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	<title>diploD &#187; Reggio Emilia</title>
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	<description>by Davide Del Monte</description>
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		<title>Reggio Nova: mappa la rete della conoscenza</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 22:34:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Reggio Emilia]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
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		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[ReggioNova l'ho scoperto per caso. Si presenta come un sito istituzionale, il cui obiettivo ultimo pare quasi mettere in pratica una ricerca effettuata dall'Università di Modena e Reggio Emilia sulla rete della collaborazione tra chi lavora nell'economia della cultura.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-847 aligncenter" title="network" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2009/08/network-300x202.PNG" alt="network" width="300" height="202" /></p>
<p><a title="Reggio Nova" href="http://www.reggionova.it" target="_blank">ReggioNova</a> l&#8217;ho scoperto per caso, è un sito dove i professionisti reggiani possono registrarsi e segnalare la propria rete di conoscenze. Un altro pallosissimo <strong>social network</strong> in miniatura? Non proprio.. Si presenta come un sito istituzionale, il cui obiettivo ultimo pare quasi mettere in pratica una ricerca effettuata dall&#8217;Università di Modena e Reggio Emilia sulla rete della collaborazione tra chi lavora nell&#8217;<em>economia della cultura</em>. Mi pare giusto spendere due righe per segnalarlo.</p>
<p>Il progetto viene presentato così:</p>
<blockquote><p><strong>Ecco il network di chi lavora nell&#8217;economia della cultura a Reggio Emilia.</strong> Un settore che determina valore aggiunto, crea occupazione, contribuisce a costruire la dimensione simbolica dei prodotti e dei servizi.     <strong>Il  network è fondamentale per aumentare il tasso di innovazione di un territorio.</strong> Grazie alle connessioni anche una città di medie dimensioni può aspirare a diventare un centro di grande eccellenza. Per questo i creativi di Reggio Emilia sono stati intervistati e mappati, all’interno della ricerca “Reggio Emilia Città Creativa”, condotta dall’Università di Modena e Reggio Emilia e commissionata dal Comune di Reggio Emilia e dalla Camera di Commercio. Ed è stato mappato anche il loro network, perché dalla ricerca è emersa la necessità di sviluppare connessioni e di aumentare la visibilità. Questa piattaforma è nata proprio per incentivare le collaborazioni e lo scambio di idee: può essere utile a chi vuole conoscere le eccellenze reggiane o al professionista della creatività, che può iscriversi e usufruire dei servizi disponibili.   <strong>Questo è il primo tassello del progetto Reggionova conoscenze in azione</strong>, con cui Reggio Emilia si candida a diventare un centro di eccellenza nei suoi settori di punta: educazione,  ricerca scientifica e sanitaria, meccatronica, efficienza energetica, sostenibilità delle costruzioni, energie rinnovabili, economia della creatività e new media. I centri di ricerca già attivi rappresentano un sistema strategico per la città, fatto non soltanto di competenze specifiche, ma di risorse e conoscenze trasversali in ogni ambito di sperimentazione.</p>
<p><strong>La capacità di competere si misura sempre più sulla possibilità di eccellere in termini di conoscenza, creatività e innovazione. Se saremo capaci di costruire un network fluido e vivace, l’ambizione potrà diventare realtà</strong>.</p></blockquote>
<p>Ebbene, reggiano o no.. perchè non farci un giro? C&#8217;era un motto, se non ricordo male.. <a title="LinkedIn" href="http://www.linkedin.com/" target="_blank">relationships matter</a>!</p>
