Ma tu hai il CED o l’ICT?

Pubblicato da Davide, Aggiornato domenica 8 novembre 2009 9 Commenti »

Questo articolo e' stato scritto piu' di 6 mesi fa.. In teoria non cambia nulla, sed panta rei: se trovi link o informazioni datate segnalalo pure. :)

Può sembrare una domanda banale.. ma sotto nasconde la visione che l’azienda ha maturato rispetto all’impiego delle tecnologie IT.

Il CED lo conoscono tutti: Centro Elaborazione Dati. L’acronimo ICT che è? Information Communication Technology. Quando devi spiegare chi sei e dove lavori, lo nomini e magari qualcuno ti guarda storto.. qualche secondo di attesa, capisci, esclami “CED!”. “Ah.. al CED! Mamma mia..”.
Vi sono aziende che hanno la consapevolezza tale per sfruttare l’ICT come traino all’innovazione. Che investono in tecnologie informatiche proprio come si fa con la ricerca, che testano, sperimentano, abbandonano o si aprono alle tecnologie SOA. Altre che invece faticano a comprendere, tutto ciò che sta sotto a quel centro di costo è solo un costo, nulla più, e come tale va mantenuto basso. La differenza tra costo e investimento è enorme, proprio come quella tra CED e ICT.
Non vorrei banalizzare, non è sempre così, spesso magari è colpa solamente di un rettaggio tutto italiano: di quella cultura che vorrebbe il dialetto nelle scuole al posto dell’inglese. Però il dubbio resta.

Di certo l’Italia non brilla per gli investimenti in ICT, riporto un estratto dell’analisi svolta dall’Osservatorio SMAU – School of Management di Milano, condotta su circa 1200 imprese, con un numero di addetti compreso tra 1 e 500.

L’Osservatorio SMAU – School of Management di Milano ha realizzato, nel corso del 2009, una ricerca nazionale in collaborazione con SMAU, finalizzata a “radiografare” lo stato di utilizzo delle ICT da parte delle imprese locali, in particolare di piccole e medie dimensioni.
Sono state quindi analizzate circa 1.200 imprese, con un numero di addetti compreso tra 1 e 500, con l’obiettivo di misurare il livello di evoluzione nell’utilizzo delle ICT – sintetizzato nel concetto di Maturità ICT – da parte delle piccole e medie imprese italiane, in termini sia di infrastruttura (Maturità infrastrutturale) che di patrimonio applicativo (Maturità applicativa). Un’impresa matura dal punto di vista ICT dispone di un’infrastruttura completa e affidabile, predisposta all’evoluzione, e di un patrimonio applicativo in grado di supportare tutti i principali processi aziendali in modo integrato.
Rispetto alla precedente ricerca dell’Osservatorio, realizzata nel 2007, negli ultimi due anni si è assistito a un aumento del livello di Maturità ICT delle PMI italiane: in particolare, le imprese “Lungimiranti”, che stanno utilizzando in modo “evoluto” sia l’infrastruttura ICT che il parco applicativo, sono passate dal 12% al 17%, mentre si è ridotta la percentuale di imprese “Immature”, in cui il supporto informatico è ridotto alle attività essenziali e in alcuni casi completamente assente, passando dal 42% al 34%. E’ il segnale che, in media, la sensibilità delle PMI italiane rispetto all’utilizzo delle ICT è cresciuto negli ultimi anni.
Vediamo, più nel dettaglio, il livello di evoluzione nell’utilizzo delle ICT da parte delle PMI di alcune delle regioni italiane intressate dall’analisi.
La Lombardia è la regione con la maggiore presenza di imprese “Lungimiranti”, con una percentuale pari al 30%, e in cui è più elevata la spesa IT per addetto, pari a circa 1.100 Euro.
Il Veneto presenta una percentuale di imprese “Lungimiranti” pari 22% mentre solo solo un’impresa su 5 è “Immatura”.
In Emilia-Romagna circa il 20% delle imprese utilizza le ICT in modo evoluto, a fronte di una spesa IT per addetto pari a circa 1.000 Euro.
Infine, la Puglia è caratterizzata da una certa presenza di imprese “Immature” (52%), mentre solo il 12% delle PMI utilizza le ICT in modo evoluto. Anche la spesa IT per addetto, pari in media a 460 Euro, mette in evidenza il distacco ancora rilevante rispetto alle regioni settentrionali.
Nonostante l’aumento del livello di Maturità ICT, gli effetti della crisi, si sono fatti sentire: nel corso del 2009, solo il 38% delle PMI analizzate ha dichiarato l’intenzione di sviluppare progetti ICT “rilevanti” nel corso del 2010, una percentuale che due anni fa superava il 50%.
Se guardiamo alle tipologie di progetti ICT che le PMI italiane hanno intenzione di realizzare nel corso del prossimo anno, dall’analisi sono emersi tre ambiti principali:

  • la sostituzione del sistema gestionale – o almeno di una sua parte – che, per la maggior parte delle PMI, continua a rappresentare l’applicazione più rilevante a supporto del proprio business;
  • l’introduzione di applicazioni per la dematerializzazione e la conservazione sostitutiva dei documenti, sulla spinta delle recenti normative relative alla fatturazione verso la Pubblica amministrazione;
  • l’adozione di sistemi di comunicazione “avanzati”, con l’obiettivo principale di ridurre le spese di comunicazione e di gestione dell’infrastruttura di comunicazione.

[Raffaello Balocco, Andrea Rangone - Politecnico di Milano]

Quindi in Italia si spende ancora poco in ICT? Pare.. di certo la crisi non ha fatto bene. Mi hanno però stupito le parole di Angelucci, presidente Assinform, che in occasione della presentazione dei dati riguardanti il mercato ICT italiano dichiara:

Dobbiamo essere consapevoli che dietro questi dati vi è la crisi di un settore come l’IT, che con le sue 97.000 imprese e 390.000 addetti, costituisce una delle più rilevanti realtà industriali del Paese e uno dei primi settori dell’Information Technology in Europa. Quarto per produzione di valore aggiunto, pari al 2,8% del Pil, è il settore economico che, in Italia, vanta il primato di occupati laureati: pari al 30% dei suoi addetti, presentando il più elevato rapporto capitale umano per unità prodotto. Questi numeri rivelano che esiste un made in Italy tecnologico, con un rilevante peso economico e culturale nel Paese, al quale, tuttavia, non corrisponde altrettanto peso politico. Ma l’IT che licenzia significa perdita di cervelli e di alte professionalità; il taglio di spese e investimenti in tecnologie informatiche significa arretramento nel processo di modernizzazione, abbassamento delle capacità competitive e di reazione dell’intera economia. Perciò, considerata l’estrema pervasività delle tecnologie informatiche, l’impatto della crisi che investe l’Information Technology va valutato ben al di là dei perimetri del settore, come un impoverimento qualitativo dell’intero Paese

Quarti in Europa? Umh.. Quindi, forse, qualche speranza c’è. Sono ottimista!

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