollatissima aula magna, si è parlato di innovazione, ma soprattutto del progetto One Laptop per Child che Negroponte sta portando a compimento, la data di lancio dovrebbe essere il prossimo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/10/olpc.JPG" alt="OLPC - Unimore" /></p>
<p><a title="Negroponte a reggio emilia" href="http://www.diplod.it/2007/10/25/open-innovation-e-negroponte-a-reggio-emilia/" target="_blank">Come previsto</a>, sono andato all&#8217;incontro con <a title="Nicholas Negroponte" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicholas_Negroponte" target="_blank">Nicholas Negroponte</a> organizzato dal <a title="Reggio Emilia" href="http://www.comune.re.it/" target="_blank">Comune di Reggio Emilia</a>, <a title="Industriali Reggiani" href="http://www.assindustria.re.it/" target="_blank">industriali reggiani</a> e <a title="Unimore" href="http://www.unimore.it/" target="_blank">Università di Modena e Reggio Emilia</a>.<br />
In una affollatissima aula magna, si è parlato di innovazione, ma soprattutto del progetto <a title="Progetto One Laptop per Child" href="http://www.laptop.org/it/index.shtml" target="_blank">One Laptop per Child</a> che Negroponte sta portando a compimento, la data di lancio dovrebbe essere il prossimo 12 Novembre.</p>
<p>Cos&#8217;è questo laptop? E&#8217; un computer portatile a basso costo, attualmente attorno ai 130 euro. Grazie ad economie di scala (1milione di pezzi prodotti ogni mese) e a soluzioni tecnologiche in grado di contenere i costi dovrebbe arrivare, nelle intenzioni del suo ideatore, a costare circa 100 dollari. Lo vedete nella foto mentre sullo schermo appare il portale di accesso alla rete wireless dell&#8217;università reggiana. Visto da vicino sembra proprio un prodotto riuscito.</p>
<p><span id="more-406"></span></p>
<blockquote><p>La risorsa naturale più preziosa per ogni nazione sono i suoi bambini. Crediamo che le nazioni che vogliono emergere devono far leva sulle innate capacità dei bambini di imparare, dividere e creare da sole. La nostra risposta a questa sfida è il laptop XO, un portatile adatto per i bambini e disegnato per &#8220;imparare a imparare.</p>
<p>L&#8217;XO incorpora le teorie costruzionistiche sviluppate per prime dal professore del MIT Media Lab Seymour Paper negli anni sessanta, più tardi rielaborate da Alan Kay e complementate da principi articolati da Nicholas Negroponte nel suo libro, <em>Essere Digitale</em>.</p>
<p>Il costruzionismo, estensivamente provato sul campo e validato da alcuni esperimenti nelle regioni più remote, enfatizza quello che Papert chiama &#8220;imparare a imparare&#8221; quale fondamentale esperienza educativa. Un computer catalizza l&#8217;&#8221;imparare a imparare&#8221; permettendo ai bambini di &#8220;pensare al pensiero&#8221; in una maniera altrimenti impossibile. L&#8217;utilizzo dell&#8217;XO, sia come finestra sul loro mondo che come strumento programmabile per esplorarlo, permette ai bambini delle nazioni emergenti di accedere al sapere quasi illimitato di internet e al pari passo di esercitare la risoluzione di problemi in maniera creativa.</p>
<p>OLPC non è, a memoria, un programma tecnologico, né XO è un prodotto nel senso convenzionale della parola. OLPC è un&#8217;organizzazione senza scopo di lucro che cerca di dare ai bambini anche nelle regioni più lontane del pianeta l&#8217;opportunità di sfruttare il potenziale che è in loro, di essere esposti a un intero mondo di idee e di contribuire ad una comunità mondiale più sana e produttiva.</p></blockquote>
<p>Negroponte ha parlato per buona parte di questo progetto, ha evidenziato qualche particolare tecnico del computerino portatile. Resistenza agli urti, prestazioni modeste, basso consumo energetico, ricarica delle batterie senza necessità di energia elettrica, configurazione di rete mesh wireless (ovvero ogni terminale funziona sia da ricevente che da trasmettitore, non serve un hotspot), sistema operativo linux (quindi piena libertà di modifica del software) e soprattutto un tasto apposito che in qualsiasi momento permette <span style="text-decoration: line-through;">all&#8217;utente</span> al bambino di visionare il codice sorgente.</p>
<p>La presentazione è iniziata con una semplice constatazione. Un bambino che programma un pc affinchè questo disegni un cerchio, scrive codice e lo &#8220;fa girare&#8221;. Il 90% delle volte non funziona al primo colpo, ecco quindi che bisogna procedere al debug; ovvero ripercorrere il proprio lavoro e scoprire gli <strong>errori commessi</strong> fino al <strong>raggiungimento del risultato</strong>. Si è visto come i bambini che avevano assimilato questo <strong>processo educativo</strong> fossero poi più interessati ai propri errori piuttosto che al voto. Niente di più positivo.</p>