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		<title>Meta System e Cisco: odore di innovazione in salsa VoIP</title>
		<link>http://www.diplod.it/2008/09/01/meta-system-cisco-innovazione-in-voip/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 09:33:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ICT]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Emilia]]></category>
		<category><![CDATA[Telefonia e VoIP]]></category>
		<category><![CDATA[cisco]]></category>
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		<category><![CDATA[VoIP]]></category>

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		<description><![CDATA[Meta System adotta Cisco Unified Communication come sistema per le comunicazioni interne, convogliando traffico voce e dati su un'unica rete. La diffusione del VoIP nelle aziende italiane e USA.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-646" title="cavi" src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2008/09/cavi.png" alt="" width="410" height="170" /></p>
<p>E&#8217; leggendo certe notizie dal sito Cisco che poi ci si fa belli. Pare che dalle parti di MetaSystem, azienda reggiana il cui business principale è l&#8217;elettronica applicata ai sistemi di sicurezza, stiano sperimentando i vantaggi del <strong>VoIP</strong>. <a title="Cisco Unified Communication in Meta System" href="http://www.cisco.com/web/IT/local_offices/case_history/metasystem.pdf" target="_blank">La notizia in questione è raggiungibile qui</a>.</p>
<p>Al di là della connotazione pubblicitaria, vorrei riprendere alcune questioni per fare una breve riflessione:</p>
<p><span id="more-644"></span></p>
<blockquote><p>Il destino dei centralini tradizionali PABX è diventare oggetti di antiquariato, per le aziende strutturate in sede e filiali sul territorio. I benefici garantiti dalla tecnologia innovativa che si sta diffondendo come standard &#8211; l’Unified Communications, ovvero <strong>dati, voce e video in un’unica infrastruttura di rete IP</strong> &#8211; non fa certo rimpiangere la difficoltà di gestione, le limitate funzionalità e, soprattutto, i costi di una rete telefonica a sé stante. [..]<br />
L’orientamento all’innovazione tecnologica insito nella mission stessa di MetaSystem, e la struttura complessa del Gruppo, hanno costituito la base per un fondamentale passo in avanti in ambito ICT. Corrado Azzaloni, Responsabile Sistemi Informativi, individua sfide, obiettivi e fasi del progetto che ha avuto co-protagonisti Cisco e il partner Xanten. “MetaSystem è composta da <strong>diverse sedi</strong>, le cui infrastrutture telefoniche originariamente erano di tipo tradizionale e basate su un centralino PABX. Con il tempo, le diverse sedi sono state interconnesse anche per il traffico dati e ciò stava generando una gestione complessa e articolata dell’<strong>architettura IT</strong>, che comprendeva una rete in fibra ottica tra i quattro poli all’interno dello stesso distretto telefonico di Reggio Emilia.&#8221; [..] “La <strong>prima implementazione pilota</strong> ha richiesto due settimane di intervento”, continua Azzaloni. “Successivamente, in un mese anche la sede di Reggio Emilia è stata interconnessa nel nuovo sistema, <strong>prima in parallelo e poi, pian piano, in sostituzione</strong>. Su ogni sede sono stati implementati i Voice Gateway, a garanzia di servizio anche in assenza di collegamento di rete geografico, con l’obiettivo di fornire una soluzione di disaster recovery”. Al primo CallManager ne è stato aggiunto un secondo, mentre la rete si è arricchita della <strong>componente Wi-Fi</strong> con l’installazione di Access Point Cisco, per permettere la continuità operativa del personale che si sposta costantemente da una sede all’altra del network. “In questo modo gli operatori sono sempre raggiungibili ovunque all’interno delle sedi e possono mantenere lo stesso numero di interno indipendentemente dalla loro ubicazione”.</p></blockquote>
