30 dic

Prezzi dei dischi on-line

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Pubblicato da Davide

Da qualche anno pare che i negozi che vendono musica on-line facciano affari: lo dicono tutti, giornali e riviste. Eppure io ancora mi domando come facciano a campare, o meglio: chi potrebbe mai acquistare da questi venditori?!

Io credo nell’acquisto legale della musica, forse perchè da musicista mi piace pensare che dietro a un disco non ci sia solamente una casa discografica ma anche un artista. Fatto sta che ci sono due grandi problemi nell’acquistare on line. I negozi si dividono in due categorie: quelli che vendono files a prezzi onesti e quelli che vendono i dischi a prezzi disonesti.
Il problema dei negozi che vendono files da scaricare è che questi sono praticamente inutillizabili: se compro una canzone poi vorrei riprodurla e masterizzare dove mi pare e come mi pare, con il mio lettore audio preferito, cosa che invece non posso fare a causa delle innumerevoli limitazioni che vengono applicate al file.
vendita cdIl problema dei negozi che vendono dischi è che praticano dei prezzi assolutamente fuori mercato. Come esempio riporto il MusicStore di rockol.it; il prezzo del nuovo cd dei Foo-Fighters è scontato da 22 a 18 euro. Insomma, si può fare di meglio ma almeno lo sconto c’è. Poi guardi le spese di spedizione e ti accorgi che ammontano a ben 5,16 euro più iva! Per un totale di circa 24 euro! Mica male, ho comprato giusto una settimana fa lo stesso cd in una catena di grande distribuzione della mia zona (non faccio il nome tanto non è necessario) al prezzo di 16,90 euro.. Paragonati ai 24 euro del negozio sul web questo prezzo ha dell’incredibile.
Il negozio reale ha spese di gestione per l’illuminazione, il personale, le tasse sui locali, il riscaldamento e chi più ne ha più ne metta.. Il negozio virtuale ha come unica spesa quella di gestione del sito web (dominio e server) e nulla più: come mai pratica dei prezzi più alti del negozio reale?! Misteri della rete..

Ma soprattutto: chi mai potrà comprare dei dischi a simili condizioni?! Morale: o i dischi costano 15-16 euro, oppure non vale la pena acquistarli.

PS: per correttezza riporto anche l’immagine che descrive le spese di spedizione, catturata dal sito in questione.. Se per caso conoscete un MusicStore on-line che pratichi prezzi onesti siete gentilmente obbligati a comunicarlo.

spese spedizione

29 dic

Google Reader: creare un postroll

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Pubblicato da Davide

Da qualche tempo Google Reader ha cambiato marcia. Ricordo ancora quando circa un anno fa iniziai ad usare il servizio per poi restarne deluso, era tutto uno scorrere di news e notizie ma non c’era quell’usabilità e semplicità di fondo che caratterizza i prodotti Google. Ora, come si legge dal blog ufficiale, Google Reader ha cambiato interfaccia: ma non solo.
E’ infatti migliorata la fruibilità generale dell’applicazione; tant’è che una volta per tutte si può migrare sul lettore di BigG, anche grazie alla comoda funzione di importazione del file OPML.
Dando per scontato che tutti sappiate cos’è un feed e un aggregatore (nel caso contrario basta una veloce ricerca su wikipedia), vorrei parlare di una caratteristica comodissima dell’aggregatore Google per creare un postroll perfetto e velocissimo. Per postroll intendo una lista di articoli letti di recente su altri blog o canali di informazione, che si desidere riportare sul proprio blog come link. Quest’usanza permette di far capire ai propri visitatori quali sono le notizie che abbiamo approfondito e dare cosi spunti di lettura differenti al proprio blog. Il blogroll è una semplice lista di nomi, che non riportano informazioni; riportare invece articoli specifici da altri blog credo sia più interessante.

L’esempio di postroll che voglio illustrare lo trovate nell’homepage di diploD, nella colonna di destra sotto al titolo “letto ultimamente…“. Semplicemente, se abbiamo un account Google e utilizziamo il lettore di feed (per ora solo in inglese), si può utilizzare la comodissima funzione “Shared items” per creare una pagina pubblica dove andranno a finire gli articoli che noi marchiamo con l’apposito tasto “share”. Verranno così prodotti in automatico una pagina dall’indirizzo statico accessibile a chiunque e un feed. A parte gli infiniti usi che si possono fare del feed, c’è poi una comodità in più.

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28 dic

Ingegneria Gestionale è una buona scelta?

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Pubblicato da Davide

Scrivo questo articolo perchè, dopo tre anni passati sui libri, sento il bisogno di dover dire la mia sulla scelta universitaria. Non sono un sociologo che studia le dinamiche del mondo del lavoro, non sono un sondaggista che ha rilevato le opinioni dei datori di lavoro e i tempi di inserimento per i neolaureati: sono semplicemente uno studente che ha terminato il percorso della laurea triennale e sta continuando a studiare per arrivare al termine dei cinque.
Questo articolo non vuole convincere nessuno a scegliere quella o quell’altra facoltà, semplicemente desidero riportare alcune considerazioni.

