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	<title>diploD &#187; internet</title>
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	<description>by Davide Del Monte</description>
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		<title>Condanna ai dirigenti di Autostrade e Poste Italiane: un postino mostrava le natiche in Autogrill</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 18:09:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Pensate all'effetto che potrebbe fare una notizia del genere sulla prima pagina dei nostri quotidiani! Ebbene: da oggi l'Italia può vantare anche questo record. Repubblica del 24 Febbraio: 
"Google, carcere per video shock. Gli Usa: "La libertà di internet è vitale. 
Tre dirigenti condannati per violazione della privacy. Non bloccarono, nel 2006, le immagini di un giovane down aggredito dai compagni di scuola a Torino."]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Repubblica e Corriere, Giornale e Unità: tutti a sventolare la sentenza. </em><strong><em>Quattro dirigenti di Autostrade per l&#8217;Italia SpA e due responsabili alla privacy di Poste Italiane sono stati condannati rispettivamente a 8 mesi e 2 mesi di reclusione per atti osceni in luogo pubblico e apologia di reato, si salva invece un dirigente di Autogrill SpA per cui l&#8217;accusa aveva chiesto una pena di 6 mesi per favoreggiamento</em></strong><em>. La condanna nei confronti dei quattro pezzi grossi di Autostrade per l&#8217;Italia è dovuta al fatto che il postino in questione non doveva essere fatto entrare in autostrada; mentre ai manager di Poste Italiane viene contestato il fatto che il postino stava trasportando una lettera in cui erano contenuti scritti inneggianti alla violenza verso le persone con sindrome di down, cosa emersa solo in seguito alle indagini svolte sul materiale in possesso del postino. Sono stati inoltre inflitti il ritiro della patente e una multa di 2000 euro ai due dirigenti di Poste Italiane, appartenenti al consiglio di amministrazione (di cui uno già in pensione), per accesso in autostrada con un mezzo a due ruote da 125cc.</em></p>
<p><em>Ebbene, la sentenza che fa discutere è arrivata poche ore fa. </em><strong><em>Un caso unico al mondo</em></strong><em>, in cui i dirigenti delle </em><strong><em>società che offrono un servizio</em></strong><em>, vengono </em><strong><em>condannati poichè gli utenti che usufruiscono del servizio vanno contro la legge</em></strong><em>. C&#8217;è molta apprensione perchè con questo precedente si aprono impressionanti scenari: dalle parti di Enel si temono esemplari condanne per l&#8217;uso improprio dell&#8217;energia, pare abbiano scoperto che Unabomber fosse un abbonato e utilizzasse l&#8217;energia offerta dalla ditta per confezionare i suo ordigni.</em></p>
<p>Pensate all&#8217;effetto che potrebbe fare una notizia del genere sulla prima pagina dei nostri quotidiani! Ebbene: <strong>da oggi l&#8217;Italia può vantare anche questo record</strong>. Repubblica del 24 Febbraio:<br />
&#8220;<em>Google, carcere per video shock. Gli Usa: &#8220;La libertà di internet è vitale.<br />
Tre dirigenti condannati per violazione della privacy. Non bloccarono, nel 2006, le immagini di un giovane down aggredito dai compagni di scuola a Torino.</em>&#8221;</p>
<p>La cosa che più mi <strong>impressione </strong>è che in giro, tra i vari commenti, qualcuno si è pure azzardato a dire che è cosa buona e giusta. Che bisogna finirla con questa usanza che su internet finisce di tutto e di più. E allora condanniamo i dirigenti, condanniamo chi offre un servizio.. E poi penseremo a responsabilizzare i responsabili?!<br />
Il concetto è identico: come se condannassimo Autostrade per gli automobilisti che superano il limite di velocità, le Poste per le lettere che contengono materiale osceno, l&#8217; Enel per gli utenti che utilizzano l&#8217;energia per il bilancino elettrico che misura le confezioni di cocaina. Ma siamo impazziti?! <strong>Che senso ha condannare un internet service provider (un offerente del servizio internet, per chi ancora segue la dieta mediterranea) per un reato commesso da un utente di tale servizio?</strong></p>
<p><strong>Con questo principio, chi investirebbe in Italia per offrire servizi web? E dove sarebbe l&#8217;Italia senza il web?</strong></p>
