Wikinomics: modelli di business nell’era della collaborazione

Pubblicato da Davide, Aggiornato giovedì 14 giugno 2007 5 Commenti »

Questo articolo e' stato scritto piu' di 6 mesi fa.. In teoria non cambia nulla, sed panta rei: se trovi link o informazioni datate segnalalo pure. :)

wikinomicsHo iniziato da qualche giorno la lettura del libro Wikinomics di Don Tapscott e Anthony D. Williams. Il sottotitolo recita: How mass collaboration changes everything (Come la collaborazione di massa cambia qualsiasi cosa). Il libro tratta di come grandi e piccole aziende possano interfacciarsi con le masse per ottenere benefici e informazioni.
Leggo questo testo con un approccio da studente curioso, vengono infatti descritti moltissimi esempi. Aziende come Procter & Gamble, Goldcorp, IBM hanno in qualche modo cambiato il loro modus operandi per interrogare le masse. Altre, come YouTube o MySpace, sono diventate famose in tutto il mondo partendo da zero.Provo sempre un certa dose di fascino e diffidenza quando leggo queste “storie”, così ho acquistato il libro con la speranza di imparare qualcosa di più.

Dalla prime pagine non posso certo dichiararmi deluso dell’acquisto. Ho scoperto che esistono realtà come Innocentive, dove le aziende pongono problemi di R&S e la comunità scientifica tenta di risolverli ottenendo premi.
Ma andiamo con ordine.

IL LIBRO
Non è un libro comune. E’ la sintesi derivante da diversi studi guidati da Don Tapscott e commissionati da un nutrito gruppo di aziende (per un costo totale di 9 milioni di dollari). Il testo non si chiude con le pagine cartacee, ma continua sul web dove i lettori possono continuare a scrivere capitoli su un wiki comune: il playbook.
Per la cronaca: il wiki è gestito da una società californiana che offre servizi 2.0 alle aziende, Solcialtext.

GLI AUTORI

Don Tapscott è amministratore delegato di New Paradigm, una società di consulenza che ha fondato nel 1992. Insegna alla Rotman School of Management all’Università di Toronto (date un occhio al sito della facoltà e capirete tante cose.. ditemi quale università italiana dà così importanza agli studenti?).
Anthony Williams è direttore della ricerca alla New Paradigm. Ha insegnato alla London School of Economics, dove tiene un master sulla ricerca.

LA PRIMA IMPRESSIONE
Il libro si apre presentando il caso Goldcorp. Goldcorp è un’azienda canadese che opera nel campo dell’estrazione mineraria di oro. Qualche anno fa lanciò una competizione rivolta ai ricercatori di tutto il mondo, decise di rendere pubblici i propri dati geologici per capire dove si poteva sviluppare la ricerca mineraria. Questi dati, per un’azienda che opera nel settore, sono dati sensibili al pari del codice sorgente per una casa di software.
L’iniziativa però ha riscosso grande successo, le informazioni più interessanti provenienti dai partecipanti erano ricompensate con premi per un totale di 575 mila dollari. Fu stimato che il processo collaborativo fece risparmiare all’azienda due o tre anni di ricerche.

Goldcorp Challenge

Crowdsourcing? In questo caso è qualcosa di più. Non si chiede alla folla di ricopiare libri o mettere a disposizione il proprio computer a fini benefici (la questione meriterebbe un articolo a parte), ma si coinvolge la comunità scientifica e gli appassionati di tutto il mondo in un processo di ricerca e sviluppo, affiancandoli al proprio gruppo interno.

E’ il concetto di InnoCentive, un sito dove le aziende ripongono domande e ricercatori o appassionati rispondono, guadagnando premi e stima. Il processo è semplice: le compagnie contattano InnoCentive e pubblicano le domande per istituire competizioni di R&S. Gli scienziati si registrano al sito e inviano le soluzioni on-line. Le compagnie così valutano le migliori proposte e gli autori di queste vengono ricompensati.

innocentive

Non sapevo dell’esistenza di questo servizio e sono rimasto di stucco quando ho appreso dal libro che Procter&Gamble utilizza in modo continuativo il sistema, circa il 50% dei nuovi prodotti e delle nuove idee proviene dall’esterno dell’azienda, nonostante i 7500 ricercatori interni.

Ho fatto qualche ricerca per capirne di più, il succo della questione credo si possa riassumere bene con le parole di un articolo di Wired Magazine che ho trovato tradotto su Enel Magazine:

Gli esperti esterni non sono come ve li aspettereste. Molti lo fanno per hobby, e questo non dovrebbe sorprendere, spiega Kaim Lakhani, docente di tecnologia e innovazione al Mit che ha studiato a fondo InnoCentive. “La forza di un network come InnoCentive consiste proprio nella varietà di background intellettuale”, precisa. Lakhani e i tre coautori della sua ricerca hanno esaminato 166 problematiche postate su InnoCentive da 26 aziende diverse. “Abbiamo riscontrato che i casi di successo nella soluzione delle questioni aumentavano quando agli esperti mancavano competenze formali in quel settore”, continua Lakhani. Con questa affermazione, lo studioso tocca un nodo nevralgico della teoria del network, ovvero quella che il sociologo Mark Granovetter definisce “la forza dei legami deboli“, per cui le reti più efficienti sono quelle che collegano la più ampia gamma di informazioni, conoscenze ed esperienze.

Per ora non posso che essere soddisfatto dell’acquisto di questo Wikinomics, è ancora presto per consigliarne la lettura, quando lo avrò digerito tutto tornerò a scrivere su queste pagine.
Per chi fosse comunque interessato, ricordo che il libro è acquistabile su Amazon per 16 dollari (più spese di spedizione) ed è in lingua inglese.

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