<p>Un computer può stimolare la creatività infantile? Certo, basta utilizzarlo correttamente.. o forse servirebbe proprio un computer pensato per i bambini. Guardare la foto di <a title="Galadima School - Nigeria" href="http://wiki.laptop.org/go/Galadima" target="_blank">questa classe in Nigeria</a>, in una scuola elementare dove manca acqua ed energia, fa un certo effetto. Verrebbe quasi da chiedersi come mai in una scuola italiana questa scena non sia replicabile.. Forse questi laptop sarebbero utili anche in contesti sviluppati e non solo nel cosiddetto terzo mondo. Giustamente un ragazzo del pubblico lo ha fatto notare.</p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/10/laptop-galadima.jpg" alt="OLPC - Galadima" /></p>
<p>Era presente in sala anche <strong>Romano Prodi</strong>, nel suo breve intervento ha detto che l&#8217;Italia si è impegnata nel progetto per acquistare questi portatili e donarli a bambini etiopi. Perchè l&#8217;<strong>Etiopia</strong>? Semplicemente perchè l&#8217;Italia ha un conto aperto con la storia.</p>
<p>Reggio Emilia è una città che ha investito molto sulla creatività infantile, è famosa in tutto il mondo per i suoi asili, basti pensare a <a title="Reggio Children" href="http://zerosei.comune.re.it/italiano/reggiochildren.htm" target="_blank">Reggio Children</a>. Ma stiamo investendo altrettanto per la creatività giovanile? Quando parlo di creatività giovanile non mi riferisco ai murales o ai gruppi musicali di base, bensì al <strong>ruolo che viene riconosciuto ai giovani</strong> universitari e lavoratori.<br />
Negroponte ha evidenziato questa tendenza tutta europea, a suo parere, del non prestare attenzione alla <strong>creatività giovanile</strong>. Creatività intesa nel suo significato aulico e non come semplice forma espressiva. Nel <a title="Media Lab MIT" href="http://www.media.mit.edu/" target="_blank">Media Lab del MIT</a> di Boston lavorano oggi tante persone (circa 500, se non ricordo male) ma solo una piccola parte sono professori accademici. Vi sono perlopiù ricercatori e studenti provenienti dalle più svariate discipline e con differenti background culturali. Negroponte ha insistito molto sul discorso della diversità. <strong>La diversità sta alla base dell&#8217;innovazione</strong>. La commistione di culture, di modi di pensare diversi tra loro, di persone che hanno sostenuto studi disparati, non può che giovare al <strong>concepimento di nuove idee</strong>. Certo è che nel contesto italiano questo modo di pensare risulta difficile da applicare, quando si vive col terrore dell&#8217;immigrazione e con la propensione al chiudersi in casa.</p>
<p>Emblematico è stato un passaggio in cui Negroponte non si è dichiarato americano piuttosto che europeo (i suoi genitori sono di origine greca), ma cittadino del mondo. Utopie d&#8217;altri tempi? Non credo, viviamo in un&#8217;epoca in cui non ha senso misurare la competizione in termini di Emilia Romagna contro Lombardia. Dovremmo e dobbiamo confrontarci in un&#8217;ottica globale, volenti o nolenti.<br />
E all&#8217;ultima domanda se anche una città come Reggio Emilia possa essere competitiva nel mercato globale Negroponte ha risposto affermativamente. Non è necessario essere una grande metropoli, ma essere <strong>wired</strong>: cioè <strong>connessi</strong>. Le opportunità di una grande città possono essere replicate in piccola scala se si ha attenzione e si aprono bene gli occhi sul mondo.</p>
<p>Poi però siamo tornati coi piedi per terra quando il moderatore del dibattito ha annunciato l&#8217;ultimissima domanda concessa a suo nipote (con sacrosanta incavolatura del diretto interessato). Domando peraltro azzeccata: quanto è americano questo progetto? Il prodotto in sè solo al 5%, il <strong>coraggio</strong> e la <strong>spinta innovativa</strong> sono invece in buona parte statunitensi.</p>
<p>Viene da chiedersi se un computer così non sia più necessario ai bambini dei paesi sviluppati (esiste infatti la <a title="OLPT - Get 1 Give 1" href="http://www.laptopgiving.org/" target="_blank">formula get one-give one</a>), se invece per loro non servano maggiormente cibo e medicine. Ma gli scettici, si sà, sono ovunque; daltronde in quanti ritenevano necessario il web agli esordi?</p>
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		<title>WebForTheFuture</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Dec 2006 02:09:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri Sconnessi]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