<p>Mi piacerebbe parlare con quel giudice che ha emanato quella sentenza e con quei magistrati che hanno sostenuto l&#8217;accusa. Ma so già che invece dovrò sorbirmi qualche talk show televisivo in cui qualcuno difenderà questa decisione esemplare, evviva il <strong>telerimbambimento</strong>!</p>
<p>Ancora non ci credo.. Non ci credo!</p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 39px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Google, carcere per video shock</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 39px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Gli Usa: &#8220;La libertà di internet è vitale&#8221;</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 39px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Tre dirigenti condannati per violazione della privacy. Non bloccarono, nel 2006, le immagini di un giovane down aggredito dai compagni di scuola a Torino.</div>
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		<title>Nobel per la Pace a Internet e Peace Dot: fare pace col blog..</title>
		<link>http://www.diplod.it/2009/12/29/nobel-per-la-pace-a-internet-e-peace-dot-fare-pace-col-blog/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 23:18:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Peace Dot e Internet For Peace. Due progetti di pace in qualche modo relazionati tra loro. Il primo invita a creare un sottodominio per diffondere messaggi di Pace, l'altro si pone l'obiettivo di candidare la rete al premio Nobel per la Pace 2010.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://peace.diplod.it"><img class="size-full wp-image-954 aligncenter" title="header" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2009/12/header.png" alt="header" width="406" height="223" /></a></p>
<blockquote><p>Abbiamo finalmente capito che Internet non è una rete di computer, ma un intreccio infinito di persone.<br />
Uomini e donne, a tutte le latitudini, si connettono tra loro, attraverso la più grande piattaforma di relazione che l&#8217;umanità abbia mai avuto.<br />
La cultura digitale ha creato le fondamenta per una nuova civiltà. E questa civiltà sta costruendo la dialettica, il confronto e la solidarietà attraverso la comunicazione.<br />
Perchè da sempre la democrazia germoglia dove c&#8217;è accoglienza, ascolto, scambio e condivisione. E da sempre l&#8217;incontro con l&#8217;altro è l&#8217;antidoto più efficace all&#8217;odio e al conflitto.<br />
Ecco perchè Internet è strumento di pace.<br />
Ecco perchè ciascuno di noi in rete può essere un seme di non violenza.<br />
Ecco perchè la rete merita il prossimo Nobel per la pace.<br />
E sarà un Nobel dato anche a ciascuno di noi.</p></blockquote>
<p>Questo è il <strong>manifesto</strong> che candida <strong>Internet</strong> al prossimo premio <strong>Nobel per la Pace</strong>. Il regolamento però parla chiaro: il premio può essere assegnato solo a persone. E allora? C&#8217;è chi <a href="http://www.smeerch.it/2009/11/19/volete-che-a-internet-sia-assegnato-un-premio-nobel-per-la-pace/" target="_blank">si è buttato</a> in <a href="http://blog.webnews.it/20/11/2009/nobel-per-la-pace-a-internet-unidea-sbagliata/" target="_blank">estenuanti dibattiti</a> sull&#8217;opportunità o meno della candidatura: ciò che mi preme è tuttavia il <a title="liquida - internet for peace" href="http://magazine.liquida.it/2009/11/21/internet-merita-il-nobel-per-la-pace-2010-da-oggi-una-petizione-internazionale/" target="_blank">messaggio</a>.</p>
<p>E&#8217; vero: probabilmente internet non è ne bene, ne male.. E&#8217; uno strumento. Potrebbe tuttalpiù essere candidato per entrare a far parte dei beni &#8220;Patrimonio dell&#8217;Umanità&#8221; protetti dall&#8217;Unesco, forse farebbe più bella figura. Tutti i giorni però siamo invasi da messaggi che associano internet al male, alla criminalità e alla delinquenza.. Credo sia sacrosanto, una volta tanto, <strong>sostenere a occhi chiusi un messaggio positivo</strong>. Anche se tecnicamente poco credibile.</p>
<p><span id="more-953"></span></p>
<p>Qualche altro visionario ha pensato bene di amplificare il messaggio con una stravagante idea: <a title="Peace Dot" href="http://peace.stanford.edu/" target="_blank">Peace Dot</a>. L&#8217;idea di Peace Dot è semplice: ognuno registra un sottodominio del tipo http://peace.NomeDominio.com e lo popola con ciò che meglio crede.<br />