<p>Ormai la tecnologia VoIP in ambito aziendale è consolidata, i vantaggi non riguardano solamente i costi, ma l&#8217;opportunità di creare un ambiente in qualche modo slegato dal vecchio concetto di fonia.</p>
<p>Ciò che mi sembra imprescindibile però nella attuali condizioni è la <strong>possibilità di testare in parallelo un nuovo sistema</strong>. E&#8217; lo stesso concetto che si ritrova nei software: se prima si cambiava perchè qualcuno proponeva una licenza meno onerosa o funzionalità migliori, ora si cambia solo se questo qualcuno è in grado di &#8220;far andare&#8221; il proprio prodotto in parallelo a quelli già esistenti, per dimostrarne il reale valore.</p>
<p>Nessuno vuole restare un mese senza telefono, tantomeno una azienda.</p>
<p>Ma non è solo a Reggio Emilia che si è diffusa la tecnologia <a title="Cisco Unified Communications" href="http://www.cisco.com/web/IT/solutions/ent/tecnologie/unifiedcom/unifiedcom_home.html">Cisco Unified Communications</a>, la <a title="casi italiani - cisco unified communications" href="http://www.cisco.com/web/IT/local_offices/case_history/case_ipcomm_home.html" target="_blank">lista dei casi italiani</a> è tanto lunga quanto variegata. Indubbiamente le soluzioni di Cisco richiedo investimenti maggiori, che non tutti possono permettersi, ma <strong>quante aziende in Italia hanno capito le potenzialità del VoIP e dell&#8217;IM (Istant Messaging)?</strong></p>
<p>La risposta <a title="aziende italiane e VoIP" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/06/voip-bocconi.shtml?uuid=869f881e-3d21-11dd-bc5b-00000e251029&amp;DocRulesView=Libero">ce la offre il Sole 24 Ore</a>, che riporta una ricerca condotta dall&#8217;Università Bocconi:siamo <strong>attorno al 17%</strong>.</p>
<blockquote><p>Quasi due quinti del traffico telefonico prodotto dalle imprese made in Italy corre su sistemi di comunicazione voce via Internet, la cosiddetta Voice over Internet Protocol (VoIP) e il personale delle aziende ne fa un uso frequente nell&#8217;arco della giornata lavorativa. Per lo più si ricorre a questo canale innovativo per comunicare, ma l&#8217;utilizzo è percepito positivamente a livello di efficacia e gli utenti sono per la maggioranza propensi a esplorare nuove funzionalità del VoIP. E&#8217; quanto emerge dalla ricerca condotta dall&#8217;Università Bocconi, in collaborazione con Italtel e Cisco Italia.</p></blockquote>
<p>C&#8217;è un dato di fatto, che dovrebbe far riflettere: la maggior parte delle aziende che scelgono la strada del VoIP non lo fanno solamente perchè si attendono una riduzione dei costi immediata (obiettivo di breve periodo) ma anche perchè prevedono di attuare in futuro &#8220;<strong>innovazioni organizzative abilitate da un nuovo modo di comunicare</strong>&#8220;.</p>
<p>Notizie incoraggianti. Anche se le cose oltre oceano <a title="State of Enterprise VoIP 2008" href="http://www.voip-news.com/feature/state-enterprise-voip-2008-041808/" target="_blank">vanno diversamente</a> (Infonetics Research, Luglio 2008): le stesse percentuali nostrane le avevano raggiunte già nel 2005, quando il 36 % delle grosse aziende avevano adottato il VoIP, il 23 % delle medie e il 14 % delle piccole imprese. Mentre entro il 2010 si prevede che saranno circa due terzi le aziende USA che si doteranno di tecnologie VoIP.</p>
<p>Ovviamente sarebbe interessante leggere i <a title="Forrester - enterprise VoIP in Europe" href="http://www.forrester.com/Research/Document/Excerpt/0,7211,43073,00.html" target="_blank">report di Forrester</a> per sapere come vanno le cose in Europa, ma  279$ a fondo perduto non me li posso permettere. :)</p>