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		<category><![CDATA[internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche mese fa ho partecipato a un concorso organizzato da O-One, una azienda che realizza soluzioni web, in collaborazione con Macromedia Italia e l&#8217;Università di Modena e Reggio Emilia. Il titolo del concorso è WebForTheFuture, aperto a studenti e professionisti di tutto il mondo con età inferiore ai 30 anni, che si propone di esplorare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche mese fa ho partecipato a un concorso organizzato da <a title="O-One" href="http://www.o-one.net/" target="_blank"><strong>O-One</strong></a>, una azienda che realizza soluzioni web, in collaborazione con <strong>Macromedia Italia</strong> e l&#8217;<strong>Università di Modena e Reggio Emilia</strong>.</p>
<p><img id="image59" title="WebForTheFuture" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2006/12/wftf.miniatura.gif" alt="WebForTheFuture" align="left" />Il titolo del concorso è <a title="WebForTheFuture" href="http://www.webforthefuture.net/" target="_blank"><strong>WebForTheFuture</strong></a>, aperto a studenti e professionisti di tutto il mondo con età inferiore ai 30 anni, che si propone di esplorare il web e le sue potenzialità per individuare nuovi scenari che migliorino la qualità della vita.</p>
<p>Ecco cosa riportava il bando:</p>
<blockquote><p>Obiettivo del concorso è quello di promuovere e rendere realizzabili idee e progetti che utilizzino il Web in modo innovativo, pensando ad Internet come un sistema integrato alle tecnologie di uso quotidiano, in grado di influenzare le abitudini di vita degli individui nell’ottica del miglioramento della qualità del vivere contemporaneo.<br />
Crediamo infatti che il Web, grazie alla miniaturizzazione delle componenti tecnologiche, al continuo sviluppo di tecnologie wireless, all’abbassamento progressivo dei costi di produzione e sviluppo, avrà luoghi di fruizione sempre differenti e sarà in grado di influenzare diversi aspetti della vita quotidiana, modificando le nostre abitudini giornaliere fino ad identificare nuovi stili di vita.</p></blockquote>
<p>Ovviamente non potevo resistere a una tale occasione e ho partecipato, senza troppe aspettative, inviando due progetti: uno per la categoria &#8220;vivere la casa&#8221; e l&#8217;altro per &#8220;vivere la città&#8221;. Devo dire che sono rimasto decisamente soddisfatto quando ho scoperto che entrambi i progetti erano arrivati tra i finalisti.<br />
<span id="more-62"></span></p>
<p>Ogni tanto ripenso a quell&#8217;esperienza e mi chiedo se invece di preparare tutto in fretta e furia per non rovinare lo studio (era periodo di esami) non avessi fatto meglio a rinunciare all&#8217;esame e dedicarmi con maggiore impegno alla stesura degli stessi. In ogni caso, per non far cadere nell&#8217;oblio quella vicenda, ho deciso di rendere pubblici i due lavori da me prodotti.</p>
<p>Il primo, in gara nella sezione &#8220;vivere la casa&#8221;, si chiama <strong>Lavagna Elettronica</strong> e descrive l&#8217;idea di un monitor/computer che funge da lavagnetta elettronica sulla quale prendere appunti, come normalmente si è soliti fare su quella di casa. Nello scenario c&#8217;era anche la possibilità di installare degli schermi piatti alle pareti per visualizzare delle foto, dei quadri o dei messaggi. Pensare che proprio ora si iniziano a vedere in commercio le cornici digitali.. alla fine non ci avevo poi visto così male. ;-)<br />
Purtroppo, nonostante a mio parere nel progetto presentato ci fossero diversi elementi di innovatività (forse anche esagerati), la giuria ha deciso di non assegnare premi a questa categoria. Pazienza<br />
Il secondo, in gara nella sezione &#8220;vivere la città&#8221;, si chiama <strong>Città Digitale</strong> e descrive un sistema di torrette con all&#8217;interno dei terminali collegati in rete da installare in giro per la città. Tramite un portale cittadino si può poi accedere ad una serie di servizi utili, che vanno dai documenti dell&#8217;anagrafe all&#8217;orario di apertura dei negozi. Questo progetto ha superato la prima fase delle valutazioni, arrivando tra i finalisti della prima fase.</p>
<p>Questi i file pdf dei due progetti, pubblicati sotto liceanza creative common.</p>
<p><a title="CittaDigitale" href="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2006/12/cittadigitale-webforthefuturepdf.pdf">Città Digitale &#8211; WebForTheFuture</a><br />
<a title="LavagnaElettronica" href="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2006/12/lavagnaelettronica-webforthefuture.pdf">Lavagna Elettronica &#8211; WebForTheFuture</a></p>
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