E&#8217; partito tutto dall&#8217;università di Standford. Grazie ad Internet è infatti possibile diffondere il messaggio di pace tramite una soluzione sistematica e globale che rende più facile la condivisione e la connessione. Ognuno può personalizzare la propria pagina come meglio crede, ciò che conta è appunto contagiare quante più persone possibile!</p>
<p>Lo hanno fatto <a title="peace facebook" href="http://peace.facebook.com/" target="_blank">Facebook</a> (con un bellissimo grafico che mostra le amicizie tra israeliani e palestinesi), <a title="peace PB Works" href="http://peace.pbworks.com/" target="_blank">PB Works</a>, <a title="peace Dalai Lama" href="http://peace.dalailamafoundation.org/" target="_blank">Dalai Lama Foundation</a> e tanti altri. Così è nato anche <a title="Pace - peace dot" href="http://peace.diplod.it" target="_blank">http://peace.diplod.it</a>.. Cosa ci metterò? Quello che man mano mi viene in mente per pubblicizzare messaggi di pace e solidarietà. <strong>Fallo anche tu e scambiamoci i link!</strong> Presto rilascerò anche il template, se vuoi utilizzarlo per questo o per altri scopi..</p>
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		<title>L&#8217;ottusità del bloccare internet in azienda</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/09/29/lottusita-del-bloccare-internet-in-azienda/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 09:22:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Internet è uno strumento, la qualità dello strumento è indiscutibile: bloccarlo significa bloccare i propri lavoratori, incastrarli dietro uno schermo senza accesso a un mondo di informazioni e opportunità. Proprio come il telefono, un uso sbagliato può recare danni all'azienda, ma non è privandone tutti indistintamente che si risolvono i problemi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-685" title="divieto" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/09/divieto.png" alt="" width="420" height="315" /><small>[foto <a title="foto flickr" href="http://www.flickr.com/photos/eraritjaritjaka/2841894947/" target="_blank">Flickr</a>]</small></p>
<p>Stamattina ero alle prese con lo studio di un nuovo documento riguardante la qualità dei progetti. Arriva via mail da un collega e parla di APQP. La sigla mi risuona vagamente in testa, dovrebbe essere un metodo per la qualità nei processi produttivi.. ma ne siamo sicuri? <strong><a title="APQP - ricerca google" href="http://www.google.com/search?q=APQP" target="_blank">Google</a> dimmelo tu</strong>: <a title="APQP - wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Advanced_Product_Quality_Planning" target="_blank">APQP &#8211; Advancep Product Quality Planning</a>. Ma certo, ora è tutto più chiaro, beata wikipedia.</p>
<p>Le ore passano e le cose si complicano, nel famigerato documento subentrano sigle su sigle: FMEA, PPAP, PFMEA, SOP.. Bastano 30 secondi e tutti i dubbi vengono risolti. Qualche ricerca ed ecco le scoperte: <a title="FMEA - wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/FMEA" target="_blank">Failure Mode and Effects Analysis</a>, <a title="PPAP - Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Production_Part_Approval_Process" target="_blank">Production Part Approval Process</a>, <a title="PFMEA - wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/PFMEA" target="_blank">Process Failure Mode and Effects Analysis</a>, <a title="SOP - acronimo wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/SOP" target="_blank">Start Of Production</a>.. <strong>Ma se non avessi avuto internet a disposizione?</strong></p>
<p>Probabilmente avrei rotto le scatole a un collega, e il collega costa all&#8217;azienda molto più di un accesso internet, e l&#8217;accesso internet con il blocco della navigazione costa molto di più perchè ci sono le licenze del software per il monitoraggio di ogni utente. In sostanza: <strong>5 minuti di pausa per guardare <a title="repubblica.it" href="http://www.repubblica.it/">repubblica.it</a> o dare la formazione su  <a title="buzzerbeater - gioco fantabasket" href="http://www.buzzerbeater.org/">buzzerbeater</a> fruttano all&#8217;azienda molto più di ciò che si possa pensare</strong>.</p>