<p><strong>E nel tuo ufficio che telefono hai?</strong></p>
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		<title>Reggio Emilia</title>
		<link>http://www.diplod.it/2007/12/11/reggio-emilia/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2007 01:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fuori Tema]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Emilia]]></category>

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		<description><![CDATA[Solo un minuto e proverò a scordarmi di te Solo un minuto dai, sarà facile E farò finta di non crescere Solo un minuto e sarà il panico Forse in qualche modo capirò Che senza te qui tutto è piccolo Il tuo frustrarmi è sale Il tuo confordermi fa male Mi fermo e non vedo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Solo un minuto e proverò a scordarmi di te<br />
Solo un minuto dai, sarà facile<br />
E farò finta di non crescere<br />
Solo un minuto e sarà il panico<br />
Forse in qualche modo capirò<br />
Che senza te qui tutto è piccolo<br />
Il tuo frustrarmi è sale<br />
Il tuo confordermi fa male<br />
Mi fermo e non vedo uno scorcio di te</p>
<p>Ora l&#8217;Inferno<br />
Non trovo contatti<br />
Bevo tra i lamenti<br />
Degli Insoddisfatti<br />
Poi continuamente<br />
Al Pianeta del Niente<br />
Quanti bei discorsi strafatti</p>
<p>Solo un bicchiere basterà per fingere<br />
Alterazioni ormai oltre il limite<br />
Quando tutto sembra avere il via da qui<br />
Da questi stupidi boccali<br />
Un altro giro, giro a vuoto e sono vigile<br />
Fragile vivere per distruggere<br />
Il tuo frustrarmi è sale<br />
Il tuo confordermi fa male<br />
Mi fermo e non vedo uno scorcio di te</p>
<p>Ora l&#8217;Inferno<br />
Non trovo contatti<br />
Bevo tra i lamenti<br />
Degli Insoddisfatti<br />
Poi continuamente<br />
Al Pianeta del Niente<br />
Quanti bei discorsi strafatti</p>
<p>[Dimensione Zero, quel simpatico gruppetto in cui suono.. - 2007 - testo della canzone "Reggio Emilia"]</p>
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		<title>One Laptop per Child e innovazione secondo Negroponte</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Oct 2007 12:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Come previsto, sono andato all&#8217;incontro con Nicholas Negroponte organizzato dal Comune di Reggio Emilia, industriali reggiani e Università di Modena e Reggio Emilia. In una affollatissima aula magna, si è parlato di innovazione, ma soprattutto del progetto One Laptop per Child che Negroponte sta portando a compimento, la data di lancio dovrebbe essere il prossimo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/10/olpc.JPG" alt="OLPC - Unimore" /></p>
<p><a title="Negroponte a reggio emilia" href="http://www.diplod.it/2007/10/25/open-innovation-e-negroponte-a-reggio-emilia/" target="_blank">Come previsto</a>, sono andato all&#8217;incontro con <a title="Nicholas Negroponte" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicholas_Negroponte" target="_blank">Nicholas Negroponte</a> organizzato dal <a title="Reggio Emilia" href="http://www.comune.re.it/" target="_blank">Comune di Reggio Emilia</a>, <a title="Industriali Reggiani" href="http://www.assindustria.re.it/" target="_blank">industriali reggiani</a> e <a title="Unimore" href="http://www.unimore.it/" target="_blank">Università di Modena e Reggio Emilia</a>.<br />
In una affollatissima aula magna, si è parlato di innovazione, ma soprattutto del progetto <a title="Progetto One Laptop per Child" href="http://www.laptop.org/it/index.shtml" target="_blank">One Laptop per Child</a> che Negroponte sta portando a compimento, la data di lancio dovrebbe essere il prossimo 12 Novembre.</p>
