Strategie di adozione ai tempi dell’enterprise 2.0

Pubblicato da Davide, giovedì 30 luglio 2009 Nessun Commento »

Questo articolo e' stato scritto piu' di 6 mesi fa.. In teoria non cambia nulla, sed panta rei: se trovi link o informazioni datate segnalalo pure. :)

L’enterprise 2.0 è qualcosa di più dei semplici strumenti, è cultura aziendale. Anche la governance ICT può seguire un metodo 2.0 e questo agire si riflette nelle modalità di adozione di una soluzione software di livello enterprise. Molto interessante, a tal proposito, è l’articolo di Infovark che espone in modo chiaro e diretto le dinamiche di diffusione di un applicativo all’interno dell’azienda.

Se prendiamo in considerazione una società con la tipica organizzazione gerarchica, la diffusione di un software ERP è per antonomasia completa, perchè imposta. Generalmente questo viene implementato in azienda per volontà del top management in collaborazione con l’unità ICT e viene per forza utilizzato da tutti, perchè quello è il luogo dove l’azienda rendiconta il proprio operato.

Un software collaborativo invece ha solitamente una genesi diversa: esso viene acquistato da un dirigente con potere di acquisto, per essere poi diffuso o imposto ai propri diretti impiegati. Questo modo di procedere non garantisce però una completa e compatta adozione, poichè altri dipendenti, che fanno riferimento a diversi dirigenti, potrebbero non essere motivati ne incentivati all’utilizzo.

In questa immagine vengono riassunti i concetti presentati nell’articolo citato in precedenza. Piuttosto significative sono le due schematizzazioni in basso: a sinistra la genesi di un sistema collaborativo imposto secondo la logica top-down, a destra quella di un sistema emergente, nato per volontà di gruppi di utenti con bisogni emergenti, secondo una logica bottom-up.

Tipicamente questi sistemi tendono ad espandersi seguendo le esigenze che di volta in volta si manifestano, la governance è molto più caotica ma la diffusione e l’utilizzo dello strumento sarà sicuramente più uniforme. Il risultato è che alcune funzionalità nascono e muoiono nel giro di pochi mesi, altre si espandono nel tempo grazie alla partecipazione degli utenti. E’ il caso tipico di una intranet aziendale nata secondo una logica 2.0.

Insomma, nel 2009 l’enterprise 2.0 non è più un tabù, invito a leggere una attenta analisi dello status quo presentata sul blog Social Enterprise da Emanuele Quintarelli, di cui riporto solo un passaggio a mio avviso molto interessante che a completamento dei discorsi sopra. Tra le cose che emergono dallo studio sull’andamento del mercato Enterprise 2.0 proveniente da Forrester vi sono queste due sopra tutte:

  • Più use cases contemporaneamente: quest’aria un pò carbonara è rafforzata dal numero di aziende che fanno contemporaneamente esperienza con più scenari di utilizzo del social software, guardando in primis al catturare e far circolare la conoscenza (51%), alle comunicazioni corporate (49%), al project management (48%), stimolare la collaborazione (39%). Data la flessibibilità, plasmabilità ed usabilità dei tool, è d’altronde immediato assecondare in corsa le richieste degli utenti e del business
  • Pochi dipendenti di fatto usano gli strumenti: in media oggi solamente 1 dipendente su 10 accede sistematicamente ai blog o wiki messi a disposizione dalla società, contro i 4 su 10 che usano il portale corporate ed i 2 su 10 che sfruttano i workspace di progetto. Anche questo dato purtroppo dovrebbe stupirci poco dato lo scarso impegno delle aziende nel coltivare le comunità interne, nel gestire il change management ed ancora prima nel co-progettare questi spazi di scambio coinvolgendo in modo centrale gli utilizzatori finali. Come mostrano altri studi, è ormai chiaro che senza questa attenzione all’adozione, introdurre strumenti sociali non è altro che una perdita di tempo e denaro.

Il dato confortante è che comunque l’Italia non è rimasta indietro, una volta tanto.

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