<p><span id="more-680"></span></p>
<p>Bloccare internet è da retrogradi, capisco i problemi legati alla &#8220;perdita di produttività&#8221;, ma una formazione dei dipendenti circa l&#8217;uso consapovele del web comporterebbe sicuramente un &#8220;aumento di produttività&#8221;. Bloccare è l&#8217;azione più rapida e meno costosa, in termini di impegno collettivo, ma di certo non è la soluzione migliore. Molto meglio responsabilizzare i dipendenti circa un uso coscienzioso di internet, perchè dietro lo schermo c&#8217;è un mare di strumenti e informazioni utili al lavoro di tutti i giorni.</p>
<p>Generalmente le <strong>politiche di blocco</strong> prevedono una delle seguenti modalità:</p>
<ul>
<li><strong>Consentire la navigazione solo su siti fidati</strong>, come il portale interno, il sito dell&#8217;azienda e qualche sito <em>accuratamente</em> selezionato, come ad esempio il <a title="sole 24 ore" href="http://www.ilsole24ore.com/">Sole24Ore</a> o <a title="wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/" target="_blank">Wikipedia</a>. E&#8217; come offrire il telefono e permettere di chiamare solo 3 numeri: il centralino, il fornitore e il capo. Se un giorno il fornitore ti chiede di chiamare un diverso centro di assistenza, tu perdi 2 ore per farti attivare le chiamate verso un nuovo numero. Che senso ha?</li>
<li><strong>Consentire la navigazione solo in alcune finestre temporali</strong>, ad esempio durante la giornata si possono sfruttare sessioni di navigazione da 15 minuti, tre volte al giorno. E&#8217; come offrire il telefono e permettere di chiamare il fornitore solo in alcuni momenti, e se non lo trovo? Riproverò domani.. ma intanto una giornata di lavoro è passata.</li>
<li><strong>Bloccare la navigazione solo su determinati siti</strong>, è la versione più soft, tutto sommato tollerabile. Non mi sembra corretto che un dipendente passi mezz&#8217;ora per giocare al fantacalcio on-line, ma se quella è l&#8217;indole probabilmente la stessa mezz&#8217;ora potrebbe passarla al telefono.<br />
I siti ai quali vietare l&#8217;accesso sono a discrezione dei <em>dottori</em> del CED: ho provato sulla mia pelle il blocco di siti come <a title="google docs" href="http://docs.google.com/" target="_blank">GoogleDocs</a> o <a title="slideshare" href="http://www.slideshare.net/" target="_blank">SlideShare</a>, che in fondo sono strumenti utilissimi nella ricerca-scambio quotidiano di informazioni. Qualcuno può essere certo di sapere con esattezza dove risiedono le notizie di cui tutti i dipendenti hanno bisogno?</li>
</ul>
<p><strong>Internet è uno strumento</strong>, la <strong>qualità</strong> dello strumento è indiscutibile: <strong>bloccarlo significa bloccare i propri lavoratori, incastrarli dietro uno schermo senza accesso a un mondo di informazioni e opportunità</strong>. Proprio come il telefono, un uso sbagliato può recare danni all&#8217;azienda, ma non è privandone tutti indistintamente che si risolvono i problemi.</p>
<p>Giusto per chiudere con un esempio, quanto tempo avrei dovuto perdere (e fatto perdere ad altri) per sapere tutti i dettagli di un <a title="Process Flow Chart" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Flowchart" target="_blank">Process Flow Chart</a> senza accesso al web? Ma senza andare sul tecnico, anche solo la <strong>pianificazione di una trasferta</strong> (la strada per arrivare dal cliente, dove pranzare, dove dormire) richiede il doppio del tempo senza internet.<br />
<strong>E tu? Hai mai lavorato o lavori in un ufficio dove internet è limitato? Come ti trovi e quali sono i &#8220;motivi ufficiali&#8221; per giustificarne il blocco?</strong></p>
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		<title>WebForTheFuture</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Dec 2006 02:09:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualche mese fa ho partecipato a un concorso organizzato da O-One, una azienda che realizza soluzioni web, in collaborazione con Macromedia Italia e l&#8217;Università di Modena e Reggio Emilia. Il titolo del concorso è WebForTheFuture, aperto a studenti e professionisti di tutto il mondo con età inferiore ai 30 anni, che si propone di esplorare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche mese fa ho partecipato a un concorso organizzato da <a title="O-One" href="http://www.o-one.net/" target="_blank"><strong>O-One</strong></a>, una azienda che realizza soluzioni web, in collaborazione con <strong>Macromedia Italia</strong> e l&#8217;<strong>Università di Modena e Reggio Emilia</strong>.</p>