<p>Cos&#8217;è questo laptop? E&#8217; un computer portatile a basso costo, attualmente attorno ai 130 euro. Grazie ad economie di scala (1milione di pezzi prodotti ogni mese) e a soluzioni tecnologiche in grado di contenere i costi dovrebbe arrivare, nelle intenzioni del suo ideatore, a costare circa 100 dollari. Lo vedete nella foto mentre sullo schermo appare il portale di accesso alla rete wireless dell&#8217;università reggiana. Visto da vicino sembra proprio un prodotto riuscito.</p>
<p><span id="more-406"></span></p>
<blockquote><p>La risorsa naturale più preziosa per ogni nazione sono i suoi bambini. Crediamo che le nazioni che vogliono emergere devono far leva sulle innate capacità dei bambini di imparare, dividere e creare da sole. La nostra risposta a questa sfida è il laptop XO, un portatile adatto per i bambini e disegnato per &#8220;imparare a imparare.</p>
<p>L&#8217;XO incorpora le teorie costruzionistiche sviluppate per prime dal professore del MIT Media Lab Seymour Paper negli anni sessanta, più tardi rielaborate da Alan Kay e complementate da principi articolati da Nicholas Negroponte nel suo libro, <em>Essere Digitale</em>.</p>
<p>Il costruzionismo, estensivamente provato sul campo e validato da alcuni esperimenti nelle regioni più remote, enfatizza quello che Papert chiama &#8220;imparare a imparare&#8221; quale fondamentale esperienza educativa. Un computer catalizza l&#8217;&#8221;imparare a imparare&#8221; permettendo ai bambini di &#8220;pensare al pensiero&#8221; in una maniera altrimenti impossibile. L&#8217;utilizzo dell&#8217;XO, sia come finestra sul loro mondo che come strumento programmabile per esplorarlo, permette ai bambini delle nazioni emergenti di accedere al sapere quasi illimitato di internet e al pari passo di esercitare la risoluzione di problemi in maniera creativa.</p>
<p>OLPC non è, a memoria, un programma tecnologico, né XO è un prodotto nel senso convenzionale della parola. OLPC è un&#8217;organizzazione senza scopo di lucro che cerca di dare ai bambini anche nelle regioni più lontane del pianeta l&#8217;opportunità di sfruttare il potenziale che è in loro, di essere esposti a un intero mondo di idee e di contribuire ad una comunità mondiale più sana e produttiva.</p></blockquote>
<p>Negroponte ha parlato per buona parte di questo progetto, ha evidenziato qualche particolare tecnico del computerino portatile. Resistenza agli urti, prestazioni modeste, basso consumo energetico, ricarica delle batterie senza necessità di energia elettrica, configurazione di rete mesh wireless (ovvero ogni terminale funziona sia da ricevente che da trasmettitore, non serve un hotspot), sistema operativo linux (quindi piena libertà di modifica del software) e soprattutto un tasto apposito che in qualsiasi momento permette <span style="text-decoration: line-through;">all&#8217;utente</span> al bambino di visionare il codice sorgente.</p>
<p>La presentazione è iniziata con una semplice constatazione. Un bambino che programma un pc affinchè questo disegni un cerchio, scrive codice e lo &#8220;fa girare&#8221;. Il 90% delle volte non funziona al primo colpo, ecco quindi che bisogna procedere al debug; ovvero ripercorrere il proprio lavoro e scoprire gli <strong>errori commessi</strong> fino al <strong>raggiungimento del risultato</strong>. Si è visto come i bambini che avevano assimilato questo <strong>processo educativo</strong> fossero poi più interessati ai propri errori piuttosto che al voto. Niente di più positivo.</p>
<p>Un computer può stimolare la creatività infantile? Certo, basta utilizzarlo correttamente.. o forse servirebbe proprio un computer pensato per i bambini. Guardare la foto di <a title="Galadima School - Nigeria" href="http://wiki.laptop.org/go/Galadima" target="_blank">questa classe in Nigeria</a>, in una scuola elementare dove manca acqua ed energia, fa un certo effetto. Verrebbe quasi da chiedersi come mai in una scuola italiana questa scena non sia replicabile.. Forse questi laptop sarebbero utili anche in contesti sviluppati e non solo nel cosiddetto terzo mondo. Giustamente un ragazzo del pubblico lo ha fatto notare.</p>