Partiamo dall’inizio.
Ho scelto ingegneria gestionale per due motivi: 1. ero interessato alle materie sociali e umanistiche, ma non ero convinto delle opportunità di lavoro che una facoltà come sociologia mi avrebbe offerto (anche frequentando corsi nel campo dell’economia). 2. ero e sono appassionato di informatica, vedevo il computer e internet come gli strumenti di lavoro ideali.
Sono di Reggio Emilia, proprio nella mia città esiste un corso appartenente alla Classe di Laurea MIUR 9 – Classe delle lauree in ingegneria dell’informazione. Il corso si chiama “Ingegneria dell’integrazione d’Impresa (e-business)“, è un indirizzo particolare che nel proprio manifesto degli studi prevede insegnamenti rivolti alle reti e ai moderni sistemi di comunicazione e d’integrazione tra imprese.
Poichè non ero per nulla interessato alla “bulloneria”, alla meccanica o meccatronica, decisi di immatricolarmi in questo corso, che altro non era se non una branca del corso di ingegneria gestionale.

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28 dic

Guida design web 2.0

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Pubblicato da Davide

Prendo spunto da alcuni link segnalati su edit, per richiamare l’attenzione su una guida dal titolo “Web 2.0 how-to design style guide”. E’ ovviamente in inglese, e se trovo il tempo non è detto che prima o poi la traduca.

Una guida ben fatta, che non rivela niente di nuovo, ma che spiega per punti tutte le caratteristiche di un design pulito e lineare stile web 2.0. Negli ultimi giorni sono preso da questa faccenda; non saprei ancora ben definire se questa storia del nuovo internet è una questione di marketing o se invece dietro c’è un’anima da scoprire. Fatto sta che stiamo capendo ora quanto il design debba essere pulito e colorato al tempo stesso. Forse è colpa del mio gusto per le cose belle e vivaci, ma mi sto convincendo sempre più che per guadagnarsi la benevolenza di un visitatore, oltre al contenuto, serva un aspetto elegante e composto.

Tant’è che in preda a questa ossessione da cosine inutili ho piazzato anche su questo sito alcune icone qua e là. Provengono dal set di icone liberamente utilizzabili di nDesign, uno tra i siti più di impatto che abbia mai aperto sul mio browser: fateci un giro per vedere il talento di un artista prestato al computer.

26 dic

Sviluppare idee vincenti nel web 2.0

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Pubblicato da Davide

Cosa serve per sviluppare una idea vincente sul web? La risposta più banale: una buona idea. Ho come l’impressione che al giorno d’oggi la buona idea non basti più.
Se infatti una volta era sufficiente la voglia di qualche giovane ragazzotto e un garage (ricordiamo tutti le leggende che descrivono gli esordi di aziende come Google, eBay, Apple..), ora per creare un servizio innovativo sul web servono soldi e relazioni importanti.
Ho come l’impressione che oggi sia impossibile scrivere la tesi di laurea e trovarsi improvvisamente i riflettori del mondo addosso, stile Linus Torvalds. Un po’ perchè la complessità del sistema web è aumentata esponenzialmente rispetto agli anni ’90, un po’ perchè larga parte delle buone idee è già stata messa in pratica.

Non saprei dire quante volte mi sono venute in mente idee che ritenevo quantomeno singolari, per poi scoprire che in qualche angolo della rete già esistevano. Tanto per citare le due più “carine”.

1. un portale che raccolga tutte le idee che vengono dagli utenti, di qualsiasi sorta, e le metta a disposizione di aziende, privati o gruppi autonomi con la voglia di realizzarle. Beh, anche se non proprio come lo pensavo io, questa cosa esiste ed è pure in italiano: si chiama Succo Di Melone. Anche se sarebbe interessante avere un servizio più istituzionale e più sociale, dove gli utenti possano commentare le proposte e avviare discussioni.

2. una lavagnetta elettronica. Per il mio esame di Tecnologie e Applicazioni Web avevo creato in java una sorta di lavagnetta elettronica accessibile via web dove prendere appunti stile post-it. Ho scoperto solo dopo aver dato l’esame (circa un anno e mezzo fa..) che di servizi simili ne esistevano parecchi e alcuni anche ben strutturati, con largo utilizzo di ajax.
Però ultimamente le cose stanno cambiando: c’è di mezzo questo Web 2.0, che per molti versi è solo uno slogan, una questione di marketing, ma per altri è qualcosa di più. E’ un concetto di pensare la rete, tant’è che il Time’s ci ha visto bene.. Come si legge nell’articolo di Read Write Web, la persona dell’anno sono io, siamo noi tutti, sono gli utenti. Badate bene, utenti; non utonti! Ci stiamo accorgendo che esiste un crescente numero di persone che preferisce contribuire attivamente all’espansione di notizie e contenuti sul web piuttosto che guardare passivamente la tv o leggere Novella 2000. Ecco allora il fiorire di nuove società pronte a lanciarsi sul web come YouTube (poi acquistata da Google), 30Boxes, Clipmarks, Netvibes.. Il comune denominatore di questi progetti è l’interazione con gli utenti e la condivisione della conoscenza.

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