<p><img id="image59" title="WebForTheFuture" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2006/12/wftf.miniatura.gif" alt="WebForTheFuture" align="left" />Il titolo del concorso è <a title="WebForTheFuture" href="http://www.webforthefuture.net/" target="_blank"><strong>WebForTheFuture</strong></a>, aperto a studenti e professionisti di tutto il mondo con età inferiore ai 30 anni, che si propone di esplorare il web e le sue potenzialità per individuare nuovi scenari che migliorino la qualità della vita.</p>
<p>Ecco cosa riportava il bando:</p>
<blockquote><p>Obiettivo del concorso è quello di promuovere e rendere realizzabili idee e progetti che utilizzino il Web in modo innovativo, pensando ad Internet come un sistema integrato alle tecnologie di uso quotidiano, in grado di influenzare le abitudini di vita degli individui nell’ottica del miglioramento della qualità del vivere contemporaneo.<br />
Crediamo infatti che il Web, grazie alla miniaturizzazione delle componenti tecnologiche, al continuo sviluppo di tecnologie wireless, all’abbassamento progressivo dei costi di produzione e sviluppo, avrà luoghi di fruizione sempre differenti e sarà in grado di influenzare diversi aspetti della vita quotidiana, modificando le nostre abitudini giornaliere fino ad identificare nuovi stili di vita.</p></blockquote>
<p>Ovviamente non potevo resistere a una tale occasione e ho partecipato, senza troppe aspettative, inviando due progetti: uno per la categoria &#8220;vivere la casa&#8221; e l&#8217;altro per &#8220;vivere la città&#8221;. Devo dire che sono rimasto decisamente soddisfatto quando ho scoperto che entrambi i progetti erano arrivati tra i finalisti.<br />
<span id="more-62"></span></p>
<p>Ogni tanto ripenso a quell&#8217;esperienza e mi chiedo se invece di preparare tutto in fretta e furia per non rovinare lo studio (era periodo di esami) non avessi fatto meglio a rinunciare all&#8217;esame e dedicarmi con maggiore impegno alla stesura degli stessi. In ogni caso, per non far cadere nell&#8217;oblio quella vicenda, ho deciso di rendere pubblici i due lavori da me prodotti.</p>
<p>Il primo, in gara nella sezione &#8220;vivere la casa&#8221;, si chiama <strong>Lavagna Elettronica</strong> e descrive l&#8217;idea di un monitor/computer che funge da lavagnetta elettronica sulla quale prendere appunti, come normalmente si è soliti fare su quella di casa. Nello scenario c&#8217;era anche la possibilità di installare degli schermi piatti alle pareti per visualizzare delle foto, dei quadri o dei messaggi. Pensare che proprio ora si iniziano a vedere in commercio le cornici digitali.. alla fine non ci avevo poi visto così male. ;-)<br />
Purtroppo, nonostante a mio parere nel progetto presentato ci fossero diversi elementi di innovatività (forse anche esagerati), la giuria ha deciso di non assegnare premi a questa categoria. Pazienza<br />
Il secondo, in gara nella sezione &#8220;vivere la città&#8221;, si chiama <strong>Città Digitale</strong> e descrive un sistema di torrette con all&#8217;interno dei terminali collegati in rete da installare in giro per la città. Tramite un portale cittadino si può poi accedere ad una serie di servizi utili, che vanno dai documenti dell&#8217;anagrafe all&#8217;orario di apertura dei negozi. Questo progetto ha superato la prima fase delle valutazioni, arrivando tra i finalisti della prima fase.</p>
<p>Questi i file pdf dei due progetti, pubblicati sotto liceanza creative common.</p>
<p><a title="CittaDigitale" href="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2006/12/cittadigitale-webforthefuturepdf.pdf">Città Digitale &#8211; WebForTheFuture</a><br />
<a title="LavagnaElettronica" href="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2006/12/lavagnaelettronica-webforthefuture.pdf">Lavagna Elettronica &#8211; WebForTheFuture</a></p>
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