<p><img src="http://www.diplod.it/wp-content/uploads/2007/10/laptop-galadima.jpg" alt="OLPC - Galadima" /></p>
<p>Era presente in sala anche <strong>Romano Prodi</strong>, nel suo breve intervento ha detto che l&#8217;Italia si è impegnata nel progetto per acquistare questi portatili e donarli a bambini etiopi. Perchè l&#8217;<strong>Etiopia</strong>? Semplicemente perchè l&#8217;Italia ha un conto aperto con la storia.</p>
<p>Reggio Emilia è una città che ha investito molto sulla creatività infantile, è famosa in tutto il mondo per i suoi asili, basti pensare a <a title="Reggio Children" href="http://zerosei.comune.re.it/italiano/reggiochildren.htm" target="_blank">Reggio Children</a>. Ma stiamo investendo altrettanto per la creatività giovanile? Quando parlo di creatività giovanile non mi riferisco ai murales o ai gruppi musicali di base, bensì al <strong>ruolo che viene riconosciuto ai giovani</strong> universitari e lavoratori.<br />
Negroponte ha evidenziato questa tendenza tutta europea, a suo parere, del non prestare attenzione alla <strong>creatività giovanile</strong>. Creatività intesa nel suo significato aulico e non come semplice forma espressiva. Nel <a title="Media Lab MIT" href="http://www.media.mit.edu/" target="_blank">Media Lab del MIT</a> di Boston lavorano oggi tante persone (circa 500, se non ricordo male) ma solo una piccola parte sono professori accademici. Vi sono perlopiù ricercatori e studenti provenienti dalle più svariate discipline e con differenti background culturali. Negroponte ha insistito molto sul discorso della diversità. <strong>La diversità sta alla base dell&#8217;innovazione</strong>. La commistione di culture, di modi di pensare diversi tra loro, di persone che hanno sostenuto studi disparati, non può che giovare al <strong>concepimento di nuove idee</strong>. Certo è che nel contesto italiano questo modo di pensare risulta difficile da applicare, quando si vive col terrore dell&#8217;immigrazione e con la propensione al chiudersi in casa.</p>
<p>Emblematico è stato un passaggio in cui Negroponte non si è dichiarato americano piuttosto che europeo (i suoi genitori sono di origine greca), ma cittadino del mondo. Utopie d&#8217;altri tempi? Non credo, viviamo in un&#8217;epoca in cui non ha senso misurare la competizione in termini di Emilia Romagna contro Lombardia. Dovremmo e dobbiamo confrontarci in un&#8217;ottica globale, volenti o nolenti.<br />
E all&#8217;ultima domanda se anche una città come Reggio Emilia possa essere competitiva nel mercato globale Negroponte ha risposto affermativamente. Non è necessario essere una grande metropoli, ma essere <strong>wired</strong>: cioè <strong>connessi</strong>. Le opportunità di una grande città possono essere replicate in piccola scala se si ha attenzione e si aprono bene gli occhi sul mondo.</p>
<p>Poi però siamo tornati coi piedi per terra quando il moderatore del dibattito ha annunciato l&#8217;ultimissima domanda concessa a suo nipote (con sacrosanta incavolatura del diretto interessato). Domando peraltro azzeccata: quanto è americano questo progetto? Il prodotto in sè solo al 5%, il <strong>coraggio</strong> e la <strong>spinta innovativa</strong> sono invece in buona parte statunitensi.</p>
<p>Viene da chiedersi se un computer così non sia più necessario ai bambini dei paesi sviluppati (esiste infatti la <a title="OLPT - Get 1 Give 1" href="http://www.laptopgiving.org/" target="_blank">formula get one-give one</a>), se invece per loro non servano maggiormente cibo e medicine. Ma gli scettici, si sà, sono ovunque; daltronde in quanti ritenevano necessario il web agli esordi?